Santi Cosma e Damiano è un piccolo comune della provincia di Latina negli ultimi giorni finito sulle prime pagine di tutti i quotidiani per il suicidio di Paolo Mendico, 14enne che si è tolto la vita perché bullizzato e ignorato dalla scuola nel silenzio delle istituzioni.
Una tragedia che si è verificata l’11 settembre scorso, ovvero la notte prima del ritorno fra i banchi di scuola. I suoi genitori, Giuseppe e Simonetta, denunciavano da tempo gli insulti ricevuti, le battute omofobe, il disagio di un adolescente che non ce la faceva più a dover sopportare tutto questo.
Una fiaccolata per Paolo tra le bacheche mortuarie marchiate dall’omofobia

La procura di Cassino ha aperto un fascicolo – senza indagati – per istigazione al suicidio, mentre sabato sera per le vie di Santi Cosma e Damiano ci sarà una fiaccolata in ricordo di Paolo, voluta dalla parrocchia. L’incontro è previsto in via Radaccio alle ore 19,30, con il corteo che partirà alle 20 e si snoderà lungo le strade del paese fino a raggiungere il santuario di Santi Cosma e Damiano. Alle 20,45, in piazza Rossi, ci sarà il saluto e il messaggio di monsignor Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta.
Eppure tra quelle stesse strade di Santi Cosma e Damiano dal mese di agosto c’è uno spazio riservato agli annunci mortuari macchiato dall’omofobia. Una persona del posto ci ha raccontato che quel “fr*cio” rosso sangue scritto a lettere cubitali campeggia su quella bacheca da oltre un mese. Nessuno ha mai ben pensato di cancellarlo. Anzi. Rivolto a chissà chi, a quale persona deceduta.
Settimana dopo settimana i manifesti mortuari sono cambiati, ne sono stati affissi di nuovi, con quel “fr*cio” sempre in bella ed evidente mostra, fino ad arrivare proprio a Paolo Mendico. L’ultimo annuncio, in basso a destra, il ricordo di un 14enne bullizzato affisso su una bacheca su cui è ben visibile, ancora oggi, un insulto omofobo. Uno sfregio ulteriore alla memoria di un adolescente a lungo vittima di odio.
Quella bacheca segnata dall’omofobia si trova su una strada in cui sono delle abitazioni ma nessuno ha mai segnalato la cosa, chiedendone la cancellazione. Persino chi è stato chiamato ad affiggere i manifesti mortuari non ha battuto ciglio, non si è reso conto della gravità del tutto, a volerci quasi ricordare come un linguaggio tanto violento sia drammaticamente diventato d’uso comune, la pseudo normalità in un Paese in cui la piaga dell’omotransfobia è tragica cronaca quotidiana, mentre al governo c’è chi continua a parlare di inesistenti ideologie gender guardando con rivendicato orgoglio alle omofobe leggi ungheresi.
