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Paolo Mendico, 15 anni li avrebbe compiuti a breve. Il giorno prima di rientrare a scuola, lo scorso 11 settembre, ha deciso di togliersi la vita, impiccandosi nella sua cameretta, a Santi Cosma e Damiano, piccola comunità in provincia di Latina. Dalla famiglia arriva ora un grido straziante e una denuncia senza mezzi termini contro il bullismo continuo subito dal ragazzo. La procura, intanto, indaga per istigazione al suicidio.

Il funerale di Paolo, suicida a 15 anni
Il funerale di Paolo, suicida a 15 anni

La storia di Paolo, suicida a 15 anni e vittima di bullismo

“Nostro figlio è stato un perseguitato, abbiamo sempre denunciato tutto alla scuola. Ma siamo rimasti inascoltati”. A dirlo, in una intervista a La Repubblica, è Simonetta La Marra, mamma di Paolo. Il desiderio della famiglia del ragazzo è che “nostro figlio non finisca nel dimenticatoio e che venga fuori la verità. Che qualcuno ci spieghi cosa è successo e abbia il coraggio di denunciare”.

Paolo doveva iniziare il secondo anno dell‘Istituto Tecnico Informatico Pacinotti di Fondi, ma invece la sua giovane vita si è interrotta in maniera drammatica. Da anni, stando al racconto della famiglia, era vittima di bullismo da parte dei compagni, e forse non solo. Nessuno, però, avrebbe fatto nulla per evitare la tragedia.

“Era diverso dagli altri”: chi era Paolo

Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come "femminuccia". Foto di Repubblica
Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come “femminuccia”. Foto di Repubblica

Paolo, secondo quanto riferisce la madre, era “diverso dagli altri” e proprio per questo veniva preso di mira. “Amava la musica, andare a pescare con il padre, cucinare, aiutava in casa”, racconta Simonetta. Tuttavia, alcune caratteristiche del ragazzo scatenavano le prese in giro dei compagni. Paolo portava i capelli biondi molto lunghi, e subito dopo i primi giorni di scuola superiore i ragazzi cominciarono a chiamarlo Paoletta, Femminuccia, Nino D’Angelo

“Lo aspettavano in bagno, prima era uno, poi sono diventati di più. Ci siamo rivolti subito alla scuola, ci hanno assicurato che l’avrebbero aiutato. Ma tutto è finito solo dopo che Paolo ha deciso di tagliarsi i capelli”, racconta la madre.

Altri soprannomi ironici come Piccolo Principe nascevano dalle abitudini del ragazzo, che “ogni mattina non usciva di casa se non aveva fatto la doccia”. Paolo, inoltre, prendeva spesso le difese dei più deboli, motivo per cui veniva chiamato spione dai compagni.

Chi conosceva Paolo lo ricorda come un ragazzo educato, silenzioso, rispettoso e appassionato di musica (suonava il basso e la batteria, ndr.): “Paoletto, così lo chiamavano gli amici con cui andava a pesca, rispettava tutti, era educato, sorridente e non sopportava nemmeno le parolacce. Per questo suo modo di essere veniva deriso”, racconta ancora la famiglia.

Ma proprio per la sua sensibilità e gentilezza, Paolo è stato spesso preso di mira dai coetanei. “Nostro figlio era un bravo studente, gentile e generoso. Merita giustizia”, dice la madre.

I precedenti

Paolo, suicida a 15 anni

Non era la prima volta che Paolo subiva atti di bullismo. La madre ricorda episodi risalenti alla quinta elementare, quando la famiglia presentò una denuncia ai carabinieri dopo che un compagno si presentò in classe con un coltello di plastica minacciando di volerlo uccidere. “Una maestra, anziché prendere il controllo della situazione, incitava gli alunni dicendo: “Rissa, rissa”. Questa denuncia è stata poi archiviata”, racconta Simonetta La Marra.

“È tutto nero su bianco”, conferma il papà Giuseppe al Corriere della Sera. Secondo la famiglia, Paolo era vittima di un bullismo continuo, sia psicologico che fisico. “Derisioni, spintoni, umiliazioni. Lo prendevano in giro per la statura mingherlina, perché era troppo sensibile. Persino i capelli lunghi erano un motivo di scherno: “sembri Nino D’Angelo” oppure lo chiamavano “femminella” o “Paoletta””, ribadisce il padre.

La famiglia era costantemente presente per cercare supporto: “Noi andavamo a scuola a cercare conferme, a chiedere interventi”, aggiunge Giuseppe. Nonostante le segnalazioni, la situazione non sarebbe stata risolta, e il ragazzo avrebbe continuato a subire angherie dai compagni, fino alla tragica decisione di togliersi la vita.

L’isolamento e le frasi di scherno sono proseguite anche alle medie e alle superiori. Giuseppe sottolinea inoltre come, nonostante le segnalazioni alla scuola, i professori non siano intervenuti adeguatamente: “I professori e la vicepreside sapevano degli atti di bullismo, ma non hanno fatto niente”.

Il ragazzo, negli ultimi tempi, riceveva anche insulti e offese tramite social network, fenomeno che le autorità stanno ora verificando nell’ambito delle indagini.

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La replica della preside

Secondo la preside dell’Istituto Tecnico Industriale Antonio Pacinotti di Fondi, Gina Antonetti, le segnalazioni dei genitori non sarebbero mai arrivate. Una posizione che si scontra con il racconto della famiglia di Paolo. “La scuola non ha mai ricevuto denunce”, afferma la dirigente all’Adnkronos. “È possibile che qualche nostro alunno abbia fatto qualcosa che non doveva fare, ma di sicuro la scuola non era al corrente di questo”.

La preside spiega inoltre le misure adottate negli anni per contrastare il bullismo: “Abbiamo fatto di tutto: presenza dello psicologo in classe, tavoli contro il bullismo, sportello dello psicologo sia per gli alunni che per i genitori”.

Antonetti sottolinea che Paolo “non lo vedevamo da un mese e mezzo, quindi collegare il suo suicidio a quanto è accaduto al Pacinotti mi sembra strano”. E precisa che “non so cosa ci sia stato nelle scuole precedenti, ma noi, come istituto, stiamo subendo una vera e propria macchina del fango”.

Secondo la preside, Paolo si lamentava “soltanto del fatto che i compagni dicevano parolacce e si comportavano male”. Tuttavia, l’istituto afferma di aver sempre agito: “Infatti ci sono stati interventi nei confronti di questi alunni. È importante distinguere le scuole che Paolo ha frequentato”.

Il padre, Giuseppe, di contro, ha dichiarato: “Da cinque anni segnaliamo il problema, la prima denuncia ai carabinieri l’abbiamo presentata quando Paolo era in quinta elementare alla “Guido Rossi”. Poi il trasferimento all’“Alfredo Fusco” a Castelforte. Oltre quindici segnalazioni tra esposti, incontri, mail. Tutto messo nero su bianco”. Ed ha aggiunto che anche alle superiori, al Pacinotti, la famiglia aveva più volte chiesto interventi: “Siamo andati a parlare con i professori e la vicepreside. Come si fa a negare?”

Al funerale del ragazzo, stando alle parole della madre, era presente un solo compagno di classe. Diversa, invece, la versione della preside, che parla della presenza “dell’intera classe e tutta la scuola”, sottolineando come i compagni siano “sconvolti”.

 

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Le indagini in corso

La Procura della Repubblica di Cassino ha aperto un fascicolo per la morte di Paolo, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio, e ha disposto il sequestro dei telefoni cellulari e di tutti i dispositivi mobili del ragazzo. La dirigente scolastica dell’istituto frequentato dalla vittima sarebbe già stata ascoltata dagli investigatori.

Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, intervenuto a Coffee Break su La7, ha commentato la vicenda sottolineando la gravità del fenomeno: “Il tema del bullismo va affrontato con grande determinazione e, con una legge, abbiamo previsto anche l’obbligo dei dirigenti scolastici – laddove vengano a conoscenza di fenomeni di bullismo – di attivare subito percorsi, convocare i genitori e, nei casi più gravi, segnalare alle attività competenti. Dobbiamo verificare se la legge è stata rispettata”.

Valditara ha aggiunto: “Il fenomeno è drammaticamente in aumento in tutta Europa, probabilmente anche legato all’abuso dei social. Abbiamo varato diverse misure, dobbiamo essere inflessibili perché è un tema drammatico”.

Il ministro ha contattato la famiglia per assicurare che verranno accertate le responsabilità e chiarite le circostanze della tragedia. “È stato gentilissimo. Ci ha voluto rassicurare su quanto si sta facendo per fare chiarezza sulla vicenda di Paolo e sul bullismo in generale”, racconta Giuseppe. Intanto, sarebbero già iniziate verifiche nelle scuole frequentate da Paolo e la famiglia è stata convocata per colloqui da parte degli ispettori ministeriali.

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Il commento di Nino D’Angelo

A esprimersi sulla vicenda è intervenuto lo stesso Nino D’Angelo, nome che era stato usato dai compagni per prendere in giro Paolo: “Come si fa a trovare una ragione, una spiegazione a questa cosa. Io mi sento piccolo piccolo e non so trovarla. Qual è potuta essere la solitudine che ha confuso i pensieri di questo ragazzino di nome Paolo, fino a portarlo a fare un gesto simile”.

L’artista ha proseguito: “Dov’eravamo noi, tutti noi che oramai sappiamo sempre poco dei nostri figli, e dov’erano le parole che avrebbero dovuto far capire agli amici di Paolo che certe cose non si possono dire, fanno troppo male, che possono uccidere un ragazzino della loro stessa età. Perdonaci Paolo se non abbiamo saputo aiutarti e scusami se ti hanno dato il mio nome”.

 

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