Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, ha inviato due lettere alle autorità britanniche. In una di esse si punta il dito sulla deriva transfobica delle decisioni politiche del Regno Unito, sulla condizione delle persone trans e sulle implicazioni della recente sentenza For Women Scotland della Corte Suprema, che lo scorso luglio aveva portato 100mila persone in piazza a Londra per il Trans Pride. Al centro dell’attenzione della Corte dunque il clima istituzionale transfobico sotto la guida del governo laburista Starmer, che aveva del resto accolto favorevolmente la sentenza.
La sentenza For Women Scotland della Corte Suprema del Regno Unito nell’aprile 2025 ha stabilito che, ai fini legali dell’Equality Act 2010, il termine “donna” si riferisce esclusivamente al sesso biologico e non include le donne transgender. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte di attivistə e giuristə per i rischi di esclusione. (qui un compendio pubblicato da Gay.it sulle ricadute del provvedimento).
Oltre alla narrazione transfobica diffusa dalle elite milionarie dell’upper class britannica guidata da J.K. Rowling, si registrano smottamenti di alleanza storiche come quella della Premier League (Serie A del calcio inglese) che ha stracciato il suo ventennale più che decennale supporto a Stonewall, la più grande ong LGBTIAQ+ del Regno Unito, proprio per divergenze sull’inclusione di atlet* trans nel calcio.

“Garantire piena inclusione delle persone trans”
Nella lettera indirizzata ai presidenti delle Commissioni parlamentari per i Diritti Umani e per le Pari Opportunità, Lord Alton e Sarah Owen, O’Flaherty ribadisce che il Regno Unito ha l’obbligo di assicurare il rispetto dei diritti fondamentali delle persone trans, conformemente alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
“La stessa essenza della Convenzione è il rispetto della dignità e della libertà umana”, scrive il Commissario, ricordando che “l’identità di genere è tutelata come parte integrante della vita privata ai sensi dell’articolo 8”. Per questo, avverte, è necessario che l’attuazione della sentenza della Corte Suprema non produca “una situazione in cui il riconoscimento legale di genere perda significato pratico, lasciando le persone trans in un’inaccettabile ‘zona intermedia’ tra i generi”.
O’Flaherty invita Parlamento e governo a evitare incongruenze tra le principali leggi britanniche, in particolare l’Equality Act e il Gender Recognition Act — che potrebbero creare “incertezza giuridica e dissonanza tra l’esperienza vissuta delle persone trans e il loro trattamento legale”.
Michael O’Flaherty è il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che è l’organismo internazionale con sede a Strasburgo che riunisce 46 Stati europei, distinto dall’Unione Europea. Il Commissario è una figura indipendente che vigila sul rispetto dei diritti umani e interviene con rapporti e raccomandazioni ai governi.
“I diritti non sono una competizione”
Il Commissario esprime forte preoccupazione per “la tendenza a considerare i diritti umani di gruppi diversi come un gioco a somma zero”. Tale approccio, scrive, “alimenta pregiudizi contro le persone trans e le rappresenta come una minaccia ai diritti altrui”.
Questo rischio, secondo O’Flaherty, potrebbe tradursi “in un’esclusione diffusa delle persone trans da numerosi spazi pubblici, con grave compromissione della loro piena partecipazione alla vita sociale”. Il Commissario sottolinea che eventuali regolamenti su accesso a servizi e spazi pubblici dovranno “fornire linee guida chiare per garantire l’inclusione, limitando l’esclusione solo ai casi strettamente necessari e proporzionati”.
Altro punto critico è il possibile obbligo di “rivelare pubblicamente il sesso assegnato alla nascita” per accedere a strutture o servizi, una pratica che “viola la sfera privata tutelata dalla Convenzione e può aumentare il rischio di molestie, abusi e violenze”.
O’Flaherty conclude ricordando che la tutela delle donne e la lotta alla violenza di genere “non possono e non devono avvenire a scapito dei diritti e delle libertà delle persone trans”, e chiede che il Regno Unito adotti “un approccio equilibrato, inclusivo e rispettoso dei diritti umani di tutti”.
Le altre preoccupazioni del Commissario
In una seconda lettera, rivolta alla ministra dell’Interno Shabana Mahmood, O’Flaherty ha espresso riserve sul trattamento delle proteste pro-Palestina e sul nuovo Crime and Policing Bill. Il Commissario invita Londra a “garantire che le leggi antiterrorismo non limitino oltre il necessario la libertà di assemblea pacifica” e a “riesaminare l’intero quadro legislativo sulle manifestazioni”.
Ha infine criticato i nuovi reati legati all’“occultamento dell’identità” e le restrizioni alle proteste “nei pressi dei luoghi di culto”, ritenendo che “la loro formulazione vaga e il potere discrezionale attribuito alle autorità possano minare i principi di necessità e proporzionalità previsti dal diritto internazionale dei diritti umani”.
