Aveva cercato nuove conoscenze online, nella speranza di trovare amici o un possibile partner. Ma per un uomo gay di Rovigo, quel tentativo di socialità si è trasformato in un incubo di violenza, paura e sangue. Quattro ragazzi calabresi poco più che ventenni avrebbero adescato la vittima fingendo interesse su una chat di incontri gay. Dopo aver conquistato la sua fiducia si sarebbero presentati all’appuntamento trasformandolo in un agguato: l’uomo è stato picchiato selvaggiamente nel tentativo di rapinarlo.
L’episodio di violenza omofoba e predatoria, avvenuto lo scorso anno, è tornato oggi alla luce con l’apertura del procedimento davanti al giudice per l’udienza preliminare.
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Rovigo, uomo gay attirato in una trappola online e pestato in casa
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Rovigo e ripreso oggi da Il Gazzettino, quattro giovani di origine calabrese – tutti poco più che ventenni – sarebbero gli autori della trappola ai danni di un uomo gay, iniziata online e culminata in una brutale aggressione, nell’abitazione della vittima, dove la gang si sarebbe presentata dopo aver conquistato la sua fiducia ed aver ottenuto l’indirizzo. Il chiaro obiettivo sarebbe stato quello di derubarlo.
I quattro aggressori, dopo averlo malmenato, avrebbero messo a soqquadro la casa cercando denaro e oggetti di valore, ma sono poi fuggiti a mani vuote. Le indagini, coordinate dalla Procura di Rovigo, hanno portato alla loro identificazione ed ora risultano accusati di tentata rapina e lesioni volontarie.
L’indagine e il processo
La vicenda è ora approdata davanti al giudice per l’udienza preliminare – in seguito alla denuncia della vittima – che dovrà decidere se i quattro della gang dovranno andare a processo.
L’udienza preliminare a carico dei quattro imputati è stata rinviata per consentire la partecipazione di due di loro, attualmente sottoposti a misure cautelari. I legali della difesa hanno già chiesto di procedere con il rito abbreviato, che comporterebbe uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna. Richiesta, che sarà avanzata ufficialmente solo quando tutti e quattro i membri della gang saranno di fronte al Gup.
Un dettaglio che però non basta a placare la rabbia e la paura della comunità LGBTQIA+ locale, scossa da un episodio che riporta alla memoria un fenomeno purtroppo noto: quello delle “trappole omofobe”, organizzate da gruppi che adescano uomini gay sui siti o nelle app di incontri per derubarli o picchiarli.
Un modus operandi già visto: il precedente di Reggio Calabria
L’inchiesta rodigina riporta alla mente altri casi simili. Già nel maggio 2024, a Reggio Calabria, i carabinieri avevano arrestato tre giovani tra i 28 e i 30 anni per un episodio fotocopia: un uomo, contattato online, era stato attirato all’ex Lido comunale della città e lì picchiato con bastoni, insultato con frasi omofobe, rapinato e tenuto immobilizzato per ore. I tre giovani, in quel caso, erano stati arrestati e accusati di reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni
Secondo gli inquirenti, quel gruppo aveva già colpito in provincia di Rovigo poche settimane prima, usando la stessa strategia: fissare un incontro con un uomo gay, raggiungerlo a casa sua, immobilizzarlo con fascette e colpirlo con il calcio di una pistola per rapinarlo.
Il caso di Rovigo e quello di Reggio Calabria rivelano una dinamica inquietante e ricorrente. La rete, spazio di libertà e incontro per molte persone LGBTQIA+, si trasforma in una trappola per chi cerca relazioni o semplicemente compagnia.
Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle segnalazioni di aggressioni a sfondo omofobo legate a incontri online. Le modalità sono quasi sempre le stesse: un profilo falso o ambiguo contatta la vittima, la invita in un luogo appartato o a casa propria, e lì scatta l’agguato.
Le finalità sono varie: rapina, estorsione, umiliazione, ma il movente omofobo è spesso evidente.
Molti episodi vengono segnalati alle associazioni LGBTQIA+ prima ancora che alle forze dell’ordine. Le piattaforme di dating, dal canto loro, invitano alla prudenza: evitare di fornire indirizzi personali, incontrarsi in luoghi pubblici e segnalare subito profili sospetti o comportamenti aggressivi.


