Diciassette organizzazioni di stampa internazionali hanno esortato la Turchia a cancellare l’ultimo pacchetto alla proposta di legge anti-LGBTQ+ che metterebbe a rischio i giornalisti che si occupano di questioni LGBTQIA+. Poche settimane fa il governo turco ha presentato la bozza del suo undicesimo pacchetto di riforma giudiziaria, che include una serie di nuove norme che andrebbero a criminalizzare ulteriormente la comunità LGBTQIA+.
Secondo l’emendamento proposto, “chiunque intraprenda, incoraggi pubblicamente, elogi o promuova atteggiamenti o comportamenti contrari al proprio sesso biologico alla nascita e alla moralità pubblica sarà punito con la reclusione da uno a tre anni“. Le persone trans rischierebbero quindi il carcere. L’età legale per la riassegnazione chirurgica del sesso aumenterebbe dai 18 ai 25 anni, mentre i requisiti per sottoporsi a tali procedure diventeranno più severi. È da oltre un anno che il governo turco lavora a questa proposta di legge, tra censure, arresti, autoritarismo e repressione.
Repressione e autoritarismo di Erdoğan

Ma l’ultima proposta andrebbe ad interessare anche le piattaforme digitali con personaggi o storie LGBTQIA+, da censurare preventivamente come già accaduto in Russia e Ungheria.
I giornalisti che si occupano di questioni LGBTQ+, tra cui violazioni dei diritti umani, salute sessuale e Pride, rischierebbero di essere perseguiti penalmente per “promozione” omosessuale.
Da quando il 2025 è stato dichiarato “Anno della Famiglia“, nel Paese si sono verificate diverse violazioni contro il giornalismo LGBTQIA+. Yıldız Tar, caporedattore di KAOS GL, ovvero la più grande piattaforma di notizie LGBTQ+ del Paese, è stato arrestato e gli account social del sito sono stati bloccati per presunta “istigazione pubblica a commettere reati“. Diversi giornalisti che si sono occupati dell’Istanbul Pride sono stati arrestati e successivamente processati. Il corrispondente di T24 Can Öztürk è stato interrogato dopo aver pubblicato un articolo sulle accuse di molestie sessuali contro un accademico che affermava di offrire “terapie di conversione” ai bambini LGBTQ+. Il Consiglio Supremo della Radio e della Televisione (RTÜK) ha multato piattaforme di streaming come Netflix per aver ospitato contenuti LGBTQ+. Solo pochi giorni fa sette donne trans sono state arrestate e torturate a Istanbul.
L’ultimo pacchetto proposto intensificherebbe ulteriormente le violazioni dei diritti e criminalizzerebbe l’informazione su questioni LGBTQ+, compromettendo quindi l’integrità giornalistica.
L’appello della stampa turca contro il nuovo divieto alla propaganda LGBTQIA+
“Come organizzazioni per la stampa e la libertà di espressione, chiediamo la rimozione della presunta disposizione anti-LGBTQ+ dall’11° Pacchetto Giudiziario, che limiterebbe e potenzialmente criminalizzerebbe l’informazione mediatica sulla comunità“, si legge nell’appello sottoscritto dalle 17 organizzazioni stampa.
“La bozza dell’11° Pacchetto Giudiziario è stata condivisa con i rappresentanti della stampa la scorsa settimana e dovrebbe essere presentata al Parlamento nei prossimi giorni. Sotto il titolo “Atti osceni”, la bozza introduce un cosiddetto “divieto di propaganda omosessuale in stile turco”. Prevede pene detentive fino a tre anni per qualsiasi comportamento o atteggiamento “contrario al sesso biologico e alla moralità pubblica”, nonché per l’elogio, la promozione o l’incoraggiamento di tale comportamento. Nella sua forma attuale, la proposta è ancora più ampia e vaga del “divieto di propaganda gay” imposto dalla Russia nel 2013, rappresentando una grave minaccia per la libertà di espressione e di stampa in Turchia. Se promulgata, questa norma limiterebbe il diritto delle persone LGBTQ+ ad accedere e condividere informazioni essenziali per la loro vita. I giornalisti che si occupano di questioni LGBTQ+ come violazioni dei diritti umani, salute sessuale, marce del Pride, ecc. rischiano di essere perseguiti penalmente per “promozione”. A seguito di tutte queste violazioni, l’inclusione della disposizione proposta nell’11° Pacchetto Giudiziario intensificherebbe ulteriormente le violazioni dei diritti e criminalizzerebbe il già difficile compito di informare su questioni LGBTQ+. Inoltre, termini vaghi come “contrario al sesso biologico” o “contrario alla morale pubblica” consentirebbero interferenze arbitrarie con la stampa e la società civile. Questa proposta non solo prenderebbe di mira le persone LGBTQ+, ma sottoporrebbe anche i giornalisti che si occupano di questioni LGBTQ+ e relative violazioni dei diritti a sanzioni penali. Per tutti questi motivi, in qualità di organizzazioni firmatarie per la stampa e la libertà di espressione, chiediamo con urgenza l’immediata rimozione di questa disposizione dall’11° Pacchetto Giudiziario”.
Le organizzazioni per la libertà di stampa che hanno firmato la dichiarazione congiunta sono:
– Media and Law Studies Association (MLSA),
– Dicle Fırat Journalists Association
– European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF)
– P24 Platform for Independent Journalism
– P24 Platform for Independent JournalismThe International Press Institute (IPI)
– Contemporary Journalists’ Association (ÇGD)
– Turkish Journalists Union (TGS)
– European Federation of Journalists (EFJ)
– Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT)
– International Federation of Journalists (IFJ)
– Committee to Protect Journalists (CPJ)
– PEN International
– The Foreign Media Association
– PEN Norway
– Balkan Investigative Reporting Network (BIRN)
– Media and Migration Association (MMA)
– DİSK Basın-İş Union.
