Come tutte le testate, nel redigere il drammatico report di violenze di genere in Italia, in redazione ci siamo rivolti alle statistiche pubblicate da Istat.
I dati Istat 2025 confermano un’emergenza strutturale: 6,4 milioni di donne in Italia, il 31,9%, hanno subito violenze fisiche o sessuali. Le violenze fisiche riguardano il 18,8%, quelle sessuali il 23,4%, con stupri o tentati stupri al 5,7%. Il 63,8% degli stupri è commesso da partner o ex partner: nella coppia il 12,6% subisce violenze fisiche o sessuali, il 17,9% psicologiche e il 6,6% economiche. Nuovo dato 2025: l’1% ha subito stupri mentre era drogata o sotto alcol, spesso da ex partner o conoscenti. Aumentano consapevolezza e accesso ai centri antiviolenza, mentre denunce (10,5%) e ferite gravi restano stabili o diminuiscono.
“E le violenze sulle donne trans? Saranno comprese in questo report” ci siamo chiest* in redazione. Sui documenti pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica non c’è menzione. Abbiamo così telefonato ad Istat, per avere chiarimenti.
All’inizio la nostra domanda ha generato panico, subito rientrato quando la persona che ci ha inizialmente risposto al telefono ha deciso di approfondire internamente. Mezz’ora dopo Istat contatta nuovamente Gay.it per fornire la sua risposta, che è la seguente:
“Nel report sulle violenze di genere sono incluse violenze su donne trans all’anagrafe, non chiediamo infatti alle persone se sono trans”
Bene, ma non benissimo. La risposta di Istat fa luce sulla notte del sistema etero-cis-normativo: l’identità di genere non ha a che fare con la transizione. Se infatti nel report di violenze esercitate sulle donne sono incluse soltanto donne all’anagrafe, che ne è di tutte le violenze agite su donne trans che non hanno potuto o voluto rettificare i propri documenti all’anagrafe? Che ne è delle violenze esercitate sulle persone non binarie? Se si vuole davvero combattere la violenza di genere, è la violenza verso il femminile che bisogna contrastare e non quella agita verso una lista di cognomi all’anagrafe.
Come ha sottolineato Roberta Parigiani del Movimento Identità Trans, non c’è battaglia femminista senza esperienza transfemminista. E l’esperienza transfemminista ci dice che la violenza sul femminile prescinde dall’anagrafe, prescinde dall’identità di genere assegnata o affermata che sia, e si scaglia senza colpo ferire verso ciò che appare più debole, vulnerabile e più facilmente sopraffabile. Come una donna trans, magari straniera, che viene massacrata per il suo femminile. Come un* adolescente non-binary bullizat* per il suo poco o troppo femminile.
Ancora una volta è il patriarcato inteso come la legge del più forte a forgiare gli strumenti per la lettura dei fenomeni. Ed è proprio attraverso la manipolazione degli strumenti di lettura, come il report Istat sulle violenze di genere (strumento di Stato) che il patriarcato esclude tutto ciò che non è controllabile attraverso l’anagrafe.
Quando vedete una persona trans o bon-binary tremare alla parola “anagrafe” fatevi una domanda. E se le volete bene, non nominate la parola Istat.
