Un’ora di educazione sessuo-affettiva alla settimana per bambine e bambini tra i 3 e i 6 anni. È il cuore del progetto sperimentale annunciato dal Comune di Genova (non a caso) nella giornata di ieri dedicata alla lotta alla violenza di genere e destinato a partire a gennaio. Un’iniziativa che coinvolgerà quattro scuole dell’infanzia: la Firpo di Sampierdarena, la Mazzini di Castelletto, la scuola dell’infanzia Monticelli al Lagaccio e la Santa Sofia nel centro storico.

Parliamo di 300 bambine e bambini tra i 3 e i 6 anni coinvolti, insieme alle loro famiglie, in un percorso su corpo, emozioni, autonomia, rispetto e relazioni sane. Un modello che, per impostazione e obiettivi, si colloca nel solco delle raccomandazioni internazionali sull’educazione affettiva precoce e che può rappresentare un cambiamento significativo anche nella prospettiva dei diritti LGBTQIA+, spesso marginalizzati nei dibattiti educativi.

Pregiudizi masturbazione donne Gay.it

L’annuncio della sindaca Silvia Salis

L’annuncio arriva dalla sindaca Silvia Salis (centro-sinistra) che sceglie parole nette: “Ci vuole molto coraggio a sostenere che non ci sia bisogno di un’educazione affettiva nelle scuole ma anche a sostenere che dev’essere qualcosa appannaggio esclusivamente delle famiglie”, afferma, come riferisce La Repubblica.

E aggiunge: “Lo Stato ha la responsabilità di educare e il sindaco che ha il polso della società deve dare un segnale. Questo progetto è un piccolo passo ma con l’aria che tira in questo Paese è un grande segnale”.

L’esperimento di Genova giunge nei giorni in cui alla Camera è in discussione il Ddl Valditara con cui la destra di Meloni vorrebbe vietare l’educazione sessuo-affettiva e alle differenze alle scuole materne ed elementari e sottoporla all’obbligatorio consenso genitoriale per le scuole medie e superiori. La scelta del capoluogo ligure e del centro-sinistra di ispirazione Salis dunque è di affrontare a viso aperto le scelte reazionarie della destra di Meloni, Sasso, Valditara, Roccella.

Educazione sessuo-affettiva a partire dai 3 anni: cosa prevede il percorso

Genova, educazione sessuo-affettiva alla scuola materna: la rivoluzione di Silvia Salis, progetto pilota in 4 asili - asilo nido 1 - Gay.it

Il progetto, curato dal settore dei Servizi Educativi del Comune, propone una formula strutturata e progressiva: incontri settimanali per le classi dell’infanzia, attività di laboratorio, letture guidate e momenti di gioco pensati per aiutare i più piccoli a riconoscere emozioni, confini corporei e modalità di relazione non violente. Non si parla, dunque, di sessualizzazione precoce, ma di educazione alla consapevolezza, tema centrale nelle politiche europee di prevenzione degli abusi e delle violenze.

A spiegare il taglio scelto è l’assessora alle Politiche dell’Istruzione, Rita Bruzzone: “È una risposta concreta a una giornata che non dovrebbe esistere, quella contro la violenza sulle donne. Un percorso che sarà fatto in accordo con le famiglie: l’educazione sessuale affettiva è la consapevolezza del proprio corpo e del corpo degli altri, che sarà fatta con personale formato che proporrà ai bambini percorsi di lettura, laboratori e giochi”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Il ruolo delle famiglie è centrale: incontri dedicati offriranno strumenti e confronti utili anche ai genitori, spesso disorientati da un dibattito pubblico che tende a confondere educazione affettiva, identità di genere e percorsi di autodeterminazione.

Dati, contesto e un’eredità culturale da spezzare

La dimensione preventiva emerge in modo chiaro dai numeri forniti dal centro antiviolenza Mascherona di Genova. L’85% delle donne che chiede aiuto ha alle spalle esperienze di violenza familiare. Un dato che racconta un meccanismo intergenerazionale difficile da estirpare.

A ribadirlo è Manuela Caccioni, responsabile del centro: “Spesso è una questione che si tramanda di generazione in generazione. È fondamentale che i bambini riconoscano le emozioni e possano capire che esiste un’alternativa alla violenza”.

L’iniziativa nasce da lontano: da una mozione presentata due anni fa in consiglio comunale proprio dall’allora consigliera (oggi assessora) Bruzzone e votata all’unanimità. Un passaggio politico poco comune, soprattutto in un’Italia in cui l’educazione affettiva è spesso terreno di scontro ideologico.

E qui si inserisce l’analisi più ampia della sindaca Salis: “Come sindaco progressista ho una posizione molto chiara, c’è bisogno di un’educazione affettiva per i bambini più piccoli. Il tema della violenza di genere, del linguaggio che si usa e di come le donne ancora fanno una fatica incredibile a emanciparsi in questo Paese è responsabilità di tutti, ma ancor di più dei sindaci”.

Per Salis, il progetto destinato a 300 bambine e bambini è solo il primo passo: “L’obiettivo è coinvolgerne migliaia. Dai nostri territori può partire un movimento culturale per scardinare il populismo becero che ha invaso il Paese”.

Un modello che parla anche ai diritti LGBTQIA+

L’educazione sessuo-affettiva nei primi anni non riguarda soltanto la prevenzione della violenza di genere: rappresenta anche un terreno potenziale di contrasto ai pregiudizi, alle discriminazioni e ai linguaggi d’odio che colpiscono le persone LGBTQIA+.

Educare al rispetto dei corpi e delle differenze, infatti, significa intervenire prima che stereotipi e bias si radichino, prima che la scuola diventi il luogo dove bullismo omolesbobitransfobico prolifera indisturbato.

Il progetto genovese, pur non citando direttamente l’inclusione LGBTQIA+, si muove in una direzione coerente con le linee europee: promuovere fin dall’infanzia una cultura delle relazioni sane, del consenso, della libertà espressiva. Una cultura che, nel lungo periodo, può contribuire anche alla riduzione delle discriminazioni contro persone queer, famiglie omogenitoriali e soggettività non conformi.

Se la sperimentazione funzionerà, Genova potrebbe diventare il primo grande Comune italiano a proporre un modello replicabile su larga scala. 

© Riproduzione riservata.