Per inchiodare alla sua natura reazionaria, anti-scientifica e anacronistica la crociata anti-gender della destra di Meloni & C. contro l’educazione sessuale, affettiva e alle differenze a scuola, è sufficiente osservare i risultati di una recente ricerca che evidenzia come 9 giovani italiani su 10 chiedano l’inserimento di questi temi a scuola e l’80% dei loro genitori si dichiari favorevole. Sarà per questo che la destra di governo si è recentemente impantanata in aula a Montecitorio davanti alle battagliere opposizioni?
L’Osservatorio “Giovani e Sessualità”, progetto realizzato da Skuola.net in collaborazione con Durex su un campione enorme di circa 15mila ragazzi tra gli 11 e i 24 anni, coinvolti tra maggio e giugno 2025, ha pubblicato un nuovo rapporto che fotografa in modo netto la realtà dei fatti e la percezione che di essi hanno le nuove generazioni e i loro genitori. I numeri parlano più chiaro delle polemiche e delle volontà repressive dell’estrema destra italiana.
Secondo il report, nove giovani su dieci chiedono percorsi strutturati di educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane. Non solo: quasi l’80% dei genitori è favorevole. Il bisogno è concreto e nasce da una carenza informativa evidente. I ragazzi non cercano contenuti “scandalosi”, ma strumenti: contraccezione, consenso, prevenzione delle IST, relazioni sane, rispetto per le diversità e informazioni su ciò che è “altro”. Il 72% degli intervistati dichiara di volerne parlare con esperti qualificati.

Curioso il dato che riguarda la famiglia. Il diritto della famiglia ad educare i propri figli come meglio crede sui temi della sessualità e dell’affettività è uno dei tasselli ideologici falsamente liberali su cui la destra di Salvini, Tajani e Meloni ha accelerato la calendarizzazione parlamentare del Ddl Valditara. Eppure il dato più critico della ricerca svolta su ben 15mila raggazz* ha a che fare proprio con la famiglia e con la sua fattuale difficoltà a prendersi in carico la totalità dei temi legati a sessualità ed affettività : quasi metà dei giovani (49%) non affronta mai il tema a casa, percentuale in crescita rispetto al 37% registrato nel 2024. E in un Paese dove quasi uno su quattro inizia ad avere rapporti sessuali tra gli 11 e i 14 anni, ignorare la realtà significa rinunciare a qualunque forma di prevenzione. Prevenzione da traumi psicologici come da malattie a trasmissione sessuale. Oltre naturalmente al rischio gravidanze in giovane età.

Eppure Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega vorrebbero scaricare sulla famiglia le responsabilità uniche di un’educazione su temi delicati come sessualità e affettività. Il combinato disposto della destra prevede anche il ddl Roccella/Schillaci, un assalto all’identità di genere, provvedimento che su Gay.it abbiamo definito “transfobia di stato”. Ma c’è un altro indicatore della ricerca che rivela la scarsa aderenza alla realtà della destra e la natura ideologica delle sue scelte: oltre il 44% di ragazze e ragazzi dice di non sentirsi a proprio agio nel parlare di sessualità con i genitori. Ma per Giorgia Meloni e le sue truppe catto-reazionarie fomentate dai movimenti anti-scelta quei 44 ragazz* su 100 vanno lasciati in balia di sé stess*. Anche sui contenuti per adulti online Meloni & C hanno mostrato un approccio repressivo e non risolutivo.

Secondo Filippo Nimbi, psicologo, sessuologo clinico e Segretario Generale della European Federation of Sexology, il dibattito riacceso dal ddl Valditara sul consenso informato e dai disegni di legge in discussione (si ricordi anche la “guerra al gender” di Roccella-Schillaci) conferma quanto l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole sia un nodo cruciale per la crescita e il benessere dei giovani. Le rilevazioni dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità” mostrano un primo approccio alla sessualità sempre più precoce e, in mancanza di percorsi strutturati, un aumento dei rischi legati alla scarsa consapevolezza e al silenzio che continua a circondare il tema in molte famiglie. Lo scarso uso del profilattico è una evidente emergenza. Nimbi evidenzia l’urgenza di un’educazione scolastica basata su criteri scientifici, inclusivi e affidata a professionisti qualificati, in grado di rispondere ai bisogni reali delle nuove generazioni. I dati dell’Osservatorio, spiega Nimbi, offrono uno strumento rilevante per chi legifera: l’educazione sessuale e affettiva non rappresenta semplicemente una richiesta diffusa tra i giovani, ma una necessità sociale ormai impossibile da ignorare.

Il quadro che emerge dal rapporto contrasta apertamente con la linea politica del governo. Il ddl Valditara, parte del più ampio pacchetto “anti-gender”, mira di fatto a vietare nei programmi scolastici l’educazione affettiva e sessuale, imponendo un sistema di consenso informato familiare per qualsiasi riferimento a identità di genere, orientamento sessuale, affettività o prevenzione. Si tratta di un provvedimento che restringerebbe l’ingresso nelle scuole di associazioni, professionisti e operatori qualificati, proprio mentre i dati mostrano una domanda crescente di percorsi scientifici e certificati. L’Osservatorio riporta un bisogno informativo strutturale, mentre il ddl Valditara rischia di trasformare la scuola in un luogo di rimozione e censura. Ma la persecuzione sistemica del Governo Meloni e della sua maggioranza verso la comunità LGBTIAQ+ non conosce remore: neanche davanti ai giovani italiani cittadini del nostro “stato nazione”.
Nel film “Salò o le 120 Giornate di Sodoma”, Pier Paolo Pasolini mostra come il potere fascista eserciti il dominio assoluto attraverso il controllo dei corpi e della sessualità dei giovani. La violenza non è solo fisica, ma politica: governare i desideri significa governare le persone.
Pasolini denuncia l’ossessione del potere nel disciplinare i corpi giovanili. In Salò, la sessualità diventa il territorio dove l’autorità impone norme, divieti e umiliazioni, rivelando la forma più estrema del totalitarismo. Un bel giorno ci sveglieremo e saremo già – di nuovo – nell’abisso.

