Iran ed Egitto non vogliono giocare l’ormai famigerata “Partita Pride” della Coppa del Mondo di Calcio che si terrà a Seattle il prossimo 26 giugno

Da mesi si sapeva che quel fine settimana si sarebbe tenuta il primo storico FIFA World Cup Pride Match, grazie agli organizzatori del Pride di Seattle che hanno approfittato della concomitana dei due eventi per trasformare il weekend dell’Orgoglio cittadino in un appuntamento di portata globale grazie alla prevista partita dei gironi mondiali.

Ironia della sorte, il sorteggio ha voluto che a giocare quella partita fossero due Paesi che criminalizzano l’omosessualità come Iran ed Egitto, tra condanne a morte e carcere fino a 17 anni.

Iran ed Egitto contro il Pride Match

 

Improvvisamente, il Pride Match si è rivelato un’irripetibile opportunità per mettere in luce alcune delle leggi più omobitransfobiche al mondo, con Egitto ed Iran che hanno subito alzato la voce.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, la Federcalcio iraniana è intervenuta in diretta tv per condannare la designazione della partita. “Il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, è stato citato dall’agenzia di stampa locale ISNA, affermando che Teheran e Il Cairo hanno sollevato “obiezioni alla questione“, definendo il tutto una “mossa irrazionale a sostegno di un certo gruppo di persone“.

Secondo la BBC, la Federcalcio egiziana ha inviato una lettera alla FIFA in cui “rifiuta categoricamente di svolgere qualsiasi attività legata al sostegno (dell’omosessualità) durante la partita tra la nazionale egiziana e l’Iran“. “Per mantenere lo spirito di unità e pace, è necessario evitare di includere attività che potrebbero provocare sensibilità culturali e religiose tra i tifosi presenti provenienti da entrambi i Paesi, Egitto e Iran, soprattutto perché tali attività sono culturalmente e religiosamente incompatibili con i due Paesi”.

Gli eventi Pride durante le partite sono diventati abbastanza comuni negli Stati Uniti, almeno finché non è tornato Donald Trump alla Casa Bianca. Un Pride Match con Iran ed Egitto in campo non farebbe altro che ribadire l’importanza di simili occasioni, trovandoci al cospetto di due Paesi che criminalizzano le persone omosessuali. Nell’area di Seattle vivono tra i 12.000 e i 15.000 iraniani, con lo stadio che arriva ad ospitare fino a 70.000 tifosi.

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La FIFA interverrà per cancellare il Pride Match?

fifa mondiali 2034

A sei mesi dal calcio d’inizio le delegazioni di Iran ed Egitto si sono già attivate per provare a smontare il Pride Match, ma non è chiaro quanta influenza possa avere la FIFA sull’incontro, ad oggi ideato dal comitato organizzatore locale di Seattle. La FIFA ha chiarito di non avere alcun controllo sulla designazione del Pride Match, interamente gestito dal comitato organizzatore locale. Ma manterrà questa neutralità o forzerà la mano?

La FIFA di Gianni Infantino, che ha incredibilmente assegnato i Mondiali del 2036 all’Arabia Saudita per poi inventarsi un “Premio per la Pace” da regalare a Donald Trump,  potrebbe fare pressioni sul comitato organizzatore di Seattle affinché cancelli il suo Pride Match, arrivando persino ad accarezzare l’ipotesi estrema di sostituire la partita tra Iran ed Egitto con un altro match, possibilmente tra nazionali dove l’omosessualità non sia criminalizzata.

E Donald Trump che dice?

Mondiali di Calcio 2026, Iran ed Egitto chiedono alla FIFA di annullare il Pride Match di Seattle - Seattle il Pride durante la Coppa del Mondo di calcio del 2026 - Gay.it

Tutto questo con l’incognita Donald Trump, “cavallo pazzo” da non sottovalutare. Il Presidente USA più omobitransfobico di sempre, che da quando è tornato alla Casa Bianca ha fatto di tutto per cancellare la visibilità delle persone LGBTQIA+ dal tessuto sociale statunitense, vietando persino bandiere e strisce pedonali rainbow, potrebbe pesantemente intervenire per chiedere al comitato organizzatore di annullare il Pride Match, trasformando la partita del 26 giugno in un vero e proprio caso politico internazionale. Nei mesi scorsi il presidente ha già ventilato l’ipotesi di ‘annullare’ le partite, nel caso in cui dovesse emergere incognite sulla “sicurezza locale”.

Nel dubbio tanto la sindaca democratica di Seattle quanto il Comitato consultivo del Seattle Pride Match, istituito dagli organizzatori per supportare l’evento, hanno ribadito che la partita si svolgerà regolarmente. Ma mancano ancora 197 giorni al 26 giugno 2026 e davvero tutto potrebbe accadere, sulla pelle di chi ancora oggi viene imprigionato e impiccato solo perché omosessuale in Paesi che non conoscono la parola vergogna.

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