FIFA, i mondiali di calcio del 2034 si terranno nell’omobitransfobica Arabia Saudita

Mai più, si era detto. E invece sarà Arabia Saudita 2034, un altro mondiale problematico per la situazione su diritti umani e civili del paese ospitante.

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fifa mondiali 2034
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Poco meno di un anno fa prendevano forma i primi campionati al mondo di calcio giocati in inverno, in Qatar, vinti dall’Argentina di Leo Messi ai calci di rigore contro la Francia. I mondiali di calcio più omobitransfobici di sempre, giocati in un Paese dove l’omosessualità è illegale. Al termine di quel mondiale della vergogna tutti ci dicemmo “mai più”. Passato meno di un anno, Gianni Infantino, presidente FIFA, ha ufficializzato le prossime 3 edizioni del mondiale. 2026 tra Canada, USA e Messico. 2030 tra Marocco, Portogallo e Spagna. 2034, dopo l’abbandono improvviso dell’Australia, in Arabia Saudita, dove l’omosessualità è illegale, punita con la reclusione, punizioni corporali giudiziarie eseguite in pubblico fino a giungere, nei casi più gravi, alla pena di morte.

“Tre edizioni, cinque continenti e dieci paesi coinvolti nell’organizzazione delle partite del torneo: questo rende il calcio davvero globale!”, ha commentato sui social Infantino, che ha così ceduto al fascino dei petrodollari, negli ultimi 18 mesi riusciti a catapultare in patria fior fior di campioni, strapagati pur di giocare in un campionato inesistente, inconsistente, calcisticamente parlando nullo. Dopo Cristiano Ronaldo, il campionato arabo è stato travolto da giocatori di primissimo livello, grazie ad un fondo statale che ha puntato proprio sul calcio per ripulire la devastata immagine di un Paese che calpesta i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+. L’obiettivo primario, si sapeva, era proprio il mondiale di calcio. Archiviata l’ipotesi 2030, gli arabi sono riusciti ad accaparrarsi quello del 2034, che molto probabilmente tornerà a giocarsi in inverno. 12 anni ancora per rimpolpare le proprie squadre di assi, arricchire le società del vecchio continente stremate dai debiti, oliare degnamente i capoccioni FIFA e dare vita a stadi faraonici, senza probabilmente muovere un dito nei confronti di quei diritti ad oggi tiranneggiati, pur avendo spalancato le porte del turismo alle persone LGBTQIA+.

Football Australia ha precisato di aver “esplorato l’opportunità” di organizzare la Coppa del Mondo insieme alla Nuova Zelanda, per poi ritirarsi: “Siamo giunti alla conclusione di non riuscire a farlo per il 2034”. In questo modo l’Arabia Saudita è diventato l’unico Paese rimasto in corsa per il 2034. Il capolavoro FIFA, che ha così evitato polemiche come accadde ai tempi del Qatar non dovendo scegliere, non essendoci alternative.

Sui social è esplosa la protesta della comunità LGBTQIA+ internazionale, già costretta a dover digerire i mondiali russi del 2018 e i mondiali qatarioti del 2022. Con l’Arabia la tripletta dell’omobitransfobia calcistica è stata servita su un piatto d’argento.

In Qatar, come dimenticarlo, la FIFA, che inizialmente aveva dato il suo via libera, ha vietato l’utilizzo delle fasce rainbow OneLove contro l’omotransfobia, minacciando ammonizioni in campo a chiunque violasse il regolamento. 8 nazionali hanno così dovuto abbandonare l’intento di indossare le inclusive fasce, scatenando reazioni in tutto il mondo. La Germania è scesa in campo al debutto ‘tappandosi la bocca’ davanti ai fotografi, proprio per rimarcare l’assurda censura subita. La ministra tedesca Nancy Faeser ha visto quella stessa partita dagli spalti con la contestata fascia rainbow al braccio, al fianco del presidente FIFA Infantino che solo 48 ore prima aveva provato a smorzare le polemiche con una ridicola conferenza stampa, in cui il suo portavoce ha fatto coming out.

Nel frattempo all’ingresso degli stadi tifosi e giornalisti sono stati obbligati a buttare nell’immondizia oggetti ‘rainbow’, sia che fossero cappellini e/o magliette. Un giornalista americano è stato anche portato via a forza dagli spalti perché rifiutatosi di buttare una fascia arcobaleno sfuggita ai controlli. L’italiano Mario Ferri ha invaso il campo con la bandiera rainbow durante Portogallo – Uruguay, sfidando la sicurezza e la regia internazionale, in difficoltà nel provare a non riprenderlo. Fallendo. Colori della pace, nel pieno dell’invasione russa in Ucraina, e della comunità LGBTQI+ internazionale, in quello che è diventato il mondiale dell’omotransfobia, dei capitani e delle nazionali che avrebbero voluto esporsi ma non hanno potuto farlo per non indispettire i ricchissimi organizzatori.

Mai più, si era detto. E invece sarà Arabia Saudita 2034, un altro mondiale della vergogna.

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