Elena Linari, nata a Fiesole il 15 aprile 1994, è una delle calciatrici italiane più rappresentative della sua generazione. Difensore del London City Lionesses, milita nel campionato inglese, considerato tra i più competitivi e strutturati al mondo, ed è una colonna della nazionale italiana.
Nel suo percorso azzurro detiene anche il primato di maggior numero di presenze (16) nella nazionale Under 19, confermando una carriera costruita su talento, continuità e determinazione.
Numeri che raccontano solo in parte il suo peso reale all’interno del movimento calcistico femminile.
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Il monologo di Elena Linari a Le Iene
Martedì 16 dicembre Elena Linari è stata ospite de Le Iene, su Italia 1, affidando a un monologo diretto e senza sconti una riflessione che va ben oltre il calcio.
“Fin da piccole ci hanno insegnato che il calcio è per i maschi e che le femmine fanno danza o pallavolo. Il rosa da una parte e l’azzurro dall’altra”, esordisce Linari, smontando subito uno degli stereotipi più radicati nella nostra cultura.
La calciatrice racconta il paradosso di un mondo che ha sempre visto donne giocare a pallone, ma ha scelto per anni di non riconoscerle: “Eppure nel mondo di donne che giocavano a pallone ce n’erano già migliaia”.
Oggi Elena gioca in Inghilterra e veste la maglia dell’Italia, “il paese più bello al mondo”, mentre il movimento femminile continua a crescere, nonostante chi “si è fermato alla preistoria”.
Stereotipi, sessismo e omofobia: le parole di Elena Linari
Nel suo intervento, Linari affronta senza filtri i pregiudizi che ancora circondano il calcio femminile:
“Andate a lavare i piatti, ci dicono ancora. È solo un mondo di lesbiche, insinua qualcun altro”.
Frasi che non hanno nulla di nuovo, ma che continuano a circolare con una violenza normalizzata. Elena non nega il peso di questi attacchi, soprattutto dopo il suo coming out:
“Io ho le spalle larghe e mi sono fatta scivolare addosso anche tutta la merd* che mi è arrivata quando ho fatto coming out”.
Ma il punto non è lei. Il punto sono “le donne che hanno paura ancora di schierarsi, ragazze che soffrono e bambine che sperano di crescere in un mondo migliore”.
Il calcio femminile e il riconoscimento tardivo dei diritti
Nel monologo emerge anche una verità storica spesso rimossa: il calcio femminile in Italia è stato considerato dilettantistico fino al 2022.
“Abbiamo sofferto, pianto, lottato perché nessuno ci considerava”, ricorda Linari, sottolineando un ritardo culturale e istituzionale che ha avuto conseguenze concrete sulla vita e sulle carriere di centinaia di atlete.
Un passaggio fondamentale per comprendere quanto la strada verso la parità sia ancora in salita, nonostante i passi avanti.
Un messaggio alle bambine (e ai genitori)
Il monologo si chiude con un appello che è insieme politico, affettivo e profondamente umano:
“Genitori, se vostra figlia vuole giocare a calcio, lasciatela libera di sognare, di amare chi vuole, di correre dietro ad un pallone con il sorriso sulle labbra, perché è la cosa più bella”.
E infine l’invito:
“E se qualcuno si ostina a dirvi cosa dovreste fare e chi dovreste essere, voi mettetevi un paio di cuffie alle orecchie, alzate il volume e seguite il vostro cuore”.
Le parole di Elena Linari a Le Iene sono un atto di visibilità e responsabilità. Parlano di sport, sì, ma anche di libertà, identità, autodeterminazione e del diritto di esistere fuori dagli schemi imposti.
Il monologo integrale di Elena Linari
Ecco il monologo integrale di Elena Linari andato in onda durante Le Iene:
“Fin da piccole ci hanno insegnato che il calcio è per i maschi e che le femmine fanno danza o pallavolo. Il rosa da una parte e l’azzurro dall’altra. Eppure nel mondo di donne che giocavano a pallone ce n’erano già migliaia. Oggi io gioco in Inghilterra, il campionato più importante al mondo e indosso la maglia dell’Italia, il paese più bello al mondo.
Adesso finalmente la musica sta cambiando ovunque. Il movimento femminile ha fatto passi da gigante, anche se qualcuno si è fermato alla preistoria.
Andate a lavare i piatti, ci dicono ancora. È solo un mondo di lesbiche, insinua qualcun altro. Stereotipi banali, commenti inutili, ma purtroppo ricorrenti. Io ho le spalle larghe e mi sono fatta scivolare addosso anche tutta la merd* che mi è arrivata quando ho fatto coming out.
Ma là fuori ci sono donne che hanno paura ancora di schierarsi, ragazze che soffrono e bambine che sperano di crescere in un mondo migliore. Abbiamo sofferto, pianto, lottato perché nessuno ci considerava. Stavamo crescendo, ma non volevano ammetterlo e infatti fino al 2022 ci hanno considerato dilettanti.
Genitori, se vostra figlia vuole giocare a calcio, lasciatela libera di sognare, di amare chi vuole, di correre dietro ad un pallone con il sorriso sulle labbra, perché è la cosa più bella. E se qualcuno si ostina a dirvi cosa dovreste fare e chi dovreste essere, voi mettetevi un paio di cuffie alle orecchie, alzate il volume e seguite il vostro cuore”.
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