La voce di Marlon Wayans si aggiunge a quelle, ancora troppo poche, di genitori famosi che scelgono la visibilità per affermare un messaggio radicale: l’amore per i propri figli non è negoziabile. Ospite del podcast We in Miami, l’attore e comico statunitense ha parlato apertamente del rapporto con suo figlio trans Kai, della responsabilità genitoriale e della necessità di proteggere i figli dalle narrazioni d’odio che ancora circondano le persone transgender.

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Le parole di Marlon Wayans sul figlio trans Kai
Le dichiarazioni dello storico volto di Scary Movie arrivano in un contesto globale – in modo particolare negli Usa -, in cui i diritti delle persone LGBTQIA+ sono sempre più oggetto di strumentalizzazioni politiche e culturali, e in cui la figura dei genitori può diventare decisiva non solo nel privato, ma anche nello spazio pubblico.
Durante l’intervista, a Wayans è stato chiesto se si senta un portavoce dei padri di figli transgender. La risposta è stata immediata: non si tratta di rappresentanza, ma di istinto. “Le persone possono giudicare e dire quello che vogliono, ma alla fine dei conti quello è mio figlio. E io amerò mio figlio a prescindere da quello che dirà chiunque”.
Wayans parla di Kai, oggi 25enne, con un linguaggio che mette al centro il diritto all’autodeterminazione e alla privacy: “Dovrebbe essergli permesso di avere la propria riservatezza e di vivere la sua vita esattamente come vuole viverla”, commenta.
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Accettazione contro le terapie riparative: “Non puoi cambiare una persona”
Nel corso della conversazione, Wayans ha affrontato anche uno dei nodi più delicati e pericolosi: l’idea che l’identità di genere o l’orientamento possano essere “corretti”. “Non puoi togliere l’omosessualità a qualcuno a forza. Non puoi ipnotizzare qualcuno perché non sia transgender. Devi accettarli e amarli”.
Parole nette, che rifiutano senza ambiguità ogni forma di terapia riparativa e ribadiscono un concetto ormai sostenuto dalla comunità scientifica internazionale: non c’è nulla da curare, perché non c’è nulla di sbagliato.
Nel 2024, Marlon Wayans aveva raccontato pubblicamente anche il lato più oscuro e doloroso del proprio percorso di accettazione come padre di un figlio trans, tornando con grande onestà sugli errori commessi. Ospite del Blocks Podcast con Neal Brennan, l’attore aveva ammesso di aver tentato pratiche oggi ampiamente screditate pur di impedire la transizione di Kai, arrivando persino a ricorrere all’ipnosi. “Ho cercato di ipnotizzarlo. Gli ho urlato contro, e non lo dico con orgoglio. Ripenso a quelle azioni e mi vergogno”, aveva dichiarato, spiegando di essersi sentito “costretto a guardarsi allo specchio” e a fare i conti con la propria ignoranza.
Wayans aveva raccontato anche di aver provato a imporre punizioni, come trattenere la paghetta, senza ottenere alcun risultato: “Niente funzionava. Questo è quello che voleva fare”. Da lì la svolta, maturata nel tempo, fino a una consapevolezza netta: “Questa è la loro vita e dovrebbero essere felici. Non spetta a me decidere per mio figlio, sta a me amare mio figlio. Punto”.
Un racconto che, già allora, aveva segnato il passaggio dalla vergogna all’accettazione totale, anticipando la posizione chiara e pubblica che Wayans continua a ribadire oggi.
Dal rifiuto all’amore incondizionato: la sua esperienza

Wayans aveva parlato pubblicamente del percorso di Kai anche in un’intervista a The Breakfast Club, raccontando come la sua ultima esperienza artistica fosse legata proprio a questa vicenda personale. Il suo special comico, inizialmente intitolato Skittles or Rainbow Child, nasceva come riflessione sul cambiamento vissuto all’interno della famiglia.
“Avevo una figlia che ha intrapreso un percorso di transizione diventando un figlio. Mia figlia ora è Kai”, aveva detto.
Ma il punto centrale del racconto non è mai stato il percorso di Kai, bensì quello del padre: “Non parlo del suo percorso di affermazione di genere, ma della mia transizione come genitore, dall’ignoranza e dalla negazione fino all’amore e all’accettazione incondizionati”.
Una dichiarazione importante, perché sposta il focus dalla persona trans – spesso costretta a giustificarsi – agli adulti, chiamati a mettere in discussione pregiudizi e convinzioni radicate.
L’esempio di Dwayne Wade e Gabrielle Union
Nel podcast We in Miami, Wayans ha commentato anche il percorso pubblico di Dwayne Wade e Gabrielle Union, genitori di Zaya Wade, ragazza trans diventata simbolo di visibilità e sostegno familiare.
Wayans ha sottolineato le difficoltà che molti genitori affrontano, soprattutto all’interno delle comunità nere, dove il tema dell’identità di genere resta spesso un tabù. “Sono orgoglioso che si facciano vedere per loro figlia. Ma soprattutto sono orgoglioso che si facciano vedere come esempio”.
E aggiunge una riflessione più ampia sul valore della famiglia: “La famiglia nera è importante, e qualunque cosa serva per tenere unita la tua splendida e ‘strana’ famiglia nera, è quello che devi fare. Abbiamo bisogno di più eroi così”.
Wayans, nella sua recente intervista, non ha voluto trasformare il figlio in un simbolo, ma rivendicare il diritto di ogni persona a essere amata e protetta, soprattutto all’interno della propria famiglia, dove, ancora oggi, si registra una elevata percentuale di casi di violenza, soprattutto dopo il coming out da parte di persone LGBTQ+.
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