La morte di Renee Nicole Macklin Good, 37enne poetessa, madre di tre figli e residente a Minneapolis, è avvenuta in circostanze controverse il 7 gennaio scorso, quando un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) le ha sparato e uccisa durante un’operazione federale nella zona sud della città. Nel giro di poche ore, la sua uccisione è stata assunta come simbolo di una comunità che rivendica solidarietà e rifiuto della repressione. La moglie, Becca Good, ha affidato a un comunicato pubblico un ritratto intenso e intimo della donna che amava.

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Il ricordo della moglie Becca Good: “La gentilezza irradiava da lei”
Nel comunicato integrale diffuso dopo la morte di Renee, Becca Good ha voluto ringraziare pubblicamente chi sta sostenendo la famiglia, ma soprattutto ha lanciato un appello politico e umano: trasformare il dolore in responsabilità collettiva. La sua dichiarazione è stata ripresa da MPR News:
“Per prima cosa, voglio esprimere la mia gratitudine a tutte le persone che, da ogni parte del Paese e del mondo, hanno contattato per sostenere la nostra famiglia.
La gentilezza degli sconosciuti è il tributo più appropriato perché, se avete mai incontrato mia moglie, Renee Nicole Macklin Good, sapete che, sopra ogni cosa, era gentile. Anzi, la gentilezza irradiava da lei.
Renee brillava. Brillava letteralmente. Non indossava glitter, ma giuro che le uscivano scintille dai pori. Sempre. Potreste pensare che sia solo il mio amore a parlare, ma la sua famiglia diceva lo stesso. Renee era fatta di sole”.
Becca Good ha ricordato anche i tre figli di Renee, definendoli “straordinari”. Il più piccolo, di appena sei anni, aveva già perso il padre prima di perdere anche la madre. “Ora resto io a crescere nostro figlio”, ha proseguito, “e a continuare a insegnargli, come credeva Renee, che ci sono persone che stanno costruendo un mondo migliore per lui”.
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Chi era Renee Nicole Good: poesia, cura e impegno civile
Nata a Colorado Springs con il nome di Renee Nicole Ganger, Macklin Good si era laureata in inglese all’Old Dominion University in Virginia. Nel 2020 aveva vinto un premio dell’Academy of American Poets per la poesia On Learning to Dissect Fetal Pigs, confermando un talento letterario riconosciuto anche in ambito accademico.
Chi l’ha conosciuta in quegli anni la descrive come una studentessa generosa, capace di valorizzare il lavoro altrui e di creare spazi sicuri anche nei contesti più competitivi. Una qualità ricordata anche dal professor Kent Wascom, che l’aveva avuta nel suo primo corso di scrittura creativa, ha ricordato come “fosse incredibilmente calorosa con i suoi pari, generosa nel commentare il loro lavoro, una presenza luminosa che faceva sentire bene le persone”. Anche nei mesi più duri della pandemia, mentre era incinta del figlio più piccolo, Macklin Good continuava a sostenere e incoraggiare chi le stava intorno, persino a distanza.
Ma la poesia, per lei, non era mai disgiunta dalla vita concreta. “Renee viveva seguendo una convinzione fondamentale: nel mondo esiste la gentilezza e dobbiamo fare tutto il possibile per trovarla dove risiede e coltivarla dove ha bisogno di crescere. Renee era cristiana e sapeva che tutte le religioni insegnano la stessa verità essenziale: siamo qui per amarci, prenderci cura gli uni degli altri e mantenerci al sicuro e integri”, ha spiegato la moglie nella sua dichiarazione.
L’arrivo a Minneapolis e il senso di comunità
Poco prima della sua morte, Renee Macklin Good e Becca Good si erano trasferite a Minneapolis con il figlio di sei anni, alla ricerca di una vita più stabile e sicura. Un viaggio lungo, fatto tenendosi per mano in auto mentre il bambino disegnava sui finestrini. “Ovunque fossimo insieme era casa”, ha raccontato Becca Good, “ma qui a Minneapolis c’era un forte senso condiviso che ci stavamo prendendo cura gli uni degli altri”.
È proprio questo senso di responsabilità collettiva che, secondo la moglie, le ha spinte a fermarsi durante l’operazione dell’ICE nel sud della città. Non erano attiviste professioniste né organizzatrici di proteste strutturate: erano vicine di casa. Becca Good ha raccontato quanto davvero successo il 7 gennaio: “Ci siamo fermate per sostenere i nostri vicini. Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le armi”.
La sparatoria durante l’operazione ICE
Secondo i video girati dai presenti, un agente federale avrebbe afferrato la maniglia dell’auto di Macklin Good intimandole di aprire la portiera. Mentre la donna cercava di allontanarsi, un altro agente, identificato successivamente come Jonathan Ross, avrebbe puntato l’arma contro il veicolo e sparato attraverso il parabrezza.
In un filmato diffuso nei giorni successivi, girato dallo stesso agente, si sente Macklin Good dire: “Va bene, amico. Non sono arrabbiata con te”.
L’amministrazione Trump, intanto, ha definito Macklin Good una “terrorista domestica” che avrebbe tentato di investire agenti federali. Una versione contestata dai testimoni oculari e dalle immagini circolate online, che non supportano l’ipotesi di un attacco intenzionale.
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Veglie, proteste e solidarietà globale
Dalla sera stessa della sparatoria, migliaia di persone hanno partecipato a veglie e manifestazioni contro l’ICE a Minneapolis e in altre città statunitensi. Candele, rosari, cartelli con il volto di Renee Macklin Good hanno riempito le strade attorno a Portland Avenue, trasformando il luogo della morte in uno spazio di memoria e resistenza civile.
Anche online la risposta è stata imponente. Una raccolta fondi su GoFundMe, inizialmente pensata per raccogliere 50 mila dollari a sostegno della famiglia, ha superato rapidamente 1,5 milioni di dollari prima di essere chiusa. I messaggi dei donatori arrivano da tutti gli Stati Uniti e dall’estero.
“Mi dispiace che tu abbia perso la vita in modo così insensato solo perché sei stata abbastanza coraggiosa da difendere i tuoi vicini”, scrive uno dei donatori. Un altro aggiunge: “Ti sei schierata per i tuoi vicini e per immigrati come me. Sono devastato per i tuoi figli, che ora devono vivere senza di te”.
L’appello alla comunità
La dichiarazione di Becca Good si chiude con un passaggio che assume il tono di un appello pubblico. La donna invita a non leggere quanto accaduto solo attraverso la lente della rabbia o dello scontro, ma a riconoscere “che le persone che hanno fatto questo avevano paura e rabbia nel cuore” e che proprio per questo “dobbiamo mostrare loro una strada migliore”.
Nel chiedere rispetto per il lutto della famiglia, la moglie di Renee Macklin Good affida alla comunità una responsabilità precisa: custodire il senso della sua vita e della sua morte. “Onoriamo la sua memoria vivendo i suoi valori”, scrive, indicando una direzione netta e politica insieme: rifiutare l’odio, scegliere la compassione, allontanarsi dalla paura e perseguire la pace, respingere la divisione e riconoscere la necessità di stare insieme.



