Renée Good, sua moglie Becca chiede la restituzione del SUV in cui è stata uccisa per l’indagine statale

"Il governo federale non può dichiarare da un lato che non indagherà sulla morte di Renée Good, uccisa a colpi d'arma da fuoco da un agente federale, e dall'altro nascondere prove fondamentali a coloro che cercano la verità". Da 4 mesi l'auto è in mano a chi vuole insabbiare tutto.

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Renée Nicole Good. Nel riquadro la donna, madre queer di tre figli, con sua moglie Becca Good
Renée Nicole Good. Nel riquadro la donna, madre queer di tre figli, con sua moglie Becca Good
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Il 7 gennaio scorso Renée Good, poetessa queer, veniva uccisa a sangue freddo nel cuore di Minneapolis dall’agente dell’ICE Jonathan Ross. Renee e sua moglie Becca Good stavano tornando a casa dopo aver accompagnato il figlio di 6 anni a scuola. Si erano fermate lungo Portland Avenue, nella zona sud di Minneapolis, per osservare e protestare contro l’attività dell’ICE. Renée era a bordo della sua auto, circondata dagli agenti, mentre Becca era scesa per riprendere con lo smartphone quanto stava avvenendo. Renée era in procinto di andarsene quando l’agente Ross le ha sparato 3 colpi in testa, negandole un soccorso immediato di un medico presente sulla scena che avrebbe potuto salvarle la vita.

La settimana successiva l’allora Vice Procuratore Generale e ora Procuratore Generale ad interim Todd Blanche affermò che non vi erano i presupposti per un’indagine penale per violazione dei diritti civili, proteggendo l’agente Jonathan Ross e infangando Renée Good, definita in più occasioni una “pericolosa estremista” dall’ex Segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem.

Becca Good vuole l’auto di sua moglie Renée per investigare sulla sua morte

Renée Nicole Good Becca Good
Renée Nicole Good e Becca Good

Venerdì 24 aprile Becca Good, moglie di Renée, ha presentato un’istanza per ottenere l’accesso alla Honda Pilot del 2014 che Renée stava guidando quando è stata uccisa, perché ancora oggi sigillata e mai esaminata. L’istanza di Becca sottolinea come da quel fatidico 7 gennaio 2026 il governo federale abbia ripetutamente ignorato le richieste della famiglia di consegnare le prove, incluso il SUV. Sia alla famiglia Good che al Minnesota Bureau of Criminal Apprehension è stato impedito l’accesso al veicolo.

L’avvocato della famiglia Good, Antonio Romanucci, ha dichiarato a MPR News: “Il governo federale non può dichiarare da un lato che non indagherà sulla morte di Renée Good, uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente federale, e dall’altro nascondere prove fondamentali a coloro che cercano la verità”. “È molto probabile che all’interno del veicolo ci siano frammenti di proiettile o proiettili. Potrebbero esserci bossoli finiti all’interno dell’auto. Potrebbero esserci altre prove all’interno del veicolo… Avviare un’indagine per violazione dei diritti civili contraddirebbe le false affermazioni del presidente secondo cui Renée avrebbe investito ‘violentemente, volontariamente e con ferocia’ l’agente dell’ICE che l’ha uccisa“.

L’avvocato Kevin Riach ha ricordato come il governo federale non abbia alcun diritto nel trattenere la Honda Pilot del 2014, acquistata congiuntamente da Renee e Becca Good nel febbraio 2024 con oltre 135.000 miglia sul contachilometri.

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10 giorni dopo la sparatoria un investigatore che collabora con gli avvocati della famiglia Good ha chiesto all’ufficio dell’FBI di Minneapolis informazioni sulla restituzione del veicolo. Non hanno mai ricevuto alcuna risposta. Gli avvocati di Good hanno scritto un’altra lettera il 3 febbraio, questa volta all’FBI, al Dipartimento di Giustizia, all’ufficio del procuratore degli Stati Uniti del Minnesota, al Dipartimento per la Sicurezza Interna e all’ICE. Non hanno ricevuto risposta. Anche le telefonate e le email inviate dagli avvocati a metà marzo sono rimaste senza risposta.

Becca Good non ha intentato una causa per omicidio colposo, ma subito dopo la morte della moglie si è rivolta allo studio legale Romanucci & Blandin, lo stesso che aveva rappresentato la famiglia di George Floyd dopo il suo omicidio, nel 2020 ,da parte della polizia di Minneapolis, ottenendo un risarcimento record di 27 milioni di dollari dalla città.

Il mese scorso la procuratrice della contea di Hennepin, Mary Moriarty, e il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, hanno citato in giudizio il governo federale nel tentativo di ottenere prove relative agli omicidi di Renee Good e Alex Pretti, e a una terza sparatoria in cui un agente dell’ICE ha sparato e ferito Julio Sosa-Celis.

Fortunatamente ci sono i video a testimoniare l’omicidio di Renée Good, che è stata colpita dall’agente Jonathan Ross mentre a bordo della propria auto tentava di allontanarsi. Il governo Trump sostiene che l’agente abbia agito per legittima difesa, perché Renée lo stava “per investire”. Tutti i filmati smentiscono questa ricostruzione, ma nell’America di Donald Trump gli acenti ICE sono di fatto al di sopra della legge. Anche l’omicidio di Alex Pretty, infermiere di 37 anni ucciso mentre brandiva uno smartphone, non ha avuto alcuna conseguenza legale.

Le ultime parole di Good, sorridente mentre si rivolgeva al suo assassino, sono state “va bene, amico, non sono arrabbiata con te“. Lui l’ha insultata e poi l’ha uccisa. Dopo quasi 4 mesi nessuna indagine è stata avviata, con l’amministrazione trumpiana autrice di un insabbiamento alla luce del sole.

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