Minneapolis ricorda Renee Good, le parole di sua moglie e di sua sorella: “Celebriamo la sua gentilezza, l’umorismo, il suo calore”

Ad un mese dal suo omicidio la città è scesa in piazza per celebrare Renee Good, uccisa dall'ICE e diffamata dalla Casa Bianca.

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Renée Nicole Good. Nel riquadro la donna, madre queer di tre figli, con sua moglie Becca Good
Renée Nicole Good. Nel riquadro la donna, madre queer di tre figli, con sua moglie Becca Good
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Poco più di un mese fa, era il 7 gennaio, Renee Good veniva uccisa da un agente del servizio federale Controllo Immigrazione e Dogane (ICE) nel cuore di Minneapolis, in Minnesota. Le immagini dell’omicidio a sangue freddo di Renee, in auto sorridente mentre provava ad andare via dal posto di blocco nel centro città, hanno fatto il giro del mondo insieme a quelle di Alex Pretti, ucciso perché aveva in mano uno smartphone, con la Casa Bianca che ha da subito a provato a colpevolizzarla, etichettandola come una “pazza estremista di sinistra”, un’agitatrice che aveva provato ad investire un agente. Mentendo spudoratamente.

Renee Good, commemorazione a Minneapolis

Renée Nicole Good Becca Good
Renée Nicole Good e Becca Good

Trentasettenne cittadina statunitense, madre e poetessa queer, Renee Good era ancora viva quando è stata colpita da almeno tre pallottole, ma gli agenti ICE hanno negato ad un medico di soccorrerla. Ebbene un mese dopo Minneapolis ha voluto ricordare Renee, con Becca Good, sua moglie, che si è concessa la prima apparizione pubblica dopo l’uccisione dell’amata partecipando ad una cerimonia commemorativa al Powderhorn Park di Minneapolis.

Becca Good non ha parlato alla cerimonia, ma la rabbina Arielle Lekach-Rosenberg ha letto una sua dichiarazione. Questa la sua completa dichiarazione, pubblicata da Minnesota Public Radio:

“Minneapolis mi ha dimostrato che anche nel mezzo del dolore e della paura, le persone continuano a sostenersi a vicenda. Per questo voglio ringraziarvi. Grazie a questa incredibile comunità per essersi dimostrata sempre presente, organizzando cibo e passaggi in auto, assicurandosi che i nostri figli andassero a scuola, controllando i vicini e rimanendo uniti al freddo e al gelo. Sono così orgogliosa di poter chiamare Minneapolis casa mia. Renee non è stata la prima persona uccisa, e non è stata l’ultima. Conoscete il nome di mia moglie e conoscete il nome di Alex, ma ci sono molte altre persone in questa città che stanno subendo danni e che non conoscete: le loro famiglie stanno soffrendo proprio come la mia. Sono vicini, amici, colleghi, compagni di classe. E dobbiamo conoscere anche i loro nomi. Perché questo non dovrebbe succedere a nessuno. Renee si è sempre presentata – come volontaria, insegnante, mamma, amica – sempre aiutando, rendendo le cose un po’ migliori per gli altri. Vedere il mondo ora celebrare le parti di lei che ho sempre conosciuto – la gentilezza, l’umorismo, il calore – mi ricorda il suo spirito. Renee ed io credevamo che se avessimo vissuto ogni giorno nel mondo come desideravamo, avremmo potuto costruire per rendere quel mondo una realtà. Quindi lo faccio ogni giorno – e ogni sera, quando bacio mio figlio prima di andare a letto e gli dico che le cose andranno meglio”.

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La sorella di Renee Good, Annie Ganger, ha così preso parola alla cerimonia: “Noi che non viviamo in questa zona del Minnesota vediamo questo potente lavoro che state facendo nonostante le resistenze, e ci ha incoraggiato a immergerci nelle vostre comunità”. “Siamo così orgogliosi. La mia famiglia vi è così grata. Grazie per essere la casa di mia sorella. Renee era davvero esilarante”. “Ogni volta che le parlavo, ridevo fino a piangere e sa buffare, ma lei piangeva e sbuffava con me“, ha ricordato Annie. “Penso che il consiglio di Renee in questo momento sarebbe di prenderci cura di noi stessi, di prenderci cura dei nostri vicini”. “Facciamoci aiutare dai nostri vicini, riposatevi, mangiate, giocate e siate presenti.”

I fratelli di Renee al Congresso

I fratelli di Renee Good, Luke e Brent Ganger, hanno invece testimoniato martedì scorso davanti ai membri democratici del Congresso, sottolineando come “la cosa più importante che possiamo fare oggi è aiutare questa commissione a capire chi era Renee e che splendida americana abbiamo perso“. “Renee è stata uccisa in modo assurdo e inutile. Speravamo che cambiasse qualcosa nel Paese, ma non è stato così”.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta portando avanti un’indagine sulla morte di Alex Pretti, ma incredibilmente non su quella di Renee Good. Nei giorni scorsi Trump ha ribadito il proprio sostegno all’ICE e precisato che sia Alex che Renee “non erano angeli”, continuando ad infangare la loro memoria senza vergogna alcuna.

Laika e l’opera contro l’ICE a Milano

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Alla vigilia della giornata di apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, la scorsa settimana è apparsa davanti alla sede del CONI in viale Tiziano a Roma la nuova opera della street artist Laika, dal titolo “ICE OUT!.”

Il poster ritrae un agente dell’ICE che spara a uno ski jumper e una montagna rovesciata con il logo dei Giochi Olimpici, in cui il cerchio rosso si trasforma in un mirino.

La presenza dell’agenzia anti-immigrazione è inammissibile“, ha dichiarato l’artista. “Negli ultimi mesi tutto il mondo ha visto il suo vero volto: squadracce alle dipendenze di Trump, razziste e violente, che compiono veri e propri rastrellamenti in stile Gestapo. Sono coloro che hanno sparato in volto a Renee Good, che hanno crivellato di colpi l’infermiere Alex Pretti e che hanno arrestato Liam Conejos Ramos, un bambino di soli cinque anni”.

Secondo Laika, con la presenza dell’ICE ai Giochi si uccidono valori fondamentali della Carta Olimpica, come la solidarietà e la lotta alle discriminazioni, valori che affermano il principio secondo cui lo sport è al servizio dello sviluppo armonico dell’uomo, per favorire l’avvento di una società pacifica impegnata a difendere la dignità umana. L’artista ha infine criticato il presidente del CONI Giovanni Malagò e quella del CIO Kirsty Coventry: “Mi fa rabbia che il CIO e CONI non abbiano preso una posizione netta e coerente con i propri valori e si siano girati dall’altra parte minimizzando la questione in quanto competenza esclusiva degli Stati e dei governi. Oggi tutto il mondo dello sport, e non solo, sta alzando la voce: non c’è spazio per razzismo, violenza o per chi minaccia la democrazia. La ‘magia dello spirito olimpico’ passa anche da questo“.

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