Lea Blattner, co-presidente dei Giovani Evangelici e membro dei vertici del PEV (Partito Evangelico Svizzero, EVP in tedesco), ha annunciato con un post su Instagram le proprie dimissioni. La giovane politica basilese ha deciso di compiere pubblicamente un passo indietro, motivando la scelta con un vissuto di odio, rifiuto e minacce ricevute dopo il suo coming out. Una decisione che, come sottolinea lei stessa, non rappresenta una presa di distanza dai valori del partito, ma nasce dalla mancanza di adeguati meccanismi di protezione nel contesto politico.
A partire da aprile, Blattner lascerà il ruolo di co-presidente dei Giovani Evangelici, nonché il comitato direttivo del PEV e il comitato cantonale del Partito Evangelico del Canton Basilea Campagna. Il partito ha reagito annunciando un’analisi interna del caso e condannando apertamente ogni forma di odio e minaccia.
In questo articolo
Lea Blattner: l’annuncio delle dimissioni
“Dopo attenta riflessione, rassegnerò le dimissioni dai miei incarichi nei Giovani PEV e nel PEV in occasione dell’assemblea generale ordinaria”, scrive Blattner nel primo messaggio pubblico su Instagram, accompagnato da un ringraziamento al partito “per il tempo, perlopiù molto bello e prezioso, e per tutto ciò che ho potuto imparare”.
Ma è nel carosello che accompagna il post che emergono le ragioni profonde della scelta. “Quando l’impegno politico diventa un peso, servono delle conseguenze”, afferma la giovane politica, spiegando come la decisione sia maturata “dopo una lunga riflessione e numerosi colloqui” e sia il risultato di “un processo protratto nel tempo che mi ha fortemente appesantita e che non sono più in grado di sostenere”.
Blattner sottolinea più volte quanto il passo indietro le costi, proprio perché il PEV, molte delle persone che ne fanno parte e i valori condivisi “mi stanno a cuore da molto tempo”.
Visualizza questo post su Instagram
Odio, rifiuto e minacce dopo il coming out
Il nodo centrale della vicenda riguarda ciò che Blattner racconta di aver vissuto dopo aver fatto coming out all’interno del partito. “Dal mio coming out ho ricevuto all’interno del PEV e del suo ambiente molto affetto, ma anche ripetuti episodi di rifiuto e odio”, scrive, aggiungendo di aver ricevuto anche “minacce (di morte), il cui contenuto lascia intendere che provengano da persone vicine al partito”.
Un passaggio cruciale riguarda la natura di questi attacchi: “Questi attacchi non erano rivolti al mio lavoro politico o alle mie posizioni, ma a me come persona queer”. Le conseguenze, racconta Blattner, sono state profonde: “Queste esperienze non sono state solo difficili, ma profondamente sconvolgenti. Per un lungo periodo hanno messo in discussione la mia sicurezza, intaccato la mia salute psicologica e minato la mia fiducia negli ambienti politici come luoghi di protezione”.
Visualizza questo post su Instagram
Sicurezza e salute mentale “non negoziabili”
Nel suo racconto, Lea Blattner respinge l’idea di una resa o di un abbandono impulsivo. “Ho cercato di andare avanti, di resistere, di distinguere”, scrive. Ma arriva un punto di rottura: “A un certo punto è diventato chiaro che questa situazione aveva lasciato segni profondi. Mi ha sfinita e in parte spezzata”.
Da qui una presa di posizione netta: “L’impegno politico ha bisogno di condizioni quadro sicure. Per me sicurezza e salute mentale non sono negoziabili”. Le dimissioni, chiarisce, “non equivalgono a una presa di distanza dai valori fondamentali del PEV”, che continua a condividere. La responsabilità, piuttosto, viene ricondotta a contesti in cui “i meccanismi di protezione non hanno funzionato a sufficienza”.
“Non si tratta di un’accusa”, precisa Blattner, “ma della domanda su come la responsabilità all’interno delle strutture possa essere esercitata in modo più affidabile”.
Un’esperienza che va oltre il PEV
Uno degli aspetti più rilevanti del messaggio di Blattner è il tentativo di sottrarre la sua scelta a una lettura esclusivamente personale. “Queste dimissioni non sono un passo puramente personale, ma l’espressione di un’esperienza che rimanda a una sfida più profonda nello spazio politico, non solo all’interno del PEV”.
Il riferimento è alla distanza tra i valori proclamati e le pratiche concrete: “I partiti che si impegnano per la dignità umana, la responsabilità e la tutela delle persone sono chiamati, ancora e ancora, a rendere vivi questi valori anche nel proprio modo di stare insieme”.
La credibilità politica, aggiunge, “cresce laddove, di fronte a ferite, svalutazioni o minacce, si guarda in faccia la realtà, si condivide la responsabilità e la protezione viene pensata, costruita e sviluppata con cura anche all’interno delle proprie strutture”.
Gratitudine e solidarietà all’interno del partito
Accanto alla denuncia, nel racconto di Blattner trovano spazio anche parole di riconoscenza. “Allo stesso tempo sono grata per il sostegno che ho ricevuto all’interno del PEV e dei Giovani PEV”, scrive, ricordando “molte persone aperte, impegnate e solidali, che hanno preso posizione con chiarezza e mi hanno dato supporto”.
In particolare, sottolinea il ruolo del direttivo dei Giovani PEV, “disposto a percorrere questo cammino con me e a sostenermi ripetutamente”. Una solidarietà che definisce “colma di affetto” e “decisiva” nei momenti più difficili. Per questo le dimissioni sono anche “un addio a persone che mi sono diventate care e a un luogo politico che per lungo tempo ha avuto per me un grande significato”.
Perché rendere pubblica la decisione
La scelta di rendere pubblica la vicenda è dichiaratamente politica. “Ho scelto consapevolmente di rendere pubblica questa decisione perché mi stanno a cuore le persone che verranno dopo di me”, spiega Blattner. “Le persone queer continueranno a far parte dell’EVP anche in futuro”.
L’obiettivo è chiaro: contribuire a creare le condizioni affinché “possano assumere responsabilità politiche senza ulteriori pressioni” e perché “l’impegno politico resti possibile senza che la propria identità diventi un peso”. Dare un nome ai problemi, secondo Blattner, è un modo per affrontarli prima che diventino insostenibili.
La reazione del PEV
Il PEV ha reagito con un comunicato ufficiale, esprimendo “profonda solidarietà” a Lea Blattner e accogliendo le dimissioni “con rammarico”, fa sapere Bazonline. Il partito ha annunciato l’intenzione di analizzare quanto accaduto, con l’obiettivo di garantire che “tutti i membri possano sentirsi rispettati e al sicuro al suo interno”.
“In quanto partito impegnato nell’amore per il prossimo, il PEV condanna ogni forma di odio e di attacchi personali”, si legge nella nota. In accordo con Blattner, verranno verificati i messaggi che l’hanno colpita e, qualora i mittenti risultassero membri del partito, “saranno adottati i passi necessari”.
Il comunicato fa riferimento anche a una lettera anonima ricevuta da Blattner, contenente una presunta minaccia di violenza e una richiesta di uscita dal partito. Se l’autore o l’autrice fosse effettivamente un membro del PEV, la direzione inviterebbe la sezione competente ad avviare una procedura di espulsione. Le minacce contro esponenti politici, ribadisce il partito, “sono profondamente antidemocratiche e costituiscono un reato grave”.

