Il Tribunale di Milano è intervenuto ufficialmente nel caso che coinvolge Fabrizio Corona e Alfonso Signorini, emettendo un’ordinanza datata 26 gennaio che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico.
Il provvedimento ha accolto il ricorso presentato dai legali di Signorini, imponendo a Corona la rimozione di contenuti ritenuti diffamatori e il divieto di pubblicarne di nuovi sullo stesso tema.
Una decisione che, nei fatti, non ha fermato l’ex paparazzo. Poche ore dopo, infatti, Corona ha caricato sul proprio canale YouTube una nuova puntata di Falsissimo, ancora più articolata e polemica.
Una mossa che ha spinto Mediaset a intervenire pubblicamente, prima con un comunicato stampa e poi con una presa di posizione formale durante il TG5.

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Caso Signorini-Corona: Iil comunicato Mediaset letto al TG5
In diretta, Cesara Buonamici ha dato lettura della nota ufficiale dell’azienda:
“La sentenza che il Tribunale Civile di Milano ha emesso sul caso di Fabrizio Corona, conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge. Conforta poi il fatto che possano finalmente essere chiamate a rispondere di diffamazione le grandi piattaforme che lucrano profitti sfruttando l’odio e il discredito online”.
Nel comunicato non manca un appello diretto alla politica:
“Chiediamo al Parlamento l’adozione di norme più stringenti per punire chi si traveste da giornalista nell’esercizio di attività che niente hanno a che fare con l’informazione che è un bene primario tutelato dalla Costituzione”.
Per chi non avesse letto il comunicato stampa #Mediaset
Cesara al #tg5 : pic.twitter.com/PxfUkvGmTX— yonni (@yonni725) January 27, 2026
Sui social network, la reazione è stata immediata e polarizzata. Da una parte chi sostiene la decisione del Tribunale come necessaria tutela contro la diffamazione. Dall’altra chi parla apertamente di limitazione della libertà di espressione e di precedente pericoloso.
In questo clima si inserisce l’editoriale di Marco Travaglio, che ha criticato duramente il provvedimento:
“È curioso che prima lo si punisse perché i suoi scoop li usava per non pubblicarli, ricattando la gente, e ora lo si punisca perché li pubblica, facendo infuriare gente che pagherebbe oro per non vederli pubblicati. Ieri un giudice civile di Milano gli ha praticamente tappato la bocca, ordinandogli di rimuovere tutti i contenuti su Signorini e vietandogli di diffonderne di nuovi.
E non per qualche reato già commesso, ma per quelli che potrebbe commettere in futuro. Cioè perché Signorini e Mediaset hanno chiesto che non parli di loro. Una bella pretesa, che però si chiama censura preventiva. Si dirà: ma Corona non è un giornalista. E di grazia, dove sta scritto che nel villaggio iperglobale dei social possono parlare di Mediaset e di Signorini soltanto i giornalisti?”.
Marco Travaglio nel suo editoriale ha servito e asfaltato signorini e Mediaset dopo la folle decisione di fare una CENSURA PREVENTIVA nei confronti di Fabrizio Corona. pic.twitter.com/MmLndVJ33g
— _97 ❄️ (@zabetta97) January 27, 2026
Travaglio e il ricordo di Vittorio Corona
Nella docuserie Io sono notizia, Travaglio ha anche ricordato con emozione Vittorio Corona, padre di Fabrizio, suo amico e collega:
“Il fatto che Vittorio Corona venga oggi ricordato come ‘il papà di Fabrizio’ dimostra che l’etica e il talento non hanno più cittadinanza in Italia”.
E aggiunge:
“Io a Fabrizio, nonostante quello che fa e quello che dice anche di me, non posso non volergli un pochino di bene, perché per me è quel ragazzino con la borsa dell’Inter insieme a Vittorio”.
Il punto di vista opposto: Selvaggia Lucarelli
Di segno opposto la posizione di Selvaggia Lucarelli, che ha difeso l’ordinanza del Tribunale di Milano. Nella newsletter Vale tutto, attraverso un long form firmato da Marco Bellandi Giuffrida, Lucarelli ha chiarito che non si tratterebbe di censura, ma di applicazione dei limiti previsti dal diritto di cronaca.
Secondo questa lettura, il ricorso d’urgenza è uno strumento legittimo per evitare che il danno derivante da affermazioni diffamatorie continui ad ampliarsi. Nell’estratto pubblicato si legge:
“L’ordinanza – firmata dal giudice Roberto Pertile, presidente della Sezione Prima Civile – lungi dall’essere un provvedimento censura nei confronti di Fabrizio Corona rappresenta invece l’applicazione rigorosa dei limiti del diritto di cronaca e di critica previsti nel nostro ordinamento.
[…]
Dunque l’inibitoria disposta dal Tribunale non configura una censura di stampa, bensì un legittimo provvedimento a tutela di diritti fondamentali altrui di fronte a un abuso della libertà di espressione”.
Gay.it intervista Gianluca Martone: il confine resta aperto
Resta però aperta una questione che va oltre il singolo caso. Come Gay.it, attraverso il direttore Giuliano Federico, abbiamo raccolto il parere di Gianluca Martone, esperto di web reputation, che pone l’accento su un nodo strutturale del sistema informativo:
“Se quelle informazioni le avesse pubblicate un quotidiano, oggi staremmo parlando di diritto di cronaca, non di censura preventiva. Ed è una domanda che chiama in causa tutto il sistema dell’informazione, non solo questo singolo caso”.
Un tema che continuerà a far discutere, perché riguarda non solo Corona, Signorini o Mediaset, ma il modo in cui oggi si definiscono confini, responsabilità e poteri nell’informazione digitale.
