Chiara Francini presenta i Rainbow Awards 2026: perché i suoi libri hanno conquistato la comunità LGBTQIA+ e l’intervento (spiegato) ad Atreju

Il 2 febbraio Chiara Francini condurrà i Rainbow Awards 2026: perché i suoi romanzi - da "Mia madre non lo deve sapere" a "Le querce non fanno limoni" - hanno fatto breccia nella comunità LGBTQIA+.

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Chiara Francini presenta i Rainbow Awards 2026
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Chiara Francini non è solo un volto noto del cinema e del teatro italiano. Negli ultimi anni ha costruito una seconda identità, quella di scrittrice, pubblicando con Rizzoli una serie di romanzi che hanno saputo intercettare il gusto di lettori molto diversi tra loro. Ma c’è un pubblico in particolare che ha riconosciuto nelle sue pagine qualcosa di importante: la comunità LGBTQIA+.

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Chiara Francini: una penna che racconta famiglie fuori dagli schemi

Tra il 2017 e oggi, Francini ha dato alle stampe sei libri. Si parte con Non parlare con la bocca piena, commedia sentimentale che mette in scena il ritorno della protagonista nella casa di famiglia dopo una delusione d’amore. Segue Mia madre non lo deve sapere (2018), che approfondisce il microcosmo familiare già introdotto nel primo romanzo.

Un anno felice (2019) cambia registro e si addentra nel territorio di una relazione tossica, mentre Il cielo stellato fa le fusa (2020) costruisce una storia corale ambientata in una villa toscana, con echi del Decameron. Nel 2023 arriva Forte e Chiara, autobiografia sincera dove l’autrice si mette a nudo parlando di fragilità, sogni e desiderio di maternità.

L’ultimo lavoro, Le querce non fanno limoni (2025), è una saga che attraversa mezzo secolo di storia italiana seguendo le vicende di Delia, ex partigiana, e della sua famiglia.

Due papà, una figlia: l’omogenitorialità entra in libreria

È soprattutto con Mia madre non lo deve sapere che Chiara Francini ha toccato un nervo scoperto. La protagonista del romanzo è cresciuta da due padri, Giancarlo e Angelo, in una famiglia arcobaleno raccontata senza didascalismi o buonismi di maniera.

Il libro affronta con leggerezza e profondità l’omogenitorialità, la gestazione per altri e il concetto stesso di cosa significhi essere madre o padre.

Non si tratta di un manifesto militante, ma di un ritratto realistico che restituisce la complessità delle relazioni affettive contemporanee.

E proprio per questo ha funzionato: perché le famiglie arcobaleno non sono presentate come eccezioni da celebrare, ma come parte del tessuto sociale, con le loro gioie e le loro fatiche.

Anche negli altri romanzi compaiono personaggi LGBTQIA+, relazioni non tradizionali, configurazioni familiari che rispecchiano la società reale molto più di quella idealizzata. Chiara Francini ha portato queste storie nel mainstream senza farne un tema a sé stante, ma integrandole nel flusso del racconto.

La polemica su Atreju: “I diritti crescono nella luce, non nei pozzi”

Il 13 dicembre 2025, Chiara Francini ha partecipato al Festival di Atreju per presentare Le querce non fanno limoni. Una scelta che ha fatto discutere e che ha sollevato critiche all’interno della comunità LGBTQIA+.

Come poteva un’autrice sensibile ai temi dei diritti civili portare un libro sulla Resistenza e l’antifascismo proprio in quella kermesse?

La risposta è arrivata direttamente da lei, in un articolo pubblicato su La Stampa. “Vai ad Atreju: ‘sei dei loro’, sei fascista. Vai alla Festa dell’Unità: sei comunista”, ha scritto Francini, denunciando quello che definisce un “bipolarismo povero, piccino, che confonde la politica con il tifo”.

La sua posizione è stata netta: i diritti non si difendono chiudendosi in una comfort zone, ma portando le proprie idee anche dove sembrano fuori posto. “Le battaglie che contano – quelle per i diritti delle donne, delle persone omosessuali, transgender, dei malati, dei poveri, degli ultimi – non avanzano quando ci si rintana. Avanzano quando ci si espone”, ha spiegato. “I diritti crescono nella luce. Non nei pozzi”.

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Per Francini, il dialogo è “la forma più alta di responsabilità”, anche quando significa rischiare di essere fraintesi o contestati. E la sua presenza ad Atreju, con un libro che parla di Resistenza e fascismo storico, rappresenta esattamente questo: la volontà di portare parole che “fanno attrito” anche dove potrebbero risultare scomode.

Intervistata dall’HuffingtonPost, Chiara Francini ha aggiunto:

“Credo che il dialogo salvi il mondo. Con il libro sono andata alla Festa dell’Unità, alla festa del quotidiano Domani, sono andata nelle scuole, nelle piazze e nei teatri. E quando mi hanno invitato a portare un romanzo che parla degli abomini del fascismo ad Atreju ci sono andata perché bisogna andare dove le parole fanno attrito.

Io sono un’idealista, la politica è l’atto di maggior generosità e altruismo che si possa fare. Non focalizziamoci sui bipolarismi sterili che non fanno progredire. Solo la conoscenza ci può liberare”.

Il 2 febbraio sul palco dei Rainbow Awards

Non stupisce, quindi, che il 2 febbraio 2026 Chiara Francini salirà sul palco del Teatro Brancaccio di Roma per condurre, insieme ad Alessio Marzilli, la quarta edizione dei Rainbow Awards.

La kermesse è diventata un appuntamento fisso per la comunità LGBTQIA+ italiana, un momento per celebrare chi si distingue nella promozione dei diritti, della visibilità e dell’inclusione.

La scelta di Francini come conduttrice non è casuale. È una figura che ha saputo costruirsi una credibilità trasversale: amata dal pubblico generalista, ma rispettata anche da chi cerca contenuti più scomodi. Il suo modo di esporsi pubblicamente, sia come autrice sia come personaggio pubblico, ha sempre mostrato attenzione verso le identità plurali e le libertà individuali.

Storie che includono senza forzare

Il contributo di Chiara Francini alla cultura LGBTQIA+ non passa da prese di posizione eclatanti, ma da qualcosa di più sottile e forse più efficace: la capacità di raccontare storie dove la diversità è un dato di fatto, non un problema da risolvere o un messaggio da veicolare.

I suoi libri si rivolgono a tutti, ma includono naturalmente la comunità LGBTQIA+ dentro un immaginario più ampio e realistico. Famiglie allargate, amori non conformi, desideri che non rientrano nelle aspettative sociali: tutto questo entra nelle sue pagine con la forza della normalità.

Ed è forse proprio questo il suo merito più grande: aver fatto entrare la pluralità affettiva e familiare dentro una letteratura popolare, accessibile, capace di parlare a tutti senza perdere di vista chi, troppo spesso, fatica ancora a vedersi rappresentato.

© Riproduzione riservata.

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