Le indagini sulle molestie omofobe denunciate da un uomo di 39 anni a Civitella Roveto, nella Marsica, entrano in una fase decisiva. Dopo anni di minacce, sassate contro le finestre di casa e telefonate anonime cariche di insulti, la Procura per i minorenni dell’Aquila ha iscritto nel registro degli indagati un ragazzo di 16 anni, come confermato anche da Il Centro. Secondo quanto emerso finora, il giovane avrebbe iniziato a collaborare, facendo i nomi di altri presunti responsabili. Tra loro potrebbe esserci anche un maggiorenne.
Un passaggio importante in una vicenda che la vittima ha deciso di rendere pubblica solo dopo una lunga escalation di violenze, scegliendo infine la strada della denuncia.
In questo articolo
- 1 Civitella Roveto, le indagini sulle molestie omofobe proseguono: le novità
- 2 Anni di molestie, poi la denuncia: la paura per la famiglia
- 3 Telefonate anonime e insulti omofobi: cosa emerge dagli atti
- 4 Nessun nuovo episodio dopo la denuncia
- 5 Nessuna scusa, per ora. Segnali di vicinanza dalla comunità
- 6 Il ruolo degli adulti e l’ombra di un maggiorenne
Civitella Roveto, le indagini sulle molestie omofobe proseguono: le novità
A confermare l’avanzamento delle indagini è la stessa vittima, che in questi giorni è rimasta in contatto con le forze dell’ordine. A Gay.it l’uomo riferisce che gli inquirenti avrebbero già ricostruito l’origine delle telefonate anonime e identificato chi, nel tempo, avrebbe lanciato sassi e bottiglie di vetro contro le finestre della sua abitazione.
Secondo quanto raccontato, il sedicenne indagato starebbe “facendo i nomi degli altri responsabili”, mentre gli accertamenti sono ancora in corso. La Procura punta ora a chiarire il quadro complessivo e le responsabilità individuali, anche alla luce del fatto che gli episodi non sarebbero riconducibili a una singola persona, ma a un gruppo.
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Anni di molestie, poi la denuncia: la paura per la famiglia

La storia, emersa pubblicamente nei mesi scorsi, riguarda una persecuzione durata anni. Telefonate anonime, spesso mute o cariche di insulti omofobi, minacce esplicite, rumori notturni, oggetti lanciati contro la casa. Un clima di intimidazione che ha spinto l’uomo a denunciare non solo per sé, ma per proteggere i propri familiari.
“Non agisco solo per me. Io solitamente tendo a farmi scivolare tutto addosso. Ma ho paura per la mia famiglia”, aveva dichiarato in precedenza. Il padre dell’uomo è malato da tempo e, nonostante questo, le offese non avrebbero risparmiato né lui né la moglie.
Un dettaglio che restituisce la dimensione umana di una vicenda che va oltre il singolo bersaglio e colpisce l’intero nucleo familiare.
Telefonate anonime e insulti omofobi: cosa emerge dagli atti
Secondo quanto riportato nella denuncia depositata ai Carabinieri, e visionata in precedenza anche da Gay.it, le telefonate anonime si sarebbero intensificate tra novembre e dicembre. Alcune chiamate sarebbero partite da numeri reali, altre da utenze private. In più occasioni, la vittima avrebbe registrato le conversazioni, fornendo materiale utile agli investigatori.
Tra le frasi riportate, insulti omofobi espliciti e minacce fisiche, come: “Ti facciamo cascare dalle scale”. Parole che configurano una minaccia concreta e non un semplice insulto verbale, inserendosi in un quadro di molestie aggravate dalla discriminante dell’odio.
Nessun nuovo episodio dopo la denuncia
Un dato rilevante, emerso nel dialogo con la vittima, riguarda la situazione attuale. Dopo la denuncia e l’avvio delle indagini, non si sarebbero verificati nuovi episodi violenti.
Alla domanda su eventuali ulteriori intimidazioni, l’uomo risponde che “non ce ne sono più stati”. Un segnale che conferma quanto la denuncia e l’attenzione pubblica possano avere un effetto immediato sul contenimento delle violenze, anche se il percorso giudiziario è ancora in corso.
Le forze dell’ordine continuano comunque a monitorare la situazione: la vittima riferisce di essere stata contattata nuovamente nei giorni scorsi per verificare se gli episodi fossero proseguiti.
Nessuna scusa, per ora. Segnali di vicinanza dalla comunità
Nonostante l’individuazione di alcuni presunti responsabili, alla vittima e alla sua famiglia non sono ancora arrivate scuse. Un’assenza che pesa, soprattutto dopo anni di paura e silenzio.
“Ancora no, non so se accadrà tutto a fine indagine”, spiega l’uomo. Un passaggio che apre una riflessione più ampia: al di là delle conseguenze penali, resta il tema della responsabilità sociale ed educativa, soprattutto quando tra gli indagati figurano minorenni.
Dopo che la vicenda è diventata pubblica, dalla comunità di Civitella Roveto sono arrivati segnali di vicinanza alla vittima. Un sostegno che, secondo quanto riferito dall’uomo, si è manifestato sia a livello istituzionale sia umano.
Alla domanda se, dopo la denuncia, fossero arrivati messaggi di solidarietà, la risposta è chiara: “Dal Comune e dalla comunità sì”. Un elemento che segna una differenza rispetto agli anni precedenti, vissuti nel silenzio e nella paura, e che accompagna l’attuale fase dell’indagine.
Il ruolo degli adulti e l’ombra di un maggiorenne
Tra gli elementi più delicati emersi negli ultimi giorni c’è la possibile presenza di un maggiorenne coinvolto negli episodi. Un aspetto che, se confermato, cambierebbe ulteriormente il peso della vicenda, chiamando in causa non solo dinamiche giovanili, ma anche modelli adulti e responsabilità più ampie.
Al momento, l’identità delle persone coinvolte non è nota e le indagini restano coperte da riserbo. Ma il solo fatto che si ipotizzi la partecipazione di un adulto solleva interrogativi sul contesto in cui l’odio omofobo si sviluppa e viene trasmesso.
La vicenda di Civitella Roveto non è un episodio isolato. Come altri casi emersi negli ultimi mesi in Abruzzo e in altre regioni, racconta un’Italia in cui l’orientamento sessuale – reale o presunto – può ancora trasformarsi in un bersaglio.
L’indagine in corso rappresenta un passaggio cruciale, ma non sufficiente da solo. La vittima lo dice chiaramente: l’auspicio non è solo che “ci siano conseguenze legali”, ma che chi ha agito “abbia imparato la lezione”.

