Marsica, nuovo feroce caso di omofobia: anni di minacce, sassate e insulti: “Fr*cio, ti facciamo cascare dalle scale”, giovane denuncia

Civitella Roveto, giovane perseguitato da anni con insulti, sassate e minacce omofobe. Denuncia ai Carabinieri: ricostruita l’escalation di odio.

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A Civitella Roveto, piccolo centro della Marsica, un ragazzo ha denunciato di essere vittima da anni di aggressioni, telefonate anonime, intimidazioni e insulti omofobi. Una brutta storia che non esplode all’improvviso, ma che – secondo il suo racconto – si trascina da quattro-cinque anni, tra “sassate”, “offese gridate da fuori casa” e continui episodi di violenza psicologica.

Dopo l’ennesima notte di sassi e bottiglie lanciate contro la finestra, l’uomo ha deciso di sporgere denuncia-querela ai Carabinieri. Gay.it ha potuto visionare il verbale, che conferma una sequenza di episodi inquietante e, per la vittima, ormai insostenibile.

Sassate e bottiglie di vetro sotto casa
Sassate e cocci di bottiglie di vetro sotto casa

Civitella Roveto, clima di terrore e insulti omofobi

La vicenda arriva a pochi giorni dal caso di Trasacco, sempre nella Marsica, dove due fratelli erano stati presi di mira con modalità simili. E riaccende con forza il tema dell’odio omofobo nelle aree interne dell’Abruzzo.

Secondo il racconto del ragazzo, confermato anche a Gay.it, i primi episodi risalgono a diversi anni fa: bussate violente alla porta, lanci di sassi contro la casa, insulti gridati nella notte. La famiglia aveva più volte chiamato il 112, ottenendo l’intervento dei Carabinieri, ma senza presentare denuncia formale nella speranza – dice – “che tutto smettesse da solo”.

Non è accaduto. Anzi: negli ultimi mesi, gli episodi si sarebbero fatti più frequenti e più aggressivi. “Non facciamo del male a nessuno – racconta il giovane che da anni vive in un clima d’ansia e paura -. Non sappiamo chi ci prende di mira. Vogliamo solo tornare a vivere tranquilli”.

La notte dell’ultimo episodio, intorno all’1:00, la finestra di casa è stata colpita da sassi e bottiglie, rumori fortissimi percepiti anche dai vicini. L’uomo vive con il padre, anziano e malato, e racconta come l’escalation degli atti persecutori stia compromettendo anche la salute familiare: “Mio padre ha problemi di salute, siamo stanchi di vivere così”.

Telefonate anonime, insulti e minacce: cosa dice la denuncia depositata ai Carabinieri

ragazza

Il 6 novembre 2025 l’uomo, che ha chiesto di restare anonimo, si reca presso la Stazione dei Carabinieri di Civitella Roveto e presenta una denuncia-querela. Il documento, che Gay.it ha potuto consultare, contiene dettagli precisi e inquietanti.

Il giovane afferma di essere intestatario di un’utenza telefonica che da circa due mesi riceve chiamate anonime, inizialmente mute. Poi, il 4 novembre, la situazione precipita.

Alle 13:46, racconta, riceve una telefonata in cui una voce si spaccia per l’ASL di Avezzano, secondo cui: “Dovevo andare a fare una donazione di sperma”.

Pochi minuti dopo, una nuova telefonata, questa volta dal numero fisso di una persona reale del paese, con una minaccia diretta: “Sei un ciccione e ti facciamo cascare dalle scale”. Segue un’altra telefonata, sempre dal numero indicato nella denuncia, con ulteriori offese.

La mattina del 5 novembre, arriva la chiamata più violenta, da numero privato. Nel verbale, il ragazzo riporta fedelmente le frasi ascoltate: “Sei fr*cio, lo prendi nel c*lo, fai i bocch*ni…”.

E ancora: “Dicevano che sarebbero passati a casa a bussare alle persiane come fanno sempre”. Il cittadino, nella denuncia, precisa: “Per i fatti sopra narrati sporgo ampia e formale denuncia-querela contro chiunque venga identificato come persona autore/autrice del reato a mio carico, chiedendone espressamente la punizione”.

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La firma conclude un documento che fotografa con crudezza un caso di persecuzione omofoba sistematica.

Dal bullismo al tentato linciaggio psicologico: una escalation di violenza

Carcere hiv tumore malattia testimonianza

Quanto emerso dalla denuncia e dai racconti della vittima descrive un contesto di intimidazione violenta che va ben oltre il “dispetto” o la “ragazzata”.

Sassi lanciati contro la casa, rumori molesti di notte, offese gridate dalle finestre, telefonate anonime, minacce di morte, insulti omofobi espliciti: tutto questo rientra, giuridicamente, nella categoria dei reati persecutori e delle minacce aggravate dall’odio discriminatorio.

La frase riportata nel verbale – “Ti facciamo cascare dalle scale” – è un esempio plastico di minaccia fisica reale, non una semplice offesa verbale. E la componente omofoba è chiara, esplicita, innegabile.

La politica interviene: “Episodio gravissimo, il silenzio è complicità”

La vicenda ha immediatamente attirato l’attenzione delle forze politiche locali. Sinistra Italiana/AVS, come riporta Abruzzo Sera, ha diffuso un comunicato dai toni duri, parlando di “Episodio gravissimo”, oltre che “indicativo di un clima sociale alimentato da narrazioni tossiche e retrograde”.

E ancora: “Aggredire o intimidire una persona per ciò che è significa colpire l’intera comunità”, aggiunge il partito, che chiede una presa di posizione netta della politica locale, soprattutto “da parte della destra marsicana oggi al governo dei territori”.

L’affondo è diretto: “Il silenzio non è neutralità: è complicità”. Il comunicato si conclude con un appello all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole: “Educare al rispetto e alla diversità non è un’opzione ideologica, ma una misura di civiltà”.

Il Comune: “Condanniamo fermamente ogni forma di discriminazione”

L’amministrazione comunale ha diffuso una nota ufficiale diffusa da Marsica Live, in cui esprime “la più ferma condanna per l’episodio di omofobia riportato dalla stampa” (era stato proprio un primo articolo di Terre Marsicane a portare alla luce l’episodio gravissimo). 

E ribadisce: “Civitella Roveto è e deve rimanere una comunità basata sul rispetto reciproco, sulla dignità della persona e sulla convivenza civile”.

Il Comune dichiara piena fiducia nell’operato dei Carabinieri e invita i cittadini a respingere “ogni comportamento discriminatorio”. Un segnale importante, ma che per la famiglia della vittima arriva dopo anni di paura.

La storia narrata dal ragazzo di Civitella Roveto, così come quella dei fratelli di Trasacco, è l’ennesima conferma di un problema strutturale: nelle aree interne, dove le reti sociali sono strette e la riservatezza spesso soffocata dal pettegolezzo, chi è percepito come “diverso” rischia più facilmente di diventare bersaglio.

Il continuo clima di paura in cui questa famiglia vive racconta un’Italia dove l’orientamento sessuale – reale o presunto – può ancora trasformarti in un bersaglio. L’odio omobitransfobico non è un residuo del passato: è un fenomeno vivo, presente, spesso sottovalutato. E quando chi subisce violenze denuncia apertamente, lo fa dopo anni di sopportazione, di silenzio obbligato, di tentativi di “non dare fastidio”.

Questa volta, però, la vittima ha scelto di parlare. E di denunciare.

© Riproduzione riservata.

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