Tre anni fa Alessandro Basso, allora consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Friuli Venezia Giulia, si schierava pubblicamente contro le panchine arcobaleno a Pordenone. E attaccava il “gender”, pronunciando parole da brividi sul pericolo del non binarismo di genere, reo a suo dire di mettere in crisi questioni fondamentali come lo sport (testuale). Basso sta per unirsi civilmente a Loris Bazzo, sindaco leghista.
“Dico no alle panchine arcobaleno e ad altre strumentalizzazioni da mainstream“, diceva nel luglio 2022, attaccando “chi vuole spingere ragazzi giovani verso l’imposizione dell’ideologia gender fluid che conduce verso una infinita molteplicità di generi“. Parole che gli valsero una risposta durissima da Giacomo Deperu Carta di Arcigay: “Alessandro Basso, fai parte delle istituzioni: studia, ignorante”.
Oggi Basso è sindaco di Pordenone. E il 27 giugno si unirà civilmente a Loris Bazzo, sindaco leghista di Carlino: prima unione civile in Italia tra due sindaci omosessuali. La distanza tra le due immagini è abissale. E solleva una domanda legittima: cos’era quella retorica del 2022? Convinzione politica? Opportunismo elettorale? O semplicemente il linguaggio obbligatorio di chi vuole fare carriera in Fratelli d’Italia?
Basso non era un giovane ingenuo che non conosceva ancora se stesso. Aveva 44 anni. Stava già con Bazzo da due anni. Eppure sceglieva di usare pubblicamente il termine “ideologia gender fluid” come un insulto, di votare contro una mozione arcobaleno in consiglio comunale, di costruire la propria immagine politica anche sull’ostilità verso i diritti LGBTIAQ+. Diritti che lo riguardavano in prima persona.
Oggi rivendica persino un primato: “La destra ha superato la sinistra sui diritti“. Un’affermazione che stride con la realtà: il governo di cui i suoi partiti fanno parte ha attuato una sistematica persecuzione delle persone LGBTIAQ+ (qui un resoconto dell’assedio omobitransfobico delle destre attualmente al governo). E che stride con la sua vicenda personale.
Sia chiaro: che Basso e Bazzo si amino è una bella notizia. Che abbiano il diritto di unirsi civilmente è sacrosanto, anche se quel diritto esiste grazie a una legge che i loro partiti hanno ostacolato in ogni modo, approvata nel 2016 solo grazie alla fiducia posta dal governo Renzi.
Come scrive Francesco Angeli di Arcigay Molise che ha segnalato a Gay.it l’episodio del 2022, ricordiamo bene “le parole d’odio che dovemmo subire in quel periodo, pronunciate perfino in Parlamento dai nostri rappresentanti. Eppure arriva l’amore e cambia tutto. Anche tra due sindaci che politicamente rispondono a Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Gli stessi ambienti politici che spesso si sono preoccupati più della cosiddetta casa nel bosco, che dei figli delle nostre famiglie arcobaleno, figli che, ancora oggi, restano figli a metà”
Le contraddizioni di Basso meritano di essere riportate a galla. Non per togliere nulla alla sua felicità privata. Ma perché le parole del 2022 hanno fatto del male a ragazze e ragazzi LGBTIAQ+ di Pordenone che leggevano il loro futuro sindaco parlare di loro come di un’ideologia da combattere. Quelle parole non si cancellano con un’unione civile.
Auguri agli sposi.
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