Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l’Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi

Sconfitto Timothée Chalamet da Michael B. Jordan, con Sinners altro vincitore con 4 statuette. Tra i premiati il montatore Andy Jurgensen, che ha baciato e ringraziato l'amato, e il doc Mr Nobody Against Putin contro il regime di Vladimir.

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La 98ª cerimonia dei premi Oscar andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles con Conan O’Brien conduttore ha visto Una Battaglia dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson in trionfo.

Nell’America di Donald Trump che nell’ultimo anno ha bombardato il Venezuela, lo Yemen, la Somalia, la Siria, la Nigeria e l’Iran, uccidendo cittadini statunitensi in patria per mano dell’ICE, Hollywood ha premiato il film più politico della stagione, trattando temi legati alla radicalizzazione, al controllo sociale e alla sopravvivenza ai margini di un sistema autoritario, con Leonardo DiCaprio negli abiti di un ex rivoluzionario idealista.

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Dopo 11 nomination incredibilmente andate a vuoto dal 1998 ad oggi, Paul Thomas Anderson ha vinto 3 Oscar in una notte, per la miglior sceneggiatura non originale, la miglior regia e il miglior film. “Mi dispiace per il mondo che vi abbiamo lasciato, ma sarete voi la generazione che ci porterà un po’ di decenza“, ha precisato il regista rivolgendosi ai 4 figli avuti con Maya Rudolph. Oscar a Una Battaglia dopo l’altra anche per il miglior casting e il miglior montaggio, andato a Andy Jurgensen.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - Una battaglia dopo laltra bacio gay - Gay.it

Dolcissimo bacio al compagno seduto al suo fianco per il montatore, che dal palco l’ha poi voluto sentitamente ringraziare: “Grazie a Bill, il mio compagno che porta gioia alla mia vita tutti i giorni”. Tra i premiati per Una battaglia dopo l’altra anche Sean Penn, al suo 3° Oscar personale, come miglior attore non protagonista. Il divo di Milk, che aveva donato una delle due precedenti statuette vinte al presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, non si è presentato al Dolby Theatre, ribadendo il suo distacco totale dall’establisment hollywoodiano che continua però a celebrarlo, anche perchè abbagliato dalle sue straordinarie performance. Dopo Mystic River e Milk d Gus Van Sant, 3a statuetta per l’attore che ha così raggiunto Jack Nicholson, Daniel Day-Lewis e Walter Brennan.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - Michael B Jordan - Gay.it

Se Una Battaglia ha stravinto con sei statuette, anche Sinners – I Peccatori di Ryan Coogler è uscito comunque più che soddisfatto dagli Oscar. Dall’alto delle sue 16 nomination, record di tutti i tempi, Sinners ha confermato il taglio politico di questa edizione. Seppur horror, il film ha affrontato il tema dell’appropriazione culturale attraverso la figura del vampiro, che trasforma le vittime cancellandone l’unicità per creare una comunità di “schiavi”, esplorando inoltre il conflitto tra le religioni imposte dal colonialismo e le tradizioni spirituali africane. La trama, ambientata nel sud rurale degli Stati Uniti degli anni ’30, intreccia folklore e violenza razziale, mettendo i protagonisti a confronto non solo con mostri soprannaturali ma anche con l’odio sistemico rappresentato dal KKK. Un altro ‘segnale’ “anti-Trump” in una serata che era stata inagurata da un red carpet in cui erano tornate a farsi vedere le spillette contro l’ICE e contro la guerra, ostentata da Javier Bardem sul palco al grido “No alla guerra e Palestina libera“.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - Javier Bardem - Gay.it

Tra i 4 Oscar vinti da Sinners anche quello per la fotografia andato ad Atumn Durald Arkapaw, prima donna di colore a riuscire nell’impresa, quello per la miglior sceneggiatura a Ryan Coogler, per la colonna sonora e soprattutto per il miglior attore protagonista Michael B. Jordan, riuscito a battere Timothée Chalamet in volata. I recenti scivoloni del 30enne divo sul balletto e sull’opera non hanno influito, perché arrivati a votazioni chiuse, ma da settimane si rumoreggiava sulla poco apprezzata e ostentata arroganza di Timothée in questa stagione dei premi. Evidentemente troppo sicuro di sè, Chalamet ha pagato una sovraesposizione che ha finito per azzopparlo, seguendo così la scia di quel Leonardo DiCaprio che vinse la sua prima e ad oggi unica statuetta solo alla 5a nomination recitativa.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - Timothee Chalamet 1 - Gay.it

Come nel 2025 con A Complete Unknown, anche nel 2026 Timothée è rimasto a bocca asciutta, con il 39enne Jordan in trionfo alla sua prima candidatura. Jordan, attore feticcio di Coogler, è rapidamente diventato il volto nero più riconoscibile e amato d’America, divo a 360° in grado di riempire le sale anche solo con la propria presenza. Nessuna sorpresa tra le migliori attrici protagoniste, invece, con Jessie Buckley meritatamente premio Oscar grazie a Hamnet – Nel nome del figlio di Chloe Zhao, così come tra le migliori attrici non protagoniste con la vittoria dell’iconica Amy Madigan dell’horror Weapons. Frankenstein di Guillermo Del Toro ha vinto 3 Oscar tecnici, per le scenografie, costumi, trucco e parrucco.

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Jessie Buckley

Tra i migliori documentari trionfo per il potentissimo Mr Nobody Against Putin di David Borenstein, con protagonista il 33enne Pavel Talankin, insegnante russo omosessuale dichiarato che è dovuto scappare dal proprio Paese. Mr. Nobody Against Putin segue Talankin in una scuola a Karabash, povera città mineraria vicino ai Monti Urali. Per oltre due anni Pavel ha documentato le reazioni dei russi – e dei bambini – alla guerra in corso tra Russia e Ucraina, nonché le mosse dell’amministrazione Putin per controllare la percezione pubblica dell’invasione russa. Talankin ha iniziato a registrare video subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, quando il governo ha iniziato a chiedere alle scuole di organizzare “manifestazioni patriottiche” e di utilizzare un programma di studi redatto dallo stesso Stato per giustificare l’invasione agli studenti. Allo stesso tempo il governo ha preteso il caricamento dei filmati di queste manifestazioni su un portale statale, per dimostrarne la conformità, consentendo così a Talankin di registrare riunioni, lezioni e visitatori della scuola senza destare sospetti. Inizialmente aveva pianificato di dimettersi per evitare di sostenere il governo, ma dopo essere entrato in contatto con il regista David Borenstein ha ritirato le sue dimissioni per continuare a raccogliere filmati. Talankin è segretamente fuggito dalla Russia durante l’estate del 2024, aiutato dai suoi produttori e da Borenstein, che si è adoperato per fargli ottenere asilo in Europa, dopo che la polizia aveva iniziato a controllarlo.

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Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, Mr Nobody Against Putin aveva vinto il Premio Speciale della Giuria. Dal palco Academy Borenstein ha sottolineato come il suo sia un documentario su “come si perde il proprio paese, si perde attraverso mille piccoli gesti di complicità. Se il governo uccide le persone nelle nostre città, se prende il controllo dei media”. Chiaro il riferimento a Donald Trump e all’ICE, per quello che è stato il momento più politico della serata, non a caso presentato da quel Jimmy Kimmel più e più volte attaccato dal presidente e andato incontro alla censura. Alcuni paesi al mondo non hanno la libertà di parola. Io non ho la libertà di dire quali, limitiamoci alla Corea del Nord e alla CBS, ha scherzato Kimmel, con stoccata indiretta al tycoon nel presentare le nomination per i migliori doc: “O mio Dio si arrabbierà tantissimo perché sua moglie non è stata nominata“, con sfottò sottotraccia a Melania, documentario flop sulla first lady.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - Amy Medigan - Gay.it
Amy Madigan

Tra i migliori cortemetraggi c’è stato un’altra vittoria a tinte LGBTQIA+ grazie ad un ex-aequo che ha visto premiato anche Two People Exchanging Saliva di Alexandre Singh e Natalie Musteata, “storia d’amore queer illecita” in un contesto repressivo e surreale. Il corto, girato in bianco e nero, esplora un mondo in cui il baciarsi è illegale, concentrandosi sulla relazione segreta tra due donne. Primo storico Oscar norvegese grazie al bellissimo Sentimental Value di Joachim Trier, eletto miglior film internazionale, mentre K-Pop Demon Hunters ha vinto due stuatuette: miglior lungometraggio animato e miglior canzone originale, con un Oscar andato al co-autore dichiaratamente gay Mark Sonnenblick.

Conan O’Brien, conduttore di una serata più incline allo show rispetto alla piatta edizione passata,  è stato sicuramente poco corrosivo, lasciandosi però andare ad una battuta sugli Epstein file che avrà probabilmente fatto saltare qualche sedia alla Casa Bianca: “Per la prima volta dal 2011 non ci sono attori britannici candidati. Ma almeno loro li arrestano i pedofili”.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - Anna Wintour - Gay.it

Tra i momenti più ‘virali’ di serata l’ingresso di Anna Wintour senza occhiali con Anne Hathaway, a trainare Il Diavolo Veste Prada 2 di prossima uscita, e l’atteso In Memoriam che ha visto Barbra Streisand omaggiare Robert Redford intonando The Way We Were.

Oscar 2026, i vincitori

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l'Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi - OSCAR 2026 il conteggio finale - Gay.it

Miglior film
Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another), prodotto da Paul Thomas Anderson, Sara Murphy e Adam Somner

Miglior regia
Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)

Miglior attore protagonista
Michael B. Jordan – I peccatori (Sinners)

Miglior attrice protagonista
Jessie Buckley – Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet)

Miglior attore non protagonista
Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra

Miglior attrice non protagonista
Amy Madigan – Weapons

Miglior sceneggiatura non originale
Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)

Miglior sceneggiatura originale
Ryan Coogler – I peccatori (Sinners)

Miglior film internazionale
Sentimental Value (Affeksjonsverdi), regia di Joachim Trier (Norvegia)

Miglior film d’animazione
KPop Demon Hunters, regia di Maggie Kang e Chris Appelhans

Miglior casting
Cassandra Kulukundis – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)

Miglior fotografia
Autumn Durald Arkapaw – I peccatori (Sinners)

Miglior scenografia
Tamara Deverell (scenografia) e Shane Vieau (arredamento) – Frankenstein

Migliori costumi
Kate Hawley – Frankenstein

Migliori trucco e acconciatura
Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey – Frankenstein

Migliori effetti visivi
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett – Avatar – Fuoco e cenere

Miglior montaggio
Andy Jurgensen – Una battaglia dopo l’altra (One Battle After Another)

Miglior sonoro
Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta – F1 – Il film (F1)

Miglior colonna sonora originale
Ludwig Göransson – I peccatori (Sinners)

Miglior canzone originale
Golden (testo e musica: Ejae, Mark Sonnenblick, 24, Nam Hee-dong, Lee Yu-han, Joong Gyu-kwak e Teddy Park) – KPop Demon Hunters

Miglior documentario
Mr Nobody Against Putin, regia di David Borenstein

Miglior cortometraggio documentario
All the Empty Rooms, regia di Joshua Seftel e Conall Jones

Miglior cortometraggio
The Singers, regia di Sam A. Davis and Jack Piatt
Two People Exchanging Saliva, regia di Alexandre Singh e Natalie Musteata

Miglior cortometraggio d’animazione
La jeune fille qui pleurait des perles, regia di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski

Oscar onorario
Debbie Allen
Tom Cruise
Wynn Thomas

Premio umanitario Jean Hersholt
Dolly Parton

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