Oscar 2026, il trionfo di Mr Nobody Against Putin che denuncia il regime russo e le analogie con gli USA di Trump (VIDEO)

Straordinario documentario che presto arriverà anche in Italia, Mr. Nobody Against Putin racconta la propaganda e la militarizzazione nelle scuole russe smascherata da un professore gay, Pavel Talankin, costretto a scappare nel 2024 dopo aver girato centinaia di ore di incredibile materiale.

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MR. NOBODY AGAINST PUTIN
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Non aveva il favore dei pronostici della vigilia Mr. Nobody Against Putin, documentario di David Borenstein che nella notte ha trionfato agli Oscar battendo The Perfect Neighbor di Geeta Gandbhir, Alisa Payne, Nikon Kwantu e Sam Bisbee, titolo Netflix che tutti davano per trionfatore, e l’emozionante Come See Me in the Good Light di Ryan White, Jessica Hargrave, Tig Notaro e Stef Willen, documentario Apple Tv+ che ha raccontato la storia d’amore e resilienza tra le poetesse Andrea Gibson e Megan Falley.

Mr. Nobody Against Putin, lo schiaffo a Trump e a Putin

Ma nell’America di Donald Trump che stringe accordi con l’amico Vladimir Putin il doc di David Borenstein presentato a inizio 2025 al Sundance Film Festival si è meritato il suo premio Oscar, concedendosi anche il momento più politico dell’intera cerimonia di premiazione. Ad annunciare il vincitore Jimmy Kimmel, più e più volte attaccato dal presidente Trump e mesi or sono andato incontro ad una clamorosa censura televisiva, poi rientrata dopo lo sconcerto internazionale.

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Emozionati e visibilmente stupiti, David Borenstein e il co-regista nonché protagonista Pavel Talankin sono saliti sul palco per ritirare l’Oscar, con Borenstein che ha sottolineato come il suo documentario parli di “come si perda il proprio Paese, attraverso migliaia di piccoli gesti di complicità. Se il governo uccide le persone nelle strade delle nostre città e stiamo zitti, quando il governo prende il controllo dei media. Tutti noi stiamo affrontando una scelta morale, anche un signor nessuno può fare la differenza”.

Chiaro il riferimento a Vladimir Putin e allo stesso Donald Trump, con le città militarizzate e in preda alla violenza omicida degli agenti dell’ICE, che hanno ucciso Renee Good e Alex Pretti, senza trascurare l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte della Paramount di David Ellison, figlio di quel Larry Ellison alleato del presidente USA.  Statunitense, Borenstein ha in pochi secondi legato i fili tutt’altro che invisibili che uniscono oggi gli Stati Uniti d’America alla Russia, mettendo in guardia tutti i presenti. Perché i regimi nascono così, dalla sottovalutazione del pericolo.

Scroscianti applausi sono piovuti dai presenti al Dolby Theatre, con il co-regista nonché protagonista, Pavel Talankin, 33enne insegnante russo, omosessuale dichiarato che è dovuto scappare dalla Russia e ora vive in esilio, che ha aggiunto: “Per 4 anni ho cercato nel cielo una stella cadente, perché avevo un desiderio importante da esprimere. Ma ci sono Paesi dove al posto delle stelle cadenti cadono le bombe, i droni. Nel nome del nostro futuro, di tutti i nostri figli, fermiamo, ora, tutte queste guerre”.

Resistenza e attivismo, chiunque può fare la differenza

Al cospetto della stampa, dopo l’Oscar vinto David Borenstein ha ribadito come sia doveroso non abbandonare l’Ucraina al suo destino.

Se guardate il doc e vedete cosa Putin insegna ai bambini russi ogni giorno, capirete che c’è un futuro di guerra e imperialismo che non si fermerà. È molto importante sostenere l’Ucraina.  Un’altra cosa che ci auguriamo di raggiungere con questo documentario è un tipo di conversazione che abbiamo già avuto durante il lungo tour che abbiamo fatto in Nord America con il film.  Dobbiamo parlare di resistenza. Quando è opportuno resistere? Quali scelte morali ci troviamo ad affrontare quando le società che ci circondano vengono trasformate da forze oscure? Pavel è un ottimo esempio di come chiunque possa farsi sentire, di come chiunque possa fare la differenza”.

A domanda diretta sulle possibili analogie tra la Russia di Putin e gli USA di Trump nel suo discorso di ringraziamento,  Borenstein ha precisato: “Lavorare con un team di russi durante l’interno processo mi ha permesso, da americano, di confrontare costantemente la situazione negli USA con quella russa. Ma molti dei miei colleghi e amici russi mi dicevano, “no, non è la stessa cosa”. In realtà sta succedendo più velocemente in America che in Russia. Trump si è mosso molto più rapidamente di quanto non abbia fatto Putin nei suoi primissimi anni”.  

Pavel Talankin ha aggiunto: “Il momento più difficile l’ho vissuto quando ho dovuto attraversare il confine per fuggire dalla Russia, con tutti gli hard drive e il materiale girato. Perché quando lasci la Russia possono perquisirti e controllare tutto quello che hai. Avrebbero potuto esaminare tutto ciò che avevo, tutta la mia corrispondenza. Tutto“. Ma fortunatamente non è successo, anche perché Talankin aveva anche un biglietto di ritorno, per la settimana successiva. Ma Pavel non è più tornato. I produttori hanno subito lavorato ad una via di fuga per Talankin, cercando falle nel sistema russo per farlo entrare in Europa e ottenere l’asilo politico.

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Documentari Oscar sempre più politici, specchio della realtà

La categoria documentaristica è diventata negli ultimi anni la più politica degli Oscar. Nel 2023 vinse”Navalny” di Daniel Roher, dedicato al leader dell’opposizione russa, seguito un anno dopo da “20 giorni a Mariupol”  di Mstyslav Černov, girato da giornalisti ucraini nella città assediata di Mariupol. L’Oscar dello scorso anno era stato invece vinto dallo straziante “No Other Land“, diretto, prodotto, scritto e montato da un collettivo israelo-palestinese che documentava la distruzione di una comunità palestinese in Cisgiordania da parte dei coloni israeliani.

Solo nel 2025, va ricordato, le autorità russe hanno condannato oltre 100 persone per “estremismo” LGBTQ+, grazie alla legge che criminalizza tutte le forme di attivismo LGBTQ+ entrata in vigore nel gennaio del 2024.  Il governo russo  sta creando un database elettronico delle persone LGBTQ+, con la legge anti-propaganda LGBTQIA+ che ha già portato all’incarcerazione di decine e decine di persone proprietarie di bar e locali, alla detenzione di oltre 50 frequentatori di discoteche, all’obbligo per l’app di apprendimento delle lingue Duolingo di rimuovere contenuti inclusivi LGBT, al bando della Elton John Foundation, all’espulsione di uno studente dall’università per aver pubblicato video tutorial per il  trucco, alla ‘caccia ai gay’ per le strade, al divieto per Reblox e alle bandiere rainbow, alle librerie che osano vendere libri a tematica queer, alla censura di film e serie tv come Heated Rivalry, alla condanna di video musicali dei Queen e alla cacciata di ILGA World perché dichiarata “organizzazione indesiderabile” .

Mr. Nobody Against Putin arriva anche in Italia

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Mr. Nobody Against Putin, che finalmente arriverà presto anche nei cinema d’Italia con distribuzione ZaLab Film, segue Pavel Talankin in una scuola di Karabash, povera città mineraria vicino ai Monti Urali. Per oltre due anni Pavel ha documentato le reazioni dei russi – e dei bambini – alla guerra in corso tra Russia e Ucraina, nonché le mosse dell’amministrazione Putin per controllare la percezione pubblica dell’invasione russa. Talankin ha iniziato a registrare video subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, quando il governo iniziò a chiedere alle scuole di organizzare “manifestazioni patriottiche” e di utilizzare un programma di studi redatto dallo stesso Stato per giustificare l’invasione agli studenti. Allo stesso tempo il governo pretese il caricamento dei filmati di queste manifestazioni su un portale statale, per dimostrarne la conformità, consentendo così a Talankin di registrare riunioni, lezioni e visitatori della scuola senza destare sospetti. Inizialmente Pavel pianificò di dimettersi per evitare di sostenere il governo, ma dopo essere entrato in contatto con il regista David Borenstein ha ritirato le sue dimissioni per continuare a raccogliere filmati. Talankin è segretamente fuggito dalla Russia durante l’estate del 2024, aiutato dai suoi produttori e dallo stesso Borenstein, che si è adoperato per fargli ottenere asilo in Europa, dopo che la polizia aveva iniziato a controllarlo. Rischiava 20 anni di carcere.

In patria il documentario ha diviso, con Talankin considerato un “traditore della patria”, alcuni suoi ex allievi orgogliosi del suo coraggio e altri che hanno criticato l’uso di immagini riguardanti alunni e professori mai autorizzate, esponendoli a rischi eventuali da loro mai accettati.

Il coraggio di Pavel Talankin

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Talankin, che non era mai uscito dalla Russia prima di scappare nel 2024, ha parlato della sua omosessualità in un’intervista al Sunday Times, ricordando come il suo approccio, ovvero quello di “vivere un po’ in segretezza“, abbia finito per rivelarsi utile per riuscire a completare il documentario premio Oscar. Rischiando in prima persona per amore dell’arte, della verità e della libertà, Talankin si è ribellato al regime putiniano, trasformandosi in informatore cinematografico, occhio critico e per sempre vigile. Ha iniziato a inviare i suoi filmati a Borenstein, che vive a Copenaghen, attraverso server crittografati, con possibili devastanti conseguenze se solo l’avessero scoperto. Quello che si vede in Mr. Nobody Against Putin è spaventoso, con la macchina propagandistica russa che lavora sin dalla tenera età inculcando ai più piccoli menzogne utili a giustificare un’invasione che da 4 anni vede l’Ucraina sotto i costanti bombardamenti.

Pavel ha registrato i mercenari Wagner che a scuola mostrano ai bambini come individuare le mine, come caricare le pistole e i fucili, mentre i complici insegnanti tengono lezioni sulla “denazificazione” dell’Ucraina. Nel documentario sentiamo le storie di ex studenti che sono morti sul campo di battaglia, vediamo una madre piangere sulla tomba di suo figlio e gli atti di pura resistenza di Talankin, che diffonde dagli autoparlanti della scuola Lady Gaga mentre canta l’inno nazionale USA e cambia i simboli pro-guerra Z appiccicati sulle finestre della scuola con la X, “logo” di resistenza. Dopo mesi di riprese e atti sempre più espliciti, nel momento in cui Pavel ha visto un’auto della polizia fuori dal suo appartamento è scattato il piano di fuga dalla Russia, doloroso e tutt’altro che cercato. Ha dovuto lasciare la sua grigia e inquinatissima città, che amava così tanto, e sua madre, bibliotecaria della scuola ignara delle azioni del figlio. “Ma quando il regime sarà caduto ho intenzione di tornare ed essere utile“, ha precisato Talankin. Con un premio Oscar in valigia.

Oscar 2026, i vincitori. Trionfa Una Battaglia dopo l’Altra. Hollywood si riscopre politica, contro guerre e autoritarismi

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