Il Pulse di Orlando non c’è più. Poco meno di 10 anni fa, era la notte tra l’11 e il 12 giugno 2016, una sparatoria di massa avvenuta all’interno del night club LGBT della Florida sconvolse il mondo. C’erano 320 persone all’interno del locale quando un uomo armato di un fucile semiautomatico e di una pistola semiautomatica iniziò a sparare. 49 le vittime accertate, 58 i feriti. All’epoca, prima della successiva strage di Las Vegas del 2017, si trattò della più sanguinosa sparatoria della Storia degli Stati Uniti d’America. Il più feroce atto terroristico sul suolo statunitense dopo l’11 settembre 2001. Omar Mateen, ucciso alle 5 del mattino dagli agenti di polizia intervenuti sul posto, odiava le persone omosessuali, anche se diverse fonti parlarono di una sua omosessualità mai accettata, faticosamente celata.
Passati 10 anni il Pulse è stato demolito. I lavori sono iniziati mercoledì mattina, con funzionari comunali, sopravvissuti alla strage e familiari delle vittime che si sono riuniti per ricordare quanto avvenuto nel 2016.
L’acquisto del Comune, l’abbattimento e la nascita di un memoriale
Nel 2025 il Consiglio comunale ha approvato l’acquisto del Pulse e di un disabitato edificio adiacente per bonificare l’area e costruire un memoriale permanente. Se ne parla da 10 anni ma dopo l’abbattimento dell’edificio la strada sembrerebbe spianata. Si è dibattuto per mesi sull’eventuale permanenza del Pulse all’interno del memoriale. C’era chi considerava l’edificio come un luogo sacro, mentre altri ritenevano che la sua demolizione fosse necessaria per poter andare avanti. Alla fine si è deciso di sgomberare il sito.

Secondo il sito del Comune dedicato al progetto, l’inizio dei lavori è previsto entro fine 2026, con completamento per la fine del 2027. Il Comune ha stanziato 7,5 milioni di dollari, la Contea di Orang ha impegnato 5 milioni di dollari, mentre lo Stato della Florida guidato da Ron DeSantis ha contribuito con 394.000 dollari. Il Comune accetterà anche donazioni private per dare forma ad un progetto che prevede una vasca d’acqua con un delicato effetto arcobaleno, un muro commemorativo per i sopravvissuti, una struttura a baldacchino curva, descritta come un'”eclissi angelica”, per offire un po’ di ombra, e 49 colonne in onore di tutte le vittime della sparatoria. Alcuni reperti, tra cui l’insegna, sono stati rimossi e conservati in un deposito in attesa di essere installati nel memoriale.
Nel 2025 il Pulse era tornato a far parlare di sè grazie al governatore repubblicano Ron DeSantis, che ha fatto cancellare le strisce pedonali rainbow che da 10 anni costeggiavano il locale. Dinanzi alle proteste di piazza, con decine di attivisti che hanno ridipinto le strisce e occupato la strada per più notti, DeSantis ha inviato la polizia, con arresti di massa.
Orlando Torres, sopravvissuto all’attentato del 2016, ha assistito alla demolizione del Pulse e ha raccontato quanto provato nel corso di una diretta Instagram. “Era ora. Non vediamo l’ora di voltare pagina e di avere pace e tranquillità, dove potremo pregare in pace“. Torres ha rivissuto quella tragica notte, gli spari, le esplosioni, l’acqua che lo travolse quando sono saltati i tubi. “Pensavo di annegare. Non riuscivo a respirare“. Torres rimase immobile per ore su un fianco, incapace di muoversi quando gli agenti lo trovarono.
Per 10 anni il Pulse di Orlando è stato luogo di pellegrinaggio, con persone che ogni giorno lasciavano fiori, fotografie e biglietti scritti a mano lungo il perimetro. Per 10 anni sono stati presentate idee per un memoriale, puntualmente naufragate causa mancati finanziamenti, fino all’entrata in campo del Comune. Negli Stati Uniti d’America di Donald Trump, che rimuovono le bandiere Progress Pride dal monumento nazionale di Stonewall, Orlando ha deciso di demolire quel luogo di profondo dolore per dare vita ad un vero luogo della memoria, da inaugurare tra un anno.
