L’Asti Pride ha una data ufficiale: sabato 11 luglio 2026 il corteo tornerà ad attraversare le strade della città piemontese per la sua quarta edizione. Il claim scelto quest’anno è “Diritti alla felicità”, una formula che tiene insieme rivendicazione politica, autodeterminazione e richiesta di riconoscimento pieno per le persone LGBTQIA+.
Non una felicità intesa come dimensione privata o astratta, ma come possibilità concreta di vivere liberamente la propria identità, il proprio corpo, le proprie relazioni e i propri affetti. A raccontarlo a Gay.it è Chiara Dalla Longa, presidente dell’associazione Asti Pride, che definisce il tema dell’edizione 2026 come una direzione e, insieme, una richiesta precisa alle istituzioni:
“Abbiamo deciso di usare questo claim che ha un po’ un doppio significato: ‘diritti alla felicità’ come direzione verso dove dobbiamo andare in questo momento storico, ma anche la questione dei diritti che rivendichiamo. Innanzitutto il diritto alla felicità, proprio come pieno riconoscimento dell’autodeterminazione: essere se stessə, amare, costruire relazioni, vivere il proprio corpo. Chiediamo allo Stato e alle istituzioni di riconoscerci questi diritti”.
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Asti Pride 2026, la quarta edizione l’11 luglio
Quella dell’11 luglio sarà la quarta edizione dell’Asti Pride, una manifestazione nata in un territorio non metropolitano e cresciuta negli anni come appuntamento politico, culturale e comunitario.
Asti Pride ha scelto da tempo una cadenza biennale. Nel 2025 il testimone è passato al Langhe & Roero Pride di Alba, tornato dopo sette anni con il tema “Corpi liberi in liberi spazi”. Una collaborazione che, spiega Dalla Longa, è ormai parte del percorso: “Dall’anno scorso abbiamo consolidato la partnership con il Langhe & Roero Pride. Siamo veramente vicini, quindi l’idea è quella di una collaborazione tra città vicine. L’anno scorso abbiamo supportato loro con la nostra presenza ad Alba, quest’anno ci saranno loro presenti ad Asti e l’intenzione è quella di alternarci”.
Il ritorno ad Asti, dunque, non è solo una nuova parata. È anche il segno di una rete territoriale che prova a costruire continuità, visibilità e spazi sicuri fuori dai grandi centri urbani, dove il peso dell’esposizione pubblica può essere ancora più forte.
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“Diritti alla felicità”: il significato politico del claim
Nel manifesto dell’Asti Pride 2026, la felicità non viene presentata come un sentimento individuale, ma come una condizione resa possibile da diritti concreti. Per Chiara Dalla Longa, il punto di partenza è proprio l’elenco di ciò che ancora manca.
“Partiamo dai diritti negati”, spiega. “Quelli che fanno più rumore in questo momento sono sicuramente la mancanza di una legge contro l’omotransfobia, il diritto al matrimonio ugualitario e il diritto di esistere per le famiglie omogenitoriali”.
Il riferimento è anche al clima politico degli ultimi anni, segnato dall’affossamento del Ddl Zan, dalle difficoltà nel riconoscimento delle famiglie LGBTQIA+ e dall’approvazione del cosiddetto reato universale della GPA.
“Parliamo dei diritti civili, veramente il minimo sindacale”, aggiunge Dalla Longa. Ma il tema non si esaurisce nel piano legislativo. Per l’associazione Asti Pride, la possibilità di vivere liberamente passa anche dalla scuola, dall’educazione e dalla prevenzione delle discriminazioni.
“Ci sono altri diritti necessari, come l’educazione, il riconoscimento e le tutele. Penso ai percorsi educativi dentro le scuole, alle scuole sicure e inclusive, all’educazione alla sessualità. Ci sono diversi strumenti che potrebbero essere messi in atto: dalle carriere alias alla formazione per docenti e personale scolastico. Sono strumenti ad oggi imprescindibili e necessari, ma al momento sono in mano alle singole volontà delle scuole. Non c’è un vero progetto nazionale”.
La comunità LGBTQIA+ ad Asti: “Un momento molto complesso”
Alla domanda su quale momento stia vivendo la comunità LGBTQIA+ di Asti e provincia, Dalla Longa non nasconde la difficoltà del contesto.
“È un momento molto complesso”, racconta. “Da quando siamo nati come associazione Asti Pride, nel 2019, ma ancora prima con l’associazione Love is Love dal 2013, siamo attivi nella città di Asti. Chiediamo al Comune di aderire alla rete Ready, che è qualcosa che non costa veramente nulla all’amministrazione e potrebbe favorire processi di prevenzione delle discriminazioni. Ma il Comune di Asti non risponde”.
Il tema, però, non riguarda soltanto la comunità LGBTQIA+. Dalla Longa allarga lo sguardo a un clima sociale più ampio, segnato da violenze e da una necessità urgente di educazione alle relazioni.
“Di atti omofobici e transfobici purtroppo la cronaca continua a vederne. Ma non solo. Nel giro di pochi mesi abbiamo assistito a tre femminicidi nella provincia di Asti, in un mese e mezzo. Quindi non parliamo solo di comunità LGBTQIA+, parliamo di comunità in generale. Anche qui il tema dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non riguarda solo la comunità LGBTQIA+, ma il rispetto reciproco in senso più ampio”.
Il rapporto con il Comune di Asti: “Dopo il primo patrocinio, nessuna azione concreta”
Il rapporto con le istituzioni locali resta uno dei nodi più delicati. La prima edizione dell’Asti Pride aveva ottenuto il patrocinio del Comune, ma secondo Dalla Longa quel riconoscimento non si è tradotto in un reale percorso condiviso:
“Il nostro primo Pride ha avuto il patrocinio del Comune di Asti, con addirittura un sindaco che si è battuto contro la maggioranza per ottenerlo. Però dopo il primo patrocinio abbiamo notato che era stato molto un patrocinio di facciata, perché poi non si è tradotto in nessuna azione concreta negli anni successivi”.
Da quel momento, l’associazione ha scelto di non chiedere più il patrocinio comunale se non accompagnato da un supporto reale.
“Abbiamo deciso di non chiedere più il patrocinio del Comune di Asti se non si fosse tradotto in un vero supporto, in una vera vicinanza. E questo non è mai avvenuto”, spiega. “Il Comune di Asti, nonostante noi ormai siamo molto conosciuti in città, non ci ha mai contattato per proporci di avviare progetti insieme o realizzare iniziative sul tema”.
Eppure il lavoro dell’associazione va ben oltre il giorno del Pride. Asti Pride organizza durante l’anno iniziative culturali, attività di prevenzione, eventi pubblici e momenti di supporto alla comunità:
“Al di là del Pride siamo attivi con uno sportello d’ascolto per persone LGBTQIA+. Facciamo tante attività sul territorio, ma purtroppo le istituzioni non ci hanno mai coinvolto in questo senso”.
La rete sul territorio: Agedo, Cgil e lo sportello d’ascolto
Se il dialogo con le istituzioni resta complicato, diverso è il rapporto con alcune realtà associative e sociali del territorio. Ad Asti, spiega Dalla Longa, Asti Pride è oggi la realtà LGBTQIA+ più strutturata, ma non lavora in solitudine.
“C’è anche Agedo Asti, Alba e Alessandria, che si occupa di tematiche legate soprattutto alle famiglie e ai genitori, e con cui abbiamo fatto iniziative in collaborazione. Poi c’è l’ufficio Nuovi Diritti della Cgil, con cui siamo in contatto, magari per questioni più professionali”.
Asti Pride porta avanti anche uno sportello d’ascolto, gestito da una psicologa volontaria e collegato a una rete di supporto più ampia. Il progetto rientra nel percorso de “L’Abbraccio”, la linea di supporto attivata da Asti Pride per persone LGBTQIA+ vittime di discriminazione, pensata per offrire ascolto, orientamento e, quando necessario, un primo collegamento con figure professionali e realtà del territorio:
“Lo sportello d’ascolto è gestito da una psicologa che lo fa in maniera del tutto volontaria per noi”, racconta Dalla Longa. “È collegato a una rete con un avvocato che, anche lui in maniera volontaria, ci presta eventualmente la sua consulenza quando ce n’è bisogno, e con realtà del territorio che supportano le vittime di violenza”.
Un lavoro costruito interamente sul volontariato, in un contesto in cui le risorse sono limitate e l’impegno ricade su persone che dedicano tempo, energie e competenze fuori dal proprio lavoro quotidiano.
Asti non è Torino: perché un Pride in provincia resta necessario
Uno dei temi centrali dell’intervista è il senso politico di un Pride in una città non metropolitana. Asti non è Torino, e proprio per questo la presenza pubblica della comunità LGBTQIA+ assume un valore specifico.
“Misuriamo la difficoltà che, secondo me, peggiora di anno in anno”, racconta Dalla Longa. “Per assurdo era meno difficile nel 2019 che oggi. Lo notiamo anche solo dalle principali pagine Facebook della città: non appena un giornale pubblica una notizia che sfiora anche solo Asti Pride, è un massacro. Un massacro di commenti veramente pesanti e difficili anche da leggere”.
Per la presidente di Asti Pride, quei commenti non dimostrano che il Pride non serva. Al contrario, confermano la necessità di continuare a esserci:
“Sicuramente c’è un’urgenza di continuare a essere presenti. Questo non è altro che una spinta a continuare, perché nel momento in cui non ci saranno più i commenti che dicono che il Pride non serve, allora lì veramente non servirà più”.
Anche la partecipazione giovanile racconta qualcosa delle difficoltà dei territori più piccoli. Asti Pride raggiunge una comunità molto eterogenea, dalle famiglie con bambinə fino a persone adulte e anziane, ma fatica di più a intercettare adolescenti e giovanissimə.
“La nostra rete è molto eterogenea: ai nostri eventi abbiamo famiglie con bambinə, persone dai 20 ai 70 anni. Forse quello che manca un po’ è la fascia più giovane, gli adolescenti. Ma in una città piccola come Asti non mi sorprende più di tanto. L’adolescenza è un momento delicato e magari preferiscono andare nelle città più grandi come Torino. È quello che facevamo tuttə, alla fine”.
“Siamo tornatə indietro”: perché oggi il Pride parla anche del diritto di esistere
Guardando alle edizioni precedenti, Dalla Longa riconosce un cambiamento nel clima attorno al Pride. Da un lato gli attacchi sembrano più feroci, dall’altro cresce la necessità di tornare in piazza con ancora più convinzione.
“Sicuramente gli odiatori sono più feroci negli ultimi anni rispetto alle prime edizioni”, spiega. “Ma mi viene da pensare, o forse è la speranza, che più si scaldano gli odiatori e più c’è voglia di tornare in piazza”.
Il ragionamento, dice, ha inciso anche sulla scelta del claim “Diritti alla felicità”. Se nelle prime edizioni si ragionava soprattutto sui diritti mancanti per una piena realizzazione personale e familiare, oggi la percezione è diversa.
“Magari nelle prime edizioni stavamo ragionando su che cosa ci servisse per essere pienamente realizzatə e felici: matrimonio ugualitario, adozione, determinati diritti che mancavano. Ad oggi siamo tornatə molto indietro. Dobbiamo scendere in piazza anche solo per essere tranquillə di poter uscire di casa mano nella mano senza essere insultatə o aggredirtə”.
Per questo, continua Dalla Longa, le rivendicazioni del Pride oggi non possono essere lette solo come una richiesta di avanzamento, ma anche come una difesa dello spazio minimo di libertà:
“Le istanze e le necessità delle manifestazioni oggi non sono più soltanto ‘voglio avere il diritto di adottare o di fare una famiglia’. Sono anche: voglio avere il diritto di esistere e di poterlo fare in tutta serenità. Abbiamo fatto dei passi indietro, e proprio per questo l’esigenza è molto più forte e sentita”.
Gli eventi verso Asti Pride 2026: da Vladimir Luxuria ai laboratori queer
Il percorso verso l’11 luglio è già iniziato. Il calendario di avvicinamento all’Asti Pride 2026 si è aperto il 18 maggio con “Stasera ve le canto”, spettacolo teatrale di Vladimir Luxuria al Palco 19 di Asti, in occasione delle iniziative legate alla Giornata internazionale contro la violenza omolesbobitransfobica.
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“Abbiamo iniziato il 18 maggio con il primo spettacolo di Vladimir Luxuria ad Asti e abbiamo già avuto una presentazione di libro”, racconta Dalla Longa. “Nelle prossime settimane abbiamo un ricco calendario: un paio di eventi a giugno e altri tre a luglio già definiti, tutti in collaborazione con enti e associazioni del territorio che si sono proposte di ospitare eventi in preparazione al Pride”.
Tra gli appuntamenti in programma c’è anche un laboratorio per bambinə il 6 giugno, con una principessa drag impegnata a raccontare favole inclusive e a proporre attività creative: “Il 6 giugno avremo ‘La principessa racconta’, una principessa drag che racconta favole inclusive ai bambini, facendogli fare anche laboratori creativi”.
Il 19 giugno sarà invece la volta della presentazione del libro “Amori queer contro il fascismo”, alla presenza dell’autrice. Il primo luglio è prevista una nuova presentazione dedicata ai temi dell’inclusività, mentre il 3 luglio si terrà un laboratorio sul linguaggio queer.
“Il 3 luglio ci sarà un laboratorio tenuto da un collettivo d’arte EO Arte sul linguaggio queer, un workshop formativo su come utilizzare il linguaggio come attività di cura, su come essere più attentə e inclusivə nel proprio linguaggio”.
Artisti per il Pride e autofinanziamento
Uno degli appuntamenti centrali del percorso sarà il 4 luglio, con la cena di autofinanziamento e la lotteria “Artisti per il Pride”, iniziativa che accompagna Asti Pride fin dalla prima edizione.
“Il grande evento di autofinanziamento sarà il 4 luglio”, spiega Dalla Longa. “Abbiamo lanciato una lotteria premi che si chiama Artisti per il Pride. Tanti artisti del territorio mettono in palio gratuitamente una loro opera d’arte e noi raccogliamo finanziamenti vendendo i biglietti”.
Durante la cena, ospitata nella sede dell’associazione, la Casa del Popolo, saranno estratti i biglietti vincitori e saranno esposte le opere in palio. La serata sarà anche un momento di festa, con mostra, cena e dj set.
L’autofinanziamento resta una questione decisiva per la manifestazione. “Tutti i costi sono sostenuti dall’associazione e non riceviamo nessun finanziamento di nessun tipo”, sottolinea Dalla Longa. Oltre alla lotteria, Asti Pride sostiene l’organizzazione attraverso la vendita dei gadget e una raccolta fondi online.
Big Mama ospite d’onore dell’Asti Pride 2026
Tra le presenze annunciate per il corteo dell’11 luglio ci sarà anche Big Mama, ospite d’onore dell’Asti Pride 2026. Una partecipazione significativa, in linea con un’edizione che mette al centro corpi, autodeterminazione, visibilità e diritto alla felicità.
“L’ospite d’onore di quest’anno è Big Mama”, anticipa Dalla Longa a Gay.it. “Sarà presente”.
Ad animare la parata ci sarà anche Cristy Mcbacon, drag artist e volto storico del Pride astigiano:
“E’ la nostra drag, il volto del Pride dalla prima edizione, ed è sempre con noi, per fortuna. Diciamo che sono i due ospiti della parata”.
Le edizioni precedenti: dal 2024 al legame con Langhe & Roero Pride

Le edizioni più recenti dell’Asti Pride hanno consolidato il ruolo della manifestazione nel panorama piemontese, intrecciando visibilità, partecipazione e impegno politico. Nel 2024, la parata del 6 luglio ha attraversato il cuore della città con lo slogan “God save the Queer”, “un gioco di parole e titolo di un libro di Michela Murgia, a cui abbiamo deciso di dedicare l’edizione”, spiegava allora la presidente Chiara Dalla Longa. Un Pride autofinanziato e fortemente radicato nel tessuto locale, capace di portare in piazza migliaia di persone e di aprire un dialogo, non sempre semplice, con le istituzioni.
Accanto alla dimensione pubblica del corteo, negli anni si è rafforzato anche il lavoro sul territorio, con progetti come “L’Abbraccio”, linea di supporto attiva per persone LGBTQIA+ vittime di discriminazione.
Nel 2025, il testimone è passato al Langhe & Roero Pride di Alba, tornato dopo sette anni con il tema “Corpi liberi in liberi spazi”. Un’alternanza che racconta una rete sempre più solida tra Asti e il territorio circostante, con l’obiettivo condiviso di mantenere alta la visibilità e costruire spazi sicuri e inclusivi anche fuori dai grandi centri urbani.
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Il messaggio alla comunità LGBTQIA+ nazionale
In chiusura, Chiara Dalla Longa rivolge un messaggio alla comunità LGBTQIA+ nazionale. Un invito a non arretrare davanti al clima d’odio e a non considerare mai scontati gli spazi di libertà conquistati.
“Non possiamo farci schiacciare da questo clima d’odio, non possiamo tornare indietro, non possiamo arretrare”, afferma. “Dobbiamo continuare, e ancora più convintamente, a lottare per avere il diritto di esistere, di essere riconosciutə e di non avere paura”.
Il punto, per Dalla Longa, è la possibilità stessa di vivere senza timore:
“Se non possiamo più neanche uscire di casa tranquillə, avendo la certezza di non essere aggredutə per strada per un qualsiasi motivo, non c’è più vita. È ancora più urgente questa necessità”.
L’11 luglio, Asti Pride tornerà quindi in piazza con una rivendicazione chiara: i diritti non sono una concessione e la felicità, per essere reale, deve poter diventare spazio politico, collettivo e quotidiano.
Asti Pride 2026: come restare aggiornatə
L’Asti Pride 2026 si conferma come uno degli appuntamenti più significativi dell’estate queer in Piemonte, un momento di incontro, visibilità e rivendicazione collettiva. Una giornata che invita a scendere in piazza con consapevolezza e orgoglio, riaffermando che i diritti e la felicità non possono essere rimandati.
Per restare aggiornati su tutte le novità, dal percorso del corteo agli ospiti, fino al calendario completo degli eventi, è possibile seguire i canali ufficiali della manifestazione, dove verranno pubblicati aggiornamenti, iniziative e comunicazioni del comitato organizzatore (FB | IG).

