Il Modena Pride 2026, in programma sabato 20 giugno, è finito al centro di una violenta ondata d’odio omofobo. Prima sui social, con migliaia di commenti offensivi, minacce e frasi che arrivano a invocare una strage contro le persone LGBTQIA+; poi con l’aggressione verbale subita dal consigliere comunale Pd Alberto Bignardi, ex presidente di Arcigay Modena e tra le persone impegnate nell’organizzazione della manifestazione.
A denunciare il clima pesantissimo che si sta creando attorno al Pride modenese sono gli stessi organizzatori e le realtà che stanno seguendo la vicenda. Arcigay Modena sta valutando di sporgere denuncia per i commenti comparsi online, mentre Bignardi ha annunciato l’intenzione di rivolgersi alle autorità dopo essere stato insultato con parole omofobe e body shaming davanti al proprio ufficio.
Un doppio episodio che racconta, ancora una volta, quanto l’odio contro la comunità LGBTQIA+ non resti confinato alla rete. Le minacce digitali, i commenti violenti e la disumanizzazione delle persone queer contribuiscono a creare un clima di intimidazione reale, che può trasformarsi in esclusione, paura e aggressioni.

Modena Pride 2026, ondata di commenti omofobi contro la manifestazione
Il primo fronte dell’attacco è stato quello dei social. Nei giorni scorsi, i canali del Modena Pride sono stati travolti da una quantità enorme di messaggi d’odio. Frasi violente, minacce esplicite e commenti che invocano persino l’uso della violenza di massa contro chi parteciperà alla manifestazione del 20 giugno.
Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, tra i messaggi apparsi online c’è chi ha scritto: “Date un permesso al musulmano, che faccia un passaggio in mezzo a questi depravati pervertiti”. Il riferimento è a Salim El Koudri, il 31enne arrestato con l’accusa di strage e lesioni aggravate dopo aver travolto alcuni passanti in centro a Modena lo scorso 16 maggio.
Altri commenti riportati dal quotidiano sono ancora più espliciti: “Quel tizio con l’automobile ha sbagliato giorno”; “Quando serve un islamico in auto, non lo trovi, questa è gente da eliminare”. Frasi che non si limitano all’insulto omofobo, ma arrivano a evocare un attentato contro la folla del Pride.
Gli organizzatori della manifestazione stanno ora valutando se procedere con una denuncia formale. Il numero e la gravità dei messaggi, infatti, rendono evidente la portata dell’attacco, una vera e propria ondata di odio e intimidazione contro un evento pubblico dedicato alla visibilità, ai diritti e all’orgoglio LGBTQIA+.
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Arcigay Modena: “L’odio in rete non resta mai confinato online”

A intervenire sulla vicenda sono state Angelica Polmonari ed Elisa Fraulini, rispettivamente presidente e vice presidente di Arcigay Modena, che hanno raccontato la difficoltà di affrontare una simile quantità di violenza verbale.
“Nonostante le prese di posizione anche istituzionali continuano i commenti d’odio. È difficile leggere e stiamo cercando di non farlo, proprio per non farci travolgere”, hanno dichiarato Polmonari e Fraulini.
Le due rappresentanti di Arcigay hanno però sottolineato anche la solidarietà ricevuta in queste ore: “Apprezziamo però la tanta solidarietà giunta da più parti”. Una solidarietà importante, ma che non cancella la gravità di quanto sta accadendo.
Il punto politico della vicenda è stato espresso con chiarezza dalle stesse Polmonari e Fraulini: “L’attacco mirato dimostra concretamente come l’odio in rete non resti mai confinato online, ma si traduca quotidianamente in esclusione, paura, violenza e isolamento per la comunità LGBTQIA+”.
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Il sostegno del Comune e della Cgil al Modena Pride
La vicenda ha provocato anche la reazione delle istituzioni locali. Il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e l’assessora alla sicurezza Alessandra Camporota hanno espresso il sostegno dell’amministrazione comunale al Pride, ribadendo l’importanza della manifestazione come momento pubblico di contrasto alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.
Il Pride, in questo senso, non è solo una giornata di festa, ma uno spazio politico necessario. Ancora di più quando intorno alla sua organizzazione si produce un clima di ostilità così esplicito.
Anche la Cgil di Modena ha espresso piena solidarietà ad Arcigay Modena e agli organizzatori della manifestazione. Un segnale che conferma come l’attacco al Pride non riguardi soltanto la comunità LGBTQIA+, ma l’intero tessuto democratico della città.
Alberto Bignardi insultato davanti all’ufficio: “Sei un fr*cio”

A rendere ancora più preoccupante il quadro è un secondo episodio di omofobia. Vittima dell’aggressione verbale è stato Alberto Bignardi, consigliere comunale Pd, ex presidente di Arcigay Modena e tra gli organizzatori del Pride del 20 giugno.
Secondo quanto raccontato dallo stesso Bignardi a Il Resto del Carlino, l’episodio sarebbe nato da una discussione per futili motivi legata al suo cane. Ma la lite si è trasformata rapidamente in un attacco personale a sfondo omofobo e con parole di body shaming.
“Ha trovato la scusa del mio cane che, a suo dire, avrebbe sporcato il cortile condominiale per insultarmi”, ha spiegato Bignardi. Il consigliere ha raccontato di essere stato aggredito verbalmente mentre si trovava nei pressi del suo ufficio, in via Emilia, dopo essere intervenuto per svuotare un bidone colmo d’acqua a causa della violenta pioggia che stava allagando la zona.
“Tornato in auto, mi si è affiancato il conoscente e da subito, con toni aggressivi, ha iniziato ad accusarmi di non essere in grado di gestire il mio cane che, a suo dire, avrebbe sporcato dinanzi al suo ufficio”, ha aggiunto.
Poi sarebbero partiti gli insulti omofobi: “Sei un fr*cio, un fr*cio ciccione”, avrebbe ripetuto l’uomo con aggressività, secondo quanto riferito dal consigliere.
Body shaming e omofobia: “Non si può passare sopra a episodi di questo genere”
Parte degli insulti, secondo quanto riportato, sarebbe stata registrata dallo stesso Bignardi. Oltre all’offesa omofoba, l’uomo avrebbe pronunciato anche frasi di body shaming come: “Cosa ridi con quei denti tutti marci”, “Sembra che hai 60 anni”, “pesi duecento chili”.
Bignardi ha sottolineato un elemento particolarmente significativo: “Parliamo di una persona istruita, proprietaria di azienda che, evidentemente, non attendeva altro se non un momento per riuscire ad offendermi”.
Il consigliere ha quindi annunciato l’intenzione di sporgere denuncia: “Ora andrò a sporgere denuncia: credo non si possa passare sopra ad episodi di questo genere”.
Anche in questo caso, il contesto è centrale. L’aggressione verbale subita da Bignardi arriva nei giorni in cui il Modena Pride è già bersaglio di minacce online, commenti omofobi e istigazioni alla violenza. Un clima che, come denunciano da tempo le associazioni LGBTQIA+, rischia di legittimare comportamenti aggressivi anche fuori dai social e che rende ancora più urgente una risposta pubblica, politica e collettiva.
