Priscilla legge fiabe ai bambini, con genitori felici e consenzienti: “Un esempio di rivoluzione quotidiana e di resistenza gentile” (INTERVISTA)

Leggere fiabe inclusive a bambine e bambini dai 5 ai 10 anni, insieme ai loro più che consenzienti genitori. Il nuovo bellissimo format di Priscilla è la perfetta risposta al DDL Valditara ormai prossimo alla sua approvazione.

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Domenica 19 aprile si è tenuto uno splendido evento con Priscilla mattatrice alla Fondazione Foqus di Napoli, in collaborazione con il festival vegano Magna Veg, il Napoli Queer Festival e il Collettivo Favolos3. Mondi apparentemente distanti che si sono incontrati intrecciando visioni, lotte e sensibilità diverse, condividendo la radice del rispetto, della cura e del riconoscimento delle differenze.

Nel corso de “L’ora delle storie con Priscilla”, l’ex giudice nonché presentatrice di Drag Race Italia ha letto “Il bambino con i fiori nei capelli” a bambine e bambini dai 5 ai 10 anni, insieme ai loro genitori, tra sguardi curiosi, domande spontanee e totale assenza di giudizio, perché i bambini e le bambine non nascono con i pregiudizi. Non conoscono stereotipi, barriere o categorie rigide. Vedono, ascoltano, accolgono. Sono liberi/e. “Siamo noi adulti, spesso senza rendercene conto, a trasmettere limiti, paure e divisioni“, ha sottolineato Priscilla sui social, nel condividere le magnifiche immagini di un pomeriggio da non dimenticare e replicare, il prima possibile. Insieme a quei bambini e a quelle bambine c’erano i genitori del collettivo Favolose, che hanno accompagnato, ascoltato e lasciato spazio ai propri figli e all’arte oratoria di Priscilla. “Scegliere di crescere figli liberi, consapevoli e aperti significa andare controcorrente, significa rompere schemi profondamente radicati. Ed è proprio in questa scelta che si costruisce il cambiamento“, ha ricordato l’ex regina di Mykonos, mattatrice di un’iniziativa che è andata in scena nel pieno del dibattito parlamentare sul DDL Valditara, ormai prossimo alla sua approvazione in senato, con il suo divieto all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole d’Italia e l’obbligo di consenso informato.

Qui non solo ampiamente presente ma di fatto reso ancor più esplicito dagli stessi genitori, in prima linea nell’ascoltare Priscilla raccontare le sue favole ai loro figli.

Ne abbiamo parlato con la diretta interessata, Mariano Gallo all’anagrafe.

 

L’ora delle storie con Priscilla“, come e quando nasce questa magnifica idea?

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“Quello di domenica 19 aprile è stato il terzo appuntamento del format “Le favole di Priscilla”, nato in Sardegna in occasione del Pride di Sassari dell’anno scorso. Mi proposero quest’incontro, avevo sempre avuto il desiderio di incontrare bambine e bambini credendo che il modo più giusto per farlo fosse con le fiabe. È andata benissimo ma ero molto nervoso, molto agitato e anche un po’ spaventato. Per prepararmi ho fatto più di una chiacchierata con una psicologa infantile, proprio per capire come approcciarmi perché un conto è esibirsi in una discoteca e un conto è avere di fronte dieci, quindici bambini. La psicologa infantile mi ha dato delle indicazioni precise, dalla voce mai svogliata ai toni troppo alti bensì rassicuranti fino alla posizione del corpo mai aggressiva, abbassandomi per stare al loro livello e non in piedi a guardarli dall’alto in basso. È andata così bene che il collettivo Collettivo Favolos3, composto da genitori, mi ha chiesto di ripetere l’esperienza a Napoli”.

Questo Collettivo Favolos3 è formato da genitori arcobaleno?

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“No, sono genitori che tengono ad educare i propri figli e le proprie figlie al rispetto, abbattendo stereotipi e discriminazioni. L’incontro si è tenuto presso la fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli. I genitori sono sempre presenti, con i bambini seduti sui cuscini, in terra, e i genitori sulle sedie alle loro spalle, a meno che i bambini non preferiscano stare in braccio ai genitori”.

E come si sviluppa questo bellissimo format?

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“La prima parte è dedicata alla lettura di una fiaba. Quando i bambini mi vedono lascio loro il tempo di metabolizzare. La prima cosa che gli dico è “qualsiasi cosa voi stiate pensando in questo momento è giustissima, quindi se voi pensate che io sia strana, che io sia esagerata, va tutto bene”. Poi faccio loro delle domande, se sanno cosa sia una drag, aspettando le loro risposte prima di spiegare. La cosa importante è far capire a loro che hanno sempre la libertà di dire e/o fare qualsiasi cosa, anche andarsene. Non ci devono essere costrizioni, nulla deve essere fisso in questi incontri. Dopo avergli raccontato chi sia Priscilla, quanto le piaccia giocare con il make up, con i tacchi, la paragono ad un supereroe, ma invece che combattere con i muscoli, perché non dobbiamo necessariamente avere i muscoli per essere forti, lei combatte con la musica, con le parrucche, con la gentilezza. Chiarita questa cosa loro si sentono più rassicurati, perché cominciano in qualche modo ad inquadrarmi, e allora leggo una fiaba che deve avere poche parole e molte immagini”.

Si tratta di fiabe LGBTQIA+?

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“Sono favole con la tematica dell’inclusione. Ad esempio, la prima fiaba che ho letto era “Julian al matrimonio”, storia di questa bambina che deve andare ad un matrimonio e sua mamma la veste con il solito abitino da bambolina e con la coroncina di fiori, se solo lei non volesse tenersi il suo berretto da baseball. L’altra fiaba che ho letto è “Il bambino con i fiori nei capelli”, storia di questo bambino che ha in testa dei ramoscelli con dei fiori che a un certo punto cadono, perché è il ciclo della vita. I suoi compagni di classe, che prima lo tenevano a distanza, lo vedono stare male, perché lui non parla più e non sorride più, si avvicinano a lui e gli disegnano dei fiori con la carta, attaccandoglieli ai ramoscelli rimasti sulla sua testa. Al di là dell’inclusione a tematica lgbt sono fiabe che ti fanno capire il senso dell’amicizia, del sostegno. Finita la lettura della fiaba inizia il laboratorio interattivo, con tantissimi costumi e accessori per i bambini. Matite, fogli, colla, stickers, corone, mantelli, gonne di tulle, tutto sparso in questa enorme stanza. A tutti i bimbi dico che possono scegliere tutto quello che vogliono, perché nessuna scelta è sbagliata. Con la musica in sottofondo loro cominciano ad indossare quello che più gli piace, con la collaborazione dei genitori perché è fondamentale che loro abbiano la complicità dei propri genitori. Ho visto bambini che truccavano il viso dei loro papà e bambine che mettevano lo smalto al papà, mamme che facevano indossare la gonna di tulle al figlio di sette anni perché lui l’aveva scelta e voleva indossarla. Finita questa parte interattiva li porto davanti allo specchio e gli chiedo se gli piace quello che vedono. Se loro dicono di sì gli faccio notare che gli piace perché l’hanno scelto loro, “perché è importante che tutto quello che voi indosiate l’abbiate scelto voi, perché vuol dire che siete persone libere””. L’appuntamento del 19 aprile è stato realizzato in collaborazione con il Napoli Queer Festival e con il Magna Vag, alla sua prima edizione. È quindi stato un concreto di intersezionalità”.

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Sono previsti altri appuntamenti di “L’ora delle storie con Priscilla“?

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“A maggio, un’altra associazione di Napoli che ha visto i contenuti pubblicati sui social. Hanno un bellissimo giardino a Chiaia, quindi sempre centro storico, e mi hanno chiesto di ripetere questa iniziativa alla quale credo tantissimo, soprattutto perché è un progetto che mi mette alla prova, che mi fa uscire dalla mia zona di comfort. L’avere a che fare con i bambini ti obbliga in qualche modo a tornare un po’ bambino, perché se vuoi instaurare un’interazione con loro non puoi pretendere che siano loro a capire te, devi essere tu a capire loro”.

Facendo eco al DDL Valditara ormai prossimo all’approvazione in Senato, qui c’è il consenso totale dei genitori

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“C’è il consenso massimo, è un’iniziativa voluta dai genitori, sono loro ad invitarmi. Abbiamo creato un gruppo su Whatsapp che si chiama “Le favolose” e sono loro a scrivermi per chiedermi di organizzare gli incontri, io sono a completa disposizione perché ci credo veramente tanto”.

Specifichiamo: non sono incontri scolastici

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“Assolutamente. Nel video pubblicato sui social c’erano un migliaio di insulti, anche pesanti. Chi inneggiava ad Hitler, chi a Mussolini, chi insultava i genitori dicendo loro che non dovevano più riprodursi, chi parlava di propaganda e indottrinamento, chi si chiedeva dove fossero le maestre e i dirigenti scolastici, ma nessun incontro è avvenuto in una scuola”.

Insulti piovuti anche quando andasti al liceo “Munari” di Acerra, a inizio 2025?

Esattamente, il deputato all’epoca leghista Sasso fece un’interrogazione parlamentare al ministro Valditara, perché sono ossessionati, perché mi dipingono come se fossi il fantomatico “gender”. A breve farò uno spettacolo a teatro che sto pensando di intitolare “Io sono il Gender”. Ma questo format è inattaccabile. Racconto favole ai bambini in presenza dei propri genitori e per volontà degli stessi genitori in strutture come la FOQUS Fondazione nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli”.

 

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