Dal 2023 Presidente del Consiglio, Donald Tusk ha assicurato che la Polonia inizierà a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri paesi dell’Unione Europea, a due mesi dalla sentenza della Corte Suprema Amministrativa di Varsavia che ha ordinato la trascrizione nel registro civile del matrimonio di due uomini polacchi sposati a Berlino, recependo la sentenza della Corte di Giustizia UE del novembre 2025.
Le scuse pubbliche e le promesse di Donald Tusk

Intervenendo pubblicamente prima di una riunione di gabinetto, martedì 12 maggio, Tusk si è scusato per quelli che ha definito “anni di rifiuto e umiliazione” subiti dalle coppie dello stesso sesso polacche, come riportato da Notes from Poland.
“Si tratta di una questione di dignità umana: il diritto alla felicità, il diritto alla parità di trattamento da parte dello Stato. Vorrei chiedere scusa a tutti coloro che, per molti, molti anni, si sono sentiti rifiutati e umiliati. Per molti anni, lo Stato non ha superato la prova”.
Tusk ha aggiunto che il suo governo darà priorità al rispetto delle sentenze della Corte, sottolineando al contempo che qualsiasi modifica legislativa sarà attuata nel quadro della legislazione polacca vigente. Tusk, che era già stato premier dal 2007 al 2014, ha esortato i politici polacchi “a rispettare la dignità di ogni essere umano e a ricordare che queste persone vivono intorno a noi, accanto a noi, tra noi, e meritano lo stesso rispetto, la stessa dignità e lo stesso amore di qualsiasi altra persona“. Il Primo Ministro ha inoltre affrontato la questione dell’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, affermando che qualunque misura venga adottata per riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero “questo non rappresenta in alcun modo una strada per [consentire] l’adozione“.
I matrimoni egualitari celebrati all’estero vanno riconosciuti
Nel frattempo il sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, vicepresidente del partito di Tusk, Coalizione Civica, ha annunciato che la sua città inizierà a trascrivere i matrimoni tra persone dello stesso sesso di cittadini polacchi celebrati in altri Paesi dell’UE, ancor prima che il governo intraprenda qualsiasi azione.
A gennaio il Ministero degli Affari Digitali aveva proposto modifiche al sistema di stato civile, che attualmente riconosce solo i matrimoni tra uomo e donna. Il Ministero vorrebbe invece classificare le coppie in “primo coniuge” e “secondo coniuge”. Tuttavia, la proposta è ancora in fase di discussione con altri ministeri. Il Ministero degli Affari Digitali sperava di attuare la modifica tramite un regolamento governativo unilaterale, mentre secondo il Ministero dell’Interno potrebbe essere necessario un intervento legislativo, che richiederebbe l’approvazione del Parlamento e del Presidente. Il governo di Tusk gode di una maggioranza parlamentare ma la sua coalizione comprende alcuni elementi ultra-conservatori che in passato si sono mostrati riluttanti all’ampliamento dei diritti LGBT+. C’è poi Karol Nawrocki, Presidente della Repubblica di Polonia voluto dall’ex Duda, non più eleggibile, che potrebbe esercitare il suo diritto di veto come già fatto con oltre 30 altre leggi da quando si è insediato il 6 agosto 2025. Due mesi dopo Nawrocki ha affossato la legge sulle unioni civili che il governo Tusk aveva proposto, perché “si tratta di un tentativo di creare un’alternativa al matrimonio“.
Polonia, diritti LGBTQIA+ fermi al palo
Ancora oggi la Polonia è uno dei pochi Paesi UE che non ha neanche le unioni civili, insieme a Bulgaria, Lettonia, Lituania, Romania e Slovacchia. Sebbene la sentenza della Corte di Giustizia di fine 2025 non obblighi la Polonia a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, impone al Paese di riconoscere quelli legalmente celebrati in altri Paesi UE. Nella Rainbow Map 2026 di ILGA uscita pochi giorni fa, la Polonia si trova al 39esimo posto su 49, dietro persino l’Ungheria.
