“Violerete un patto di fiducia”: le associazioni LGBTQIA+ avvertono il Campo Largo, domani convegno a Roma, presente Elly Schlein

Il 15 maggio le associazioni LGBTQIA+ italiane portano la loro agenda in Parlamento e chiedono impegni concreti e verificabili al campo largo: dal matrimonio egualitario alla riforma dei percorsi di affermazione di genere, fino al divieto delle pratiche di conversione.

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Campo Largo LGBT
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Davanti alle istanze della comunità LGBTIAQ+ italiana, quali impegni sono disposti ad assumersi le formazioni politiche del cosiddetto Campo Largo, alleanza che si candida a governare nella prossima legislatura dopo la sciagura del Governo Meloni?

Più che di immobilismo, l’ultima legge è quella delle unioni civili del 2016, è necessario parlare di deterioramento e ricordare alcuni provvedimenti apertamente anti-LGBTIAQ+, come la Legge Varchi (GPA), la circolare Piantedosi (famiglie omogenitoriali), le restrizioni esecutive del governo sui farmaci bloccanti per giovani persone gender variant, per citarne alcuni. Nella classifica Ilga-Europe di quest’anno, appena pubblicata, l’Italia è precipitata tra le ultime posizioni della Rainbow Map.

Restano sempre attuali del resto le rivendicazione presentate nel 2022 con il manifesto unitario La Strada dei Diritti, valido ancora oggi, al quale si aggiunge la necessaria cancellazione dei provvedimenti vergogna di questo Governo.

Domani 15 maggio, a due giorni dalla Giornata Internazionale contro l’Omo-Lesbo-Bi-Transfobia, alcune tra le più influenti associazioni LGBTQIA+ italiane portano la loro agenda direttamente in Parlamento. L’evento si tiene al Centro Congressi Frentani di Roma dalle 9:30 alle 13:30, promosso dalle deputate Laura Boldrini (PD), Gilda Sportiello (M5S) ed Elisabetta Piccolotti (AVS), su invito di un fronte largo di realtà associative che hanno raccontatoa Gay.it cosa chiedono e cosa si aspettano. Nella parte politica della mattinata, alle 12:00, sono attesi i leader delle opposizioni: Elly Schlein del Partito Democratico ha confermato la sua presenza insieme a Riccardo Magi di +Europa.

All’incontro hanno aderito le seguenti realtà LGBTIAQ+: Agedo, ARCO, Arcigay, Associazione Trans Napoli, Certi Diritti, Dì Gay Project, Circolo Mario Mieli, Edge, Comitato EuroPride 2027 Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaycs, Gaynet, Gender X , Libellula, Movimento Identità Trans, Italia Trans Agenda, NUDI, Pride Vesuvio, Plus Roma, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, TGenus, YGrò.

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A dieci anni dalla legge Cirinnà, l’Italia ha fatto molti passi indietro. E le associazioni LGBTQIA+ presentano un conto preciso, articolato, e non negoziabile. Lo dicono con parole diverse, da esperienze diverse, ma con una convergenza che è essa stessa un messaggio politico: le forze politiche che si candidano alla guida del Paese non possono permettersi ambiguità

Come ricorda Roberta Parigiani (MIT) parlando dell’attacco senza precedenti alle persone trans, “La sinistra se in questo momento non prenderà atto di questo attacco e non svolgerà questo ruolo, violerà quel patto di fiducia che per decenni ci ha legato come comunità a quella parte politica e creerà una rottura che sarà difficilmente sanabile in futuro“. Approccio condiviso da Mario Colamarino (Mieli e Roma Pride)Chiediamo alla politica di smettere di considerare i diritti LGBTQIA+ un tema secondario o sacrificabile nei compromessi politici. Non basta definirsi alternativi alla destra. Serve costruire un’alternativa credibile fondata su libertà, uguaglianza e diritti concreti“.

Arcigay è esplicita sulla posta in gioco. “Siamo fermi al 2016“, dice Gabriele Piazzoni.Eppure non sono mancati governi progressisti. Nonostante questo, non si è riusciti a ottenere risultati concreti capaci di incidere realmente sulla vita delle persone.” La richiesta è strutturale: piena uguaglianza nel diritto di famiglia, politiche antidiscriminatorie capaci di prevenire la violenza, tutele adeguate per i percorsi di affermazione di genere. E soprattutto, questa la condizione politica centrale, che questi temi entrino “in modo organico nei programmi dei singoli partiti e dell’intera coalizione“, che costituiscano dunque un’identità programmatica. “L’impegno elettorale deve essere chiaro e cristallino, senza dubbi o tentennamenti», aggiunge Piazzoni. “Appoggiato dalle persone che verranno candidate in parlamento dal campo largo.

Famiglie Arcobaleno pone la questione in termini concreti partendo dalla supplenza giudiziaria davanti ai vuoti legislativi: “I diritti conquistati per i nostri figli e le nostre figlie sono arrivati esclusivamente grazie alle sentenze di corti e tribunali“, dice Alessia Crocini.Non è accettabile“.

Le proposte sul tavolo sono già scritte: matrimonio egualitario, riforma della legge sulle adozioni, riconoscimento alla nascita dei figli delle coppie omogenitoriali, accesso alla PMA per donne single e coppie di donne. E, come prima azione del prossimo Parlamento, l’abrogazione della legge Varchi che ha criminalizzato la GPA anche quando praticata all’estero. Crocini fissa anche una scadenza “Nei primi cento giorni di governo queste leggi devono essere approvate“, e una condizione politica che suona come ultimatum: “Non accetteremo più richiami alla libertà di coscienza o alle “diverse sensibilità”. Il centrosinistra ha avuto quattro anni di governo Meloni per sciogliere le proprie ambiguità. Non ci sono più scuse“.

L’attacco senza precedenti alla piena cittadinanza delle persone trans e non binarie attraversa quasi tutti gli interventi con una forza e una urgenza che segnalano quanto la situazione sia diventata critica.

Roberta Parigiani di Movimento Identità Trans lo dice senza giri di parole: “Le persone trans sono al centro di un attacco incrociato delle destre conservatrici di tutto l’Occidente“. Rimettere le persone trans al centro dell’agenda politica, e non in modo sussidiario rispetto ad altre battaglie considerate più rassicuranti, è per Parigiani la misura della credibilità progressista. “Non è il momento di contare i consensi, ma di schierarsi a favore delle comunità oppresse. Se la sinistra non prenderà atto di questo attacco, violerà quel patto di fiducia che per decenni ci ha legato come comunità a quella parte politica.»

Italia Transagenda, attraverso Miki Formisano, traduce questo in richieste concrete: la riforma profonda della legge 164/82, “ormai obsoleta”, che produce applicazioni disomogenee da giudice a giudice; procedure rapide e realmente gratuite (non “proclamata a parole, mentre nella pratica le persone finiscono per pagare“); l’inserimento della formazione specifica nei percorsi universitari dei sanitari; il riconoscimento delle identità non binarie; l’accesso alla triptorelina per i giovani trans senza che siano “marchiate come persone diverse, come persone malate“.

Sul fronte del lavoro e delle discriminazioni sistemiche, EDGE porta una prospettiva spesso assente dal dibattito. Lucia Urcioli ricorda che l’Europa si sta muovendo, con la nuova direttiva di protezione delle vittime che sarà votata dal Parlamento Europeo il 21 maggio, e con la riflessione su un divieto delle pratiche di conversione. L’Italia non può restare ferma e le proposte di EDGE sono articolate: estendere le tutele antidiscriminatorie nei luoghi di lavoro anche all’identità di genere (non solo all’orientamento sessuale), introdurre impegni vincolanti per le aziende in materia di diversità ed equità sul modello spagnolo, approvare una legge contro le pratiche di conversione. “La crescita dei diritti delle persone LGBTQIA+ è oggi una tutela della democrazia», dice Urcioli. “Attraverso i diritti delle minoranze passa la tutela del tessuto democratico delle democrazie occidentali“.

Agedo, che porta la voce delle famiglie di persone LGBTQIA+, denuncia “l’assedio alla scuola“, dall’attacco all’educazione affettiva al boicottaggio della carriera alias, e chiede che la politica si faccia carico di ciò che l’associazionismo da solo non può garantire: le leggi. “Denunciamo l’attacco all’autonomia scolastica, il blocco dell’educazione affettiva e il boicottaggio della carriera alias, il tentativo di ridurre l’istruzione a mero addestramento al lavoro, soffocando il pensiero critico” spiega Donatella Siringo.

Bandiera LGBTIAQ+ Progress Pride Flag

Dichiarazioni integrali

Gabriele Piazzoni, Arcigay

«Per quanto ci riguarda, l’agenda politica che chiediamo è chiara ed è nota da anni. In estrema sintesi: piena uguaglianza declinata in tutta la legislazione sul diritto di famiglia, per superare ogni differenza di trattamento tra i cittadini; politiche pubbliche antidiscriminatorie, con leggi mirate non solo al contrasto ma anche alla prevenzione di ogni forma di violenza nei confronti delle persone LGBTQIA+; garanzie e tutele adeguate per i percorsi di affermazione di genere, con tutto ciò che questo comporta sul piano amministrativo e sanitario.
Il vero impegno, però, è fare in modo che questi temi diventino parte organica dei programmi dei singoli partiti e dell’intera coalizione che vuole candidarsi a sostituire il governo Meloni alla guida del Paese. Troppe volte ci siamo trovati impantanati e, persino nel campo del centrosinistra, si sono create resistenze che hanno impedito ogni reale avanzamento.
I fatti parlano chiaro: siamo fermi al 2016. Eppure, negli ultimi dieci anni, non sono mancati governi progressisti. Nonostante questo, non si è riusciti a ottenere risultati concreti capaci di incidere realmente e migliorare la vita delle persone in questo Paese. Molti cittadini sono ancora trattati come persone di serie B, soltanto per il loro orientamento sessuale o per un’identità di genere ritenuta diversa da quella considerata, di volta in volta, socialmente accettabile. Questa volta l’impegno elettorale deve essere chiaro e cristallino, senza dubbi o tentennamenti, appoggiato dalle persone che verranno candidate in parlamento dal campo largo.»

Alessia Crocini, Famiglie Arcobaleno

«Le richieste che come Famiglie Arcobaleno facciamo alla politica da anni sono sempre le stesse, talmente chiare da essere già al centro di due proposte di legge. La prima, elaborata insieme a Rete Lenford, riguarda la piena eguaglianza familiare e comprende: il matrimonio egualitario; la revisione della legge sulle adozioni per consentire l’accesso anche alle persone single e alle coppie dello stesso sesso; il riconoscimento alla nascita dei figli delle coppie omogenitoriali — possibilità già aperta alle coppie di donne dalla sentenza della Corte costituzionale del maggio 2025 — e l’accesso alla procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie di donne.
La seconda proposta, costruita insieme all’Associazione Luca Coscioni e ad altre realtà, riguarda invece una regolamentazione della gestazione per altri. La prima azione che il prossimo Parlamento dovrà assumersi sarà proprio l’abolizione della legge Varchi, che criminalizza la GPA anche quando viene realizzata all’estero.
Serve di fatto una vera riforma del diritto di famiglia e va superata la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
Questi sono i punti centrali della nostra associazione, che si occupa di genitorialità e diritti dei minori, ma devono andare di pari passo con le rivendicazioni di tutto il movimento LGBTQIA+: il superamento della legge 164 con una nuova regolamentazione dei percorsi di affermazione di genere; una legge contro i crimini e i discorsi d’odio che riparta dalla legge Zan; il divieto delle cosiddette terapie riparative; educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
Il campo largo deve arrivare alle prossime elezioni politiche con una posizione chiara sui diritti LGBTQIA+. Sono passati dieci anni dalla legge sulle unioni civili e ogni diritto conquistato per i nostri figli e le nostre figlie è arrivato esclusivamente grazie alle sentenze di corti e tribunali.
Se oggi i partiti progressisti intendono assumersi davvero questo impegno, devono dimostrarlo anche nella composizione delle liste elettorali. Non accetteremo più richiami alla libertà di coscienza o alle “diverse sensibilità”: il centrosinistra ha avuto quattro anni di governo Meloni per sciogliere le proprie ambiguità. Non ci sono più scuse per dubbi o tentennamenti.Nei primi cento giorni di governo queste leggi devono essere approvate.»

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Roberta Parigiani, Movimento Identità Trans

«Quello che come comunità trans chiediamo al campo largo e al campo progressista è di prendere atto del fatto che le persone trans in questo momento sono al centro di un attacco incrociato delle destre conservatrici di tutto l’Occidente e sicuramente questa cosa ha ripercussioni serie concrete in Italia. Prendere atto di questo attacco vuol dire rimettere le persone trans all’interno e al centro dell’agenda politica, coinvolgerle nei processi di scrittura dei programmi politici e nell’azione politica vera e propria che vada oltre le mere questioni di principio, vuol dire essere coraggiosi e vuol dire non girarsi dall’altro lato dinanzi a questo attacco, ma anzi rivendicare il diritto all’autodeterminazione di genere come una delle battaglie fondamentali e non soltanto in maniera sussidiaria rispetto ad altre battaglie, ad esempio quella sul matrimonio egualitario, sulle quali la sinistra confida di avere più consensi. Non è il momento di contare i consensi, ma è il momento invece di schierarsi a favore delle comunità oppresse, la comunità trans è al centro di un’oppressione senza precedenti nella storia. La sinistra se in questo momento non prenderà atto di questo attacco e non svolgerà questo ruolo, violerà quel patto di fiducia che per decenni ci ha legato come comunità a quella parte politica e creerà una rottura che sarà difficilmente sanabile in futuro.»

Miki Formisano, Italia Transagenda

«La nostra agenda politica nasce dall’esperienza diretta che abbiamo su tutto il territorio nazionale, dalle denunce che ogni giorno vengono fatte dalle persone della nostra comunità su lavoro, salute, sport e famiglia. Le nostre richieste, sintetizzandole, vogliono una società in cui le persone trans non debbano sopravvivere, ma vivere pienamente la propria identità e la propria vita. Una società che non consideri le nostre esistenze come un problema da correggere, ma come parte dell’umanità: quello che siamo.
Il nostro sguardo si concentra in particolare sulla legge 164/82 sulla riassegnazione di genere, che necessita di una modifica profonda: è una legge ormai obsoleta, che lascia ampio margine di interpretazione e viene quindi applicata da ogni giudice in modo diverso. Con un grandissimo passo indietro fatto proprio oggi, ci troviamo purtroppo di fronte all’obbligo di diagnosi psichiatriche, perizie e percorsi medicalizzati forzati.
Vogliamo procedure rapide e accessibili a tutti. Vogliamo una reale gratuità, non quella proclamata a parole, mentre nella pratica le persone finiscono per pagare a causa di liste d’attesa lunghissime. Un’altra priorità è la salute delle persone trans, che ancora oggi sono invisibili al sistema e si sottraggono ai percorsi di cura e di screening.
È necessario che la formazione non avvenga dopo che il medico è già formato e già in servizio: deve essere inserita nei percorsi universitari, e deve riguardare tutti gli operatori sanitari, e non solo. Bisogna superare l’approccio patologizzante sulle identità trans e riconoscere le persone non binarie. Bisogna contrastare la violenza e la discriminazione, e i crimini d’odio che oggi sono purtroppo all’ordine del giorno. I dati su questi crimini devono essere raccolti in modo formale — non informale come avviene oggi — perché vengono perpetrati ogni giorno. Come comunità vogliamo essere in prima linea e coinvolte in tutte le situazioni che riguardano le nostre vite.
Vogliamo inoltre che vengano riconosciute le giovani persone trans, proprio perché chi come me ha vissuto quello che ha vissuto non debba ricadere sulle nuove generazioni. Sappiamo che stiamo indietreggiando, ma noi vogliamo andare avanti: vogliamo che le giovani persone trans vivano la loro vita con serenità fin da subito, con accesso alla triptorelina (i bloccanti reversibili salvavita, ndr) senza essere marchiate come persone diverse, come persone malate.»

Lucia Urcioli, EDGE

«Alla politica, al campo largo, alle forze politiche che si sfideranno nella prossima competizione elettorale, considerato le prove negative che le istituzioni italiane e la politica italiana ha dato negli ultimi anni alla comunità LGBT+, francamente non chiediamo nulla: siamo cittadini ed elettori, quindi fondamentalmente noi stiamo dicendo alla politica ciò che la comunità LGBT+ richiede — i cambiamenti strutturali e normativi all’altezza della modernità che ora è il caso che le forze politiche che aspirano a governare il paese si apprestino a trasformare in realtà. Sicuramente qualcuno oltre a me avrà detto il matrimonio egualitario, ovviamente, e la filiazione, una nuova legge sui percorsi di affermazione di genere che garantisca da un punto di vista sanitario e giuridico le persone trans. Una legge contro i crimini d’odio, perché l’Europa sta per approvare la nuova direttiva di protezione delle vittime e quindi ci chiede di istituire forme di protezione legale nei confronti delle vittime per reati di odio.
Io parlo a nome di EDGE, che è un’associazione che si occupa di promozione dei diritti delle persone LGBTQIA+ nei luoghi di lavoro. Aggiungo quindi un pezzo normativo: estendere, all’interno della legge che recepisce la direttiva contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro, l’obbligo a considerare le discriminazioni derivanti non solo dall’orientamento sessuale, ma anche dall’identità di genere. Chiediamo inoltre che venga adottata una proposta di legge che, come accaduto in Spagna, istituisca impegni per le aziende per introdurre la diversità, l’equità e l’inclusione al loro interno. E infine: una legge italiana contro le pratiche di conversione. È ora che venga adottata.
Il movimento LGBTQIA+ in questi anni ha fatto un grande salto di maturazione politica e giuridica, ha delle proposte chiare che possono trasformarsi — se non lo hanno già fatto — in articolati normativi. Alla politica chiediamo che venga dato atto che la crescita dei diritti delle persone LGBTQIA+ è oggi una tutela della democrazia. Attraverso la crescita dei diritti di tutte le minoranze a rischio discriminazione e odio passa la tutela del tessuto democratico delle democrazie occidentali e anche dell’Italia.»

Donatella Siringo, Agedo

«Agedo si rivolge alle forze del campo largo: è tempo di sostenere con determinazione le lotte per i diritti deɜ nostrɜ figliɜ. Oggi non ci limitiamo a sognare il futuro, ma siamo costrettɜ a una trincea quotidiana per difendere conquiste che credevamo acquisite. In un clima di esasperata polarizzazione, la sicurezza fisica e legale delle persone LGBTQIA+ è sotto attacco, ma questo non fermerà la nostra visione: una società che non si limiti a tollerare, ma che sappia accogliere ogni soggettività. Siamo consapevoli di un limite: ciò che può la Politica — con la forza delle leggi — non può il solo associazionismo, per quanto “resistente”.
Come famiglie, denunciamo con forza: l’assedio alla scuola, con l’attacco all’autonomia scolastica, il blocco dell’educazione affettiva, il boicottaggio della carriera alias, il tentativo di ridurre l’istruzione a mero addestramento al lavoro, soffocando il pensiero critico. L’attacco all’autodeterminazione: il diritto all’identità delle persone trans e non binarie, specialmente giovanissime, è sotto fuoco incrociato, così come il diritto all’aborto (Legge 194), ormai minato nei fatti. Il vuoto legislativo: rivendichiamo il matrimonio egualitario e tutele vere per le famiglie omogenitoriali, rifiutando la criminalizzazione della GPA. È urgente colmare il vuoto sui crimini d’odio e mettere al bando, una volta per tutte, le pericolose “terapie riparative”.»

Mario Colamarino, Circolo Mario Mieli

«Chiediamo alla politica, e in particolare alle forze progressiste, di smettere di considerare i diritti LGBTQIA+ un tema secondario o sacrificabile nei compromessi politici. Dopo anni di immobilismo e arretramento culturale, serve un’assunzione di responsabilità chiara: matrimonio egualitario, una legge efficace contro l’omolesbobitransfobia, pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e piena autodeterminazione per le persone trans e non binary devono diventare priorità dell’agenda politica. Non basta definirsi alternativi alla destra. Serve costruire un’alternativa credibile fondata su libertà, uguaglianza e diritti concreti. Le persone LGBTQIA+ non possono continuare a essere invisibili o utilizzate solo nelle campagne elettorali. In questi anni abbiamo assistito a un clima sempre più ostile, alimentato da provvedimenti ideologici e da un linguaggio pubblico che ha legittimato discriminazioni e attacchi ai diritti. Per questo chiediamo anche l’abrogazione di norme che colpiscono famiglie, giovani e persone LGBTQIA+. Tra poco, il 20 giugno, ci sarà Roma Pride, il quale rappresenta uno spazio di mobilitazione politica, culturale e democratica: durante la Pride Croisette, il festival culturale del Pride dal 28 maggio al 20 giugno, ospiteremo confronti pubblici con leader e rappresentanti del campo progressista perché crediamo che oggi sia necessario un confronto trasparente e coraggioso sul futuro dei diritti civili nel nostro Paese. I diritti umani non possono più essere rinviati. È il momento delle scelte chiare.»

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