Sabato 20 giugno 2026 il Treviso Pride tornerà ad attraversare il centro storico della città veneta in un’edizione dal forte valore simbolico e politico. Quest’anno ricorre infatti il decimo anniversario dalla prima storica parata del 2016, un evento che segnò un punto di svolta per la visibilità della comunità LGBTQIA+ in un territorio tradizionalmente percepito come conservatore.
Nel post di lancio, il Coordinamento LGBTE Treviso ha definito il Pride come “un atto pubblico di responsabilità e consapevolezza”, sottolineando che non si tratta soltanto di una festa, ma di uno spazio di rivendicazione, visibilità e partecipazione collettiva.
A raccontare a Gay.it, nell’ambito della rubrica Pride to Italy, il significato di questa edizione è Michela Nieri, presidentessa del Coordinamento LGBTE Treviso e tra le principali organizzatrici della manifestazione.
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Dieci anni dopo il primo Treviso Pride: “La città ha risposto”
Per Michela Nieri, il decennale rappresenta prima di tutto una conferma del percorso compiuto: “Per noi è importante perché nel 2016 fu il primo Pride, proprio il primo in città. Festeggiare dopo dieci anni il fatto che comunque si siano fatti anche altri cortei nell’arco di questi anni vuol dire che la città ha ben risposto, perché il primo Pride fu molto difficile”.
Il ritorno del Treviso Pride nel 2026, dunque, non è solo un anniversario celebrativo, ma la prova concreta che qualcosa nel tessuto sociale cittadino è cambiato.
“Arrivare al decimo anno con la costruzione di un altro Pride è sicuramente la dimostrazione che qualcosa in città siamo riusciti un po’ a cambiarlo”.
La precedente edizione

L’edizione 2025 del Treviso Pride, andata in scena sabato 14 giugno, aveva scelto un claim provocatorio e fortemente politico: “Frocessione”. Un termine volutamente irriverente con cui il comitato organizzatore aveva rivendicato il diritto della comunità LGBTQIA+ a occupare lo spazio pubblico senza chiedere permesso, trasformando il corteo in una street parade militante, autogestita e autofinanziata.
Partito dalla stazione ferroviaria, il Pride aveva attraversato la città come una “marea indecorosa”, secondo la definizione utilizzata dagli organizzatori, per denunciare il clima politico nazionale e locale, le minacce ai diritti delle persone trans e la necessità di costruire una comunità fondata sulla solidarietà e sul mutuo sostegno. Un’edizione fortemente radicale, che ha ribadito come il Pride non sia soltanto un momento di festa, ma anche uno spazio di lotta, memoria e rivendicazione politica.
Il Treviso Pride 2026 si inserisce in questo solco, ma con un significato ulteriore: celebrare i dieci anni dal primo corteo del 2016 e consolidare un percorso che, anno dopo anno, ha contribuito a rendere la comunità LGBTQIA+ sempre più visibile nel cuore della città.
Cosa è cambiato a Treviso per la comunità LGBTQIA+
Secondo Nieri, il primo risultato ottenuto in questi anni è stato rompere il silenzio:
“Grazie al primo Pride, intanto, si è parlato di comunità LGBTQIA+. Treviso è una città piccola e prima non se ne parlava”.
Oggi, racconta, il Pride è entrato nell’immaginario cittadino:
“Le persone magari mi fermano e mi chiedono: ‘Ma allora quest’anno farete il Pride?’. Forse il significato profondo non tutti lo comprendono, però sicuramente lo vedono come una festa a cui partecipare, qualcosa che unisce la comunità”.
Una normalizzazione che, pur non esaurendo la portata politica della manifestazione, testimonia un cambiamento culturale importante.
Le battaglie ancora aperte: matrimonio egualitario e diritti delle persone trans
Alla domanda sulle rivendicazioni più urgenti, Nieri non ha dubbi: il matrimonio egualitario resta una priorità:
“Con le unioni civili ci siamo un po’ divanizzati su questo argomento. Invece, secondo me, dobbiamo ricominciare una lotta seria per avere il matrimonio egualitario”.
Per la presidentessa del Coordinamento LGBTE Treviso, le unioni civili sono state un passo avanti, ma non hanno cancellato la disparità.
Accanto a questa battaglia, grande attenzione sarà dedicata ai diritti delle persone trans:
“Porteremo il tema della carriera alias e dell’importanza di riconoscere in tutto e per tutto anche le persone trans”.
In una realtà di provincia come Treviso, l’adozione della carriera alias è ancora limitata:
“Essendo una città piccola, la carriera alias ce l’abbiamo solo in poche scuole. Invece, secondo me, dovrebbe esserci in tutte le scuole del nostro territorio”.
Per Nieri, garantire questo strumento significa offrire alle persone trans e non binarie un riconoscimento concreto e quotidiano.
Nieri sottolinea come, in questa fase storica, l’attacco politico e culturale si concentri soprattutto sulle persone trans: “Storicamente, in questo momento, il focus dei contrari alla comunità LGBTQIA+ è proprio sulla comunità trans”, aggiunge.
Un Pride costruito da una rete di associazioni
Il Treviso Pride 2026 nasce da un percorso condiviso tra diverse realtà del territorio. Accanto al Coordinamento LGBTE Treviso, partecipano all’organizzazione Agedo Treviso, ODV Binario 1 APS, Collettivo Le Miriadi e CGIL Treviso, in una rete che tiene insieme associazionismo, attivismo, giovani generazioni e mondo del lavoro.
“Stiamo lavorando insieme da anni”, spiega Nieri, sottolineando come il Pride sia il risultato di una rete consolidata di associazioni, attivistə e alleatə.
Quest’anno Famiglie Arcobaleno non figura invece tra le realtà organizzatrici, pur partecipando alla manifestazione. Nieri spiega che la scelta è nata da una diversa visione sul ruolo degli sponsor e dei sostenitori economici:
“Noi riteniamo che il Pride debba coinvolgere tutte le realtà. Il nostro territorio è ricco e molti imprenditori appoggiano la nostra causa. Ci sembrava brutto escluderli solo per il fatto che siano imprenditori”.
Il Coordinamento LGBTE Treviso porta nel nome una scelta precisa. “La E finale sta per etero, perché siamo nati come un’associazione che cerca di includere tutti”. Una visione che punta ad allargare la partecipazione e a costruire alleanze anche fuori dalla comunità LGBTQIA+.
Un impegno che dura tutto l’anno
Il Pride rappresenta il momento più visibile di un lavoro costante sul territorio.
Tra le iniziative organizzate dal Coordinamento ci sono:
- un aperitivo o apericena mensile aperto a tutte e tutti;
- il Cupido Festival, giunto quest’anno all’ottava edizione;
- eventi culturali e sportivi;
- momenti di confronto e socialità.
Il Cupido Festival, organizzato in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, è entrato a far parte della Rete Festival Treviso e gode del patrocinio comunale.
Tra gli appuntamenti più significativi di quest’anno, Nieri cita una veglia LGBTQIA+ ospitata in chiesa: “È stata molto emozionante. Non me l’aspettavo così partecipata. C’era la chiesa piena”.
Per la prima volta l’iniziativa è stata promossa apertamente anche sui social, con il via libera della diocesi: “Con il permesso del vescovo, ci hanno dato modo di pubblicizzarla. È stato un segnale importante”.
Il rapporto con il Comune di Treviso
Per il Treviso Pride 2026, il comitato organizzatore ha scelto di non chiedere il patrocinio del Comune: “Abbiamo deciso di non chiederlo. Non volevamo polemizzare”.
Una decisione politica maturata collettivamente, ma che non impedisce un rapporto di dialogo con l’amministrazione.
Nieri precisa che il sindaco si è mostrato disponibile, anche rispetto alla richiesta simbolica di far passare il corteo sotto il Duomo, lungo il centralissimo Calmaggiore, principale via del centro storico cittadino.
Il corteo del 20 giugno: musica, ospiti e interventi politici

Il Pride si svolgerà interamente nel centro storico di Treviso, con un carro musicale e un palco finale. La madrina dell’edizione 2026 sarà Lina Galore, nota drag queen e vincitrice della terza edizione di Drag Race Italia. Tra le ospiti è attesa anche l’attrice e cabarettista Giovanna Donini e Ama Supreme.
Dal palco interverranno le associazioni promotrici e altre realtà impegnate su temi sociali e politici.
“Vorremmo dare spazio anche a qualche associazione che parli di cose diverse dai diritti LGBT, perché viviamo un momento storico difficile”.
Nieri sottolinea l’importanza di mantenere il Pride aperto alle connessioni con altre lotte, senza però snaturarne la missione.
“Abbiamo capito che è molto importante fare un Pride intersezionale. Però è anche vero che per noi è uno dei pochi momenti in cui possiamo parlare dei nostri diritti”.
Se dovesse riassumere il Treviso Pride 2026 in poche parole, Michela Nieri lo descrive così:
“Sarà sicuramente un corteo allegro, bello, che cercherà di promuovere i diritti e la visibilità della nostra comunità”.
E aggiunge:
“Noi siamo Treviso e vorremmo che Treviso, in quel giorno, stesse con noi”.
Un messaggio alla comunità LGBTQIA+ nazionale: “Restiamo unitə”
Nel suo messaggio finale, Nieri ribadisce che il Pride resta uno strumento indispensabile: “Il Pride è una cosa ancora fondamentale”.
Una convinzione maturata anche attraverso le tante testimonianze di giovani che continuano a vivere situazioni di rifiuto familiare: “Ci arrivano molte lettere di ragazzi sbattuti fuori di casa o che vivono disagi pazzeschi”.
La presidente del Coordinamento LGBTE Treviso invita inoltre a riflettere sulla necessità di una maggiore unità del movimento: “Uniti, secondo me, è molto più facile che separati”.
Treviso Pride 2026: come restare aggiornatə
A dieci anni dal primo storico corteo, il Treviso Pride torna dunque con l’obiettivo di celebrare il cammino compiuto e rilanciare le battaglie ancora aperte: matrimonio egualitario, diritti delle persone trans, carriera alias, visibilità e partecipazione. Un appuntamento che vuole coinvolgere non solo la comunità LGBTQIA+, ma l’intera città.
Chi desidera seguire da vicino il percorso verso il Treviso Pride 2026 o restare aggiornato sulle iniziative del Coordinamento LGBTE Treviso può consultare i canali social ufficiali della manifestazione (FB – IG).
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