A dieci anni dall’approvazione della legge 76/2016 sulle unioni civili, il bilancio che emerge dal convegno Le sfide arcobaleno a 10 anni dalle unioni civili , tenutosi ieri all’Università La Sapienza di Roma, in presenza e online, è netto: quella conquista, per quanto storica, non è bastata. E ora c’è chi chiede di andare oltre, molto oltre.

La proposta più dirompente arriva da chi quella legge l’ha scritta. “Mi auguro che nella prossima legislatura la legge Cirinnà possa essere cancellata, insieme alla legge 40 e alla legge sulle adozioni“, ha dichiarato Monica Cirinnà.Serve un nuovo istituto comprensivo di tutte le formazioni familiari, che dia pari accesso ai percorsi di genitorialità e alla procreazione medicalmente assistita“.

Una posizione radicale, che non è di certo una retromarcia ma un rilancio: superare tre leggi separate e spesso contraddittorie in favore di un quadro giuridico unitario, capace di riconoscere tutte le famiglie senza gerarchie.

Da sinistra Roberta Parigiani, Sergio Lo Giudice e Alice Benedetti
Da sinistra Roberta Parigiani, Sergio Lo Giudice e Alice Benedetti

Uno stallo che dura da un decennio

L convegno è stato promosso da Gaynet e CUG Sapienza, in collaborazione con European Gay and Lesbian Sport Federation (EGLSF) e il movimento ACT (Against Conversion Practices), nell’ambito di Connecting Spheres, progetto europeo di Oxfam Italia finanziato dall’Unione Europea.
Nella nota di Gaynet che ha accompagnato l’iniziativa, il quadro è descritto senza eufemismi: “A dieci anni dall’approvazione della legge 76/2016 sulle unioni civili in Italia, il quadro dei diritti LGBTQIA+ si presenta segnato da una contraddizione profonda: a un primo riconoscimento giuridico non è seguito un percorso coerente di avanzamento”.

Le unioni civili “hanno rappresentato una conquista storica, per quanto di compromesso, ma il decennio successivo è stato caratterizzato da uno stallo normativo e da battute d’arresto significative, come il fallimento della legge contro l’omolesbobitransfobia“. Solo la magistratura, si legge ancora, “è riuscita parzialmente a mitigare la ferita dello stralcio della stepchild adoption, in una situazione di persistente vuoto normativo“.

A questo si aggiungono segnali preoccupanti sul piano sociale: discriminazioni strutturali, violenza, hate speech, e una serie di iniziative legislative regressive: dal ddl Varchi alle politiche contro le persone trans, fino al ddl Valditara. Sullo sfondo, la crisi del multilateralismo, l’avanzata delle destre reazionali a livello globale e la crescita di movimenti che negano diritti, scienza e progresso.

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Grillini: «Serve una riforma radicale del diritto di famiglia»

Per rompere lo stallo sui diritti civili in Italia serve una nuova visione di società e la capacità di promuovere una riforma radicale del diritto di famiglia“, ha ribadito Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e Gaynet, che ha aperto i lavori della giornata. Il convegno si è articolato su tre livelli di analisi: giuridico, sociale e culturale, politico e strategico. Nel primo panel, Evoluzione e stallo del quadro giuridico, sono intervenuti Angelo Schillaci (Sapienza) sul tema «Dalla battaglia per le Unioni Civili al fallimento del ddl Zan: analisi e prospettive», Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford, sui risvolti giurisprudenziali successivi alla legge 76/2016, e Antonio Rotelli sul quadro normativo europeo relativo alle pratiche di conversione.

Il secondo panel, Impatto sociale, psicologico e culturale, ha visto la partecipazione di Paola Panarese (Sapienza) sulle rappresentazioni LGBTQIA+ nei media, Roberto Baiocco (Sapienza) con i risultati della ricerca Better in Colour, e Sergio Salvatore.

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Il 15 maggio, i partiti dovranno rispondere

L’appuntamento politico più atteso è però quello del 15 maggio: “Pratiche di conversione, crimini d’odio, diritto alla vita familiare, tutela delle persone trans e in generale dei minori, sono solo alcuni dei temi all’ordine del giorno“, ha detto Rosario Coco, ricordando che “il  15 maggio, al Centro congresso Frentani, le associazioni LGBTQIA+ hanno invitato i leader politici per confrontarsi in vista della giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia e chiedere un posizionamento chiaro del campo progressista».
Un banco di prova concreto, in un momento in cui, come sottolinea Gaynet «il Paese rischia di arretrare rispetto al contesto europeo, oltre a non colmare il grave divario» già esistente.

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