A Napoli la stagione dei Pride 2026 si apre dentro una frattura politica che non appare affatto ricomposta. Da una parte il percorso del Napoli Pride, legato ad Antinoo Arcigay Napoli e alla figura del suo presidente Antonello Sannino. Dall’altra Arrevutamm Pride, rete queer, transfemminista e dal basso che per il secondo anno consecutivo rivendica un Pride autonomo, autofinanziato e senza sponsor, in programma sabato 20 giugno 2026.
Lo scontro, già emerso nel 2025 attorno al viaggio di Sannino in Israele e alla successiva spaccatura nella comunità LGBTQIA+ partenopea, torna ora con toni ancora più duri. In un lungo comunicato, Arrevutamm Pride accusa il percorso ufficiale del Napoli Pride di aver ricostruito un comitato “con modalità autoritarie”, senza una reale discontinuità politica rispetto alle tensioni dell’anno precedente.
Il testo, diffuso dalla rete, ha un titolo che chiarisce subito il terreno del conflitto: “Ma quale unità con gli oppressori?”. Al centro ci sono la critica al cosiddetto pinkwashing, il rifiuto di ogni normalizzazione del sionismo, le accuse di transfobia e la contestazione del rapporto tra pezzi del movimento LGBTQIA+ istituzionale e il movimento politico dei Gay Conservatori & Liberali.
Il Napoli Pride risponde ad Arrevutamm e respinge “con fermezza” tutte le accuse circolate sui social, definendole “informazioni non veritiere, semplificazioni strumentali e narrazioni distorte“. Sul transfemminismo usato in modo strumentale: il Comitato dice di non avere bisogno di rivendicarlo a parole. La sua piattaforma politica è pubblica e include il pieno riconoscimento delle persone trans, non binarie e queer. Sul viaggio di Sannino in Israele e sui presunti rapporti con i Gay Conservatori: il Comitato non entra nel merito, ma avverte che isolare singoli nomi per delegittimare un percorso collettivo significa cancellare il lavoro di tutte le realtà che lo compongono, tra cui l’Associazione Transessuale Napoli, ALFI Napoli Le Maree, Pride Vesuvio e il Coordinamento Campania Rainbow. Il Napoli Pride chiude la sua replicae (pubblicata integralmente in questo articolo) con una distinzione netta: il dissenso politico è legittimo, ma quello di Arrevutamm è “sistematica delegittimazione e mistificazione“. E non intende rispondere sul terreno digitale, che considera il posto sbagliato per misurare la credibilità di un Pride.
Ma cosa è successo? Di seguito il racconto delle accuse mosse da Arrevutamm Pride al Napoli Pride e la conseguente replica.
Arrevutamm Pride: “Rompiamo il muro del silenzio”

Il comunicato si apre con una presa di parola esplicita: “Come Arrevutamm Pride abbiamo deciso di rompere il muro di silenzio che si è creato attorno all’ennesima manovra politicista che ha portato alla (ri)costruzione del Comitato Napoli Pride”.
Secondo la rete, la convocazione del percorso verso il Napoli Pride sarebbe avvenuta ancora una volta in modo unilaterale, attraverso un coordinamento definito “de facto” e politicamente indebolito dalle fratture dell’anno precedente. Arrevutamm contesta anche il linguaggio scelto per il rilancio del percorso ufficiale, accusato di usare parole come transfemminismo e queer in modo strumentale.
Nel testo si legge che la convocazione sarebbe stata “condita con un linguaggio fintamente radicale, che inneggiava al transfemminismo queer e si poneva contro ‘tutti i genocidi’”. Per Arrevutamm, il punto non sarebbe dunque solo organizzativo, ma politico: chi parla a nome del Pride, con quali pratiche e con quale credibilità.
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Il nodo Israele e il viaggio di Antonello Sannino

Uno dei passaggi centrali riguarda Antonello Sannino, presidente di Antinoo Arcigay Napoli. Arrevutamm torna sul viaggio in Israele del 2025, già al centro delle polemiche che portarono parte della comunità LGBTQIA+ napoletana a prendere le distanze dal Napoli Pride.
Nel giugno 2025 Sannino si trovava in Israele per partecipare al Pride di Tel Aviv, poi annullato dopo l’attacco israeliano all’Iran e l’escalation militare nella regione. La presenza di Sannino in Israele era stata raccontata anche da fonti giornalistiche e associative, che avevano riferito della sua permanenza nel Paese durante il peggioramento della situazione bellica.
Arrevutamm interpreta però quella partecipazione come un atto politico incompatibile con un Pride transfemminista e anticoloniale. Nel comunicato si legge: “Come se il Presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino non avesse appoggiato il regime israeliano andando, appena un anno fa, in missione di propaganda fino a ‘Tel Aviv’ durante il genocidio del popolo palestinese a Gaza”.
Si tratta di un’accusa politica molto forte, che Arrevutamm collega alla questione del pinkwashing: l’uso dei diritti LGBTQIA+ come strumento di legittimazione internazionale da parte di governi accusati di violazioni dei diritti umani. In questa lettura, la presenza a Tel Aviv non sarebbe un episodio archiviabile, ma il segno di una linea politica non compatibile con le istanze che la rete dice di voler portare in piazza.
“Reale cambiamento o solo pinkwashing?”

Il comunicato riconosce, almeno in linea teorica, la possibilità di cambiare posizione. “Siamo l3 prim3 a sostenere che le posizioni possano mutare”, scrive Arrevutamm, aggiungendo che anche dentro i movimenti è necessario “decostruire l’uomo bianco cisgender e borghese dentro ognun3 di noi”.
Ma subito dopo la rete pone la domanda che attraversa tutto il documento: “Reale cambiamento o solo pinkwashing funzionale a conservare posizioni di potere?”. Secondo Arrevutamm, la risposta non può essere cercata negli slogan, ma nelle pratiche politiche concrete, nelle alleanze e nelle prese di posizione pubbliche.
È qui che entra in gioco un secondo fronte della polemica: il presunto invito rivolto a Sannino da parte dei “Gay Conservatori” per una convention prevista a giugno nell’area napoletana. Arrevutamm sostiene che il presidente di Antinoo Arcigay Napoli sarebbe stato annunciato come ospite dell’iniziativa, salvo poi – sempre secondo la rete – la rimozione dai social delle tracce dell’invito.
Il comunicato parla di una comunicazione “fumosa” sull’evento, tra Napoli, Quarto e date non chiarite, ma insiste sul dato politico: per Arrevutamm, anche solo accettare o non smentire un rapporto con quell’area rappresenterebbe una forma di legittimazione. A quanto risulta a Gay.it, l’evento dei Gay Conservatori è stato spostato in realtà a Roma, il 15 Giugno e vedrà ospite anche Sannino.
L’accusa ai “Gay Conservatori”

La parte più dura del comunicato riguarda proprio i “Gay Conservatori”, descritti da Arrevutamm come un soggetto politico incompatibile con qualunque percorso transfemminista. La rete non parla di semplici divergenze interne alla comunità LGBTQIA+, ma di un progetto accusato di usare le identità gay e lesbiche contro le persone trans e contro le istanze queer:
“Non stiamo parlando di posizioni diverse, quindi egualmente legittime, all’interno di una comunità composita come la nostra, ma di un’organizzazione che nasce con il preciso scopo e intento di avallare posizioni fasciste attraverso una manipolazione delle nostre istanze”.
Arrevutamm accusa i “Gay Conservatori” di contrapporre “lesbiche e gay normali” alla cosiddetta “folle ideologia gender”, sostenendo che queste retoriche finiscano per attaccare direttamente le persone trans. Il comunicato parla anche di posizioni islamofobe, razziste e vicine alle estreme destre internazionali, mascherate, secondo la rete, da linguaggi “liberali” e “moderati”. Una polemica analoga si è consumata con il Roma Pride, dove tuttavia il coordinamento del pride romano ha deciso di non invitare i Gay Conservatori e Liberali ai talk della Pride Croisette: per questo Francesca Pascale ha accusato Mario Colamarino di essere un “fascista rosso”.
Arrevutamm rivolge dunque una domanda al Napoli Pride: “Con quale coraggio e dignità si può invocare transfemminismo come slogan, se si decide di legittimare un’organizzazione nata con il solo scopo di avallare in Italia posizioni omonazionaliste?”.
Le domande ad Arcigay nazionale, Comune e centrosinistra
Il comunicato chiama in causa anche Arcigay nazionale, il Comune di Napoli e le forze politiche del centrosinistra cittadino.
Alla dirigenza nazionale di Arcigay la rete chiede “per quanto ancora tollererà di essere rappresentata da un soggetto transfobico e sionista che legittima i fascisti”. Un passaggio che conferma come lo scontro non venga letto solo come una disputa locale, ma come una questione di rappresentanza politica dentro una delle principali associazioni LGBTQIA+ italiane.
Il comunicato interpella poi il sindaco Gaetano Manfredi e Roberto Fico, presidente della Regione Campania, chiedendo se continueranno a sostenere un Pride che Arrevutamm definisce organizzato in modo “personalistico e anti-democratico”. La questione riguarda anche fondi pubblici e patrocini: la rete chiede di monitorare l’uso delle risorse concesse alle associazioni coinvolte, affinché non diventino, si legge, una “leva di ricatto nei rapporti politici fra associazioni”.
Una spaccatura che attraversa Napoli
Il punto politico più rilevante è che a Napoli non sembra esserci soltanto una discussione su date, cortei o sigle. La frattura riguarda il significato stesso del Pride: evento istituzionale o spazio di conflitto? Manifestazione ampia e unitaria o pratica politica dal basso? Percorso di mediazione con istituzioni e associazioni storiche o rottura con qualunque forma di pinkwashing, nazionalismo e compromesso?
Il Napoli Pride 2026 è stato annunciato per il 27 giugno, nel solco di una storia lunga che affonda le radici nel Pride del 1996, spesso ricordato come uno dei momenti fondativi del movimento LGBTQIA+ nel Sud Italia. Ma la presenza di Arrevutamm Pride, fissato una settimana prima, il 20 giugno, mostra che una parte della comunità queer napoletana non si riconosce più in quella rappresentanza.
Arrevutamm lo dice esplicitamente: “Crediamo fortemente che questo non sia il Pride che ci rappresenta, né il Pride che ci meritiamo”.
Due Pride, due idee opposte di rappresentanza
La spaccatura napoletana racconta una tensione più ampia che attraversa molti Pride italiani ed europei: da un lato la dimensione istituzionale, con patrocini, interlocuzioni politiche, comitati e associazioni riconosciute; dall’altro percorsi transfemministi, queer e radicali che contestano la normalizzazione del Pride e rivendicano un ritorno alla sua natura conflittuale.
Per Arrevutamm Pride, il Pride deve essere “uno spazio di rivendicazione e di lotta, in cui le voci marginalizzate possano unirsi e avere un megafono”. Per questo la rete respinge l’idea che l’unità della comunità LGBTQIA+ possa essere costruita a qualunque costo, soprattutto se – nella sua lettura – comporta la convivenza con posizioni considerate transfobiche, sioniste, razziste o vicine alle destre.
Il risultato è una Napoli attraversata da due percorsi paralleli e politicamente inconciliabili. Non una semplice duplicazione di eventi, ma una frattura sulla rappresentanza, sulle alleanze e sulla memoria stessa del Pride.
Il 20 giugno Arrevutamm Pride porterà in piazza la propria idea di orgoglio queer, transfemminista, anticapitalista e senza sponsor. Una settimana dopo, il 27 giugno, il Napoli Pride proverà a rivendicare la continuità del proprio percorso storico. In mezzo resta una domanda che il comunicato pone con forza: chi può parlare oggi a nome della comunità LGBTQIA+ partenopea?
AGGIORNAMENTO 27 MAGGIO – REPLICA DEL NAPOLI PRIDE
In un contesto segnato dalla diffusione di notizie false e attacchi mirati a minare la credibilità delle poche realtà che si impegnano a tutelare diritti e garantire protezione, il Comitato del Napoli Pride respinge con fermezza le accuse e le narrazioni diffuse in queste ore. La ricostruzione offerta sui social è ancora una volta pregna di informazioni non veritiere, semplificazioni strumentali e narrazioni distorte che sono in evidente contrasto con la realtà del nostro percorso politico e umano.
Respingiamo fermamente ogni tipo di azione delegittimante rivolta contro il Comitato Napoli Pride nella sua interezza, contro le associazioni che lo compongono e contro il lavoro collettivo che esse rappresentano, così come ogni tentativo di delegittimazione.
Tuttavia, il Comitato Napoli Pride non intende alimentare alcuna polemica costruita a mezzo di processi sommari, per di più celebrati nello spazio pubblico digitale, non essendo questo il terreno sul quale misurare la credibilità politica di un Pride, e delle associazioni che lo organizzano, né essendo questo il metodo attraverso cui una comunità, plurale e attraversata da sensibilità differenti, può costruire responsabilità condivise.
Il dissenso politico è non solo legittimo, ma costitutivo della storia dei movimenti LGBTQIA+; altra cosa, però, è la sistematica delegittimazione e mistificazione mediante affermazioni gravi e propagandistiche, ricostruzioni parziali e faziose e attribuzioni denigratorie che non corrispondono alla composizione, alla piattaforma politica, alla prassi pubblica e alla responsabilità collettiva del Comitato.
Il Comitato è composto da soggettività autonome, riconoscibili e pubblicamente responsabili: Antinoo Arcigay Napoli, ALFI Napoli Le Maree APS, Pride Vesuvio APS, ATN Associazione Transessua-le Napoli e Coordinamento Campania Rainbow.
Delegittimare l’operato di una intera comunità di attivist3 mediante l’isolamento strumentale di singoli nomi, ruoli o appartenenze, nel tentativo di farne impropriamente il perno rappresentativo di un percorso plurale, significa oscurare e delegittimare il lavoro quotidiano e incessante delle associazioni, delle persone volontarie che ne fanno parte integrante e imprescindibile, delle realtà territoriali e delle soggettività trans*, lesbiche, queer e transfemministe che hanno contribuito e contribuiscono alla costruzione
del Napoli Pride, dal 1996 a oggi.
Il Comitato Napoli Pride ha già espresso in maniera inequivocabile la propria posizione politica attraverso una piattaforma che non lascia spazio ad ambiguità interpretative, reperibile sul web e consultabile da chiunque.
La piattaforma politica:
- denuncia le derive repressive del presente
- contesta le politiche discriminatorie dell’attuale compagine governativa;
- si oppone alle terapie di conversione; riconosce le persone trans* e non binarie come soggettività da rispettare, riconoscere e tutelare, mai da tollerare;
- rivendica sanità pubblica gratuita, accessibile e aggiornata, case di accoglienza, strumenti normativi contro i crimini d’odio, educazione sessuo-affettiva e di genere, pieno riconoscimento delle famiglie LGBTQIA+ e contrasto a ogni forma di transfobia, transmisoginia, enbyfobia, lesbofobia, omofobia, bifobia, misoginia, razzismo sierofobia e stigma sociale.
Il Napoli Pride non ha necessità alcuna di rivendicare la propria adesione al transfemminismo attraverso formule e dichiarazioni “acchiappa consensi”. L’adesione del Napoli Pride alla lotta in favore delle soggettività transfemministe è parte integrante delle istanze delle singole associazioni che compongono il Comitato e dell’impegno quotidiano profuso a beneficio della comunità tutta.
Le persone transgender e queer del Comitato non si rendono complici di un uso strumentale delle loro lotte; interpretare suggestivamente la questione in modo diverso, equivale a mancare di rispetto alla storia dei “Femminielli” e della nostra Città.
La piattaforma politica del Napoli Pride si apre con la citazione dell’’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana. Questa scelta non ha valore ornamentale né retorico. Si tratta invece di una precisa assunzione di responsabilità politica ed etica.
Per il Comitato Napoli Pride, il ripudio della guerra, di ogni guerra, è un principio ordinatore, così come rifiutare la violenza come semantica dei rapporti tra i popoli nonché tra le persone tutte.
La solidarietà, come dichiarato nella piattaforma politica, non può sottostare a gerarchie del dolore. Per tale ragione il Comitato Napoli Pride respinge con fermezza ogni tentativo di rappresentarlo come uno spazio “conservatore” e antitetico rispetto alle istanze transfemministe, antirazziste, pacifiste e antimilitariste.
Una simile rappresentazione non trova riscontro nei testi e nelle posizioni politiche sino ad oggi espresse. Il Napoli Pride resta uno spazio politico aperto di rivendicazione, memoria, lotta, autodeterminazione e responsabilità democratica. Per questo non è possibile accettare che il confronto venga strumentalmente sostituito dall’invettiva, che la critica venga confusa con l’aggressione e che un percorso collettivo e risalente sia bersaglio di narrazioni lesive quanto più infondate.
Il Pride, per sua natura, è uno spazio attraversato da rivendicazioni e tensioni ma mai potrà cedere il passo ad una logica denigratoria e delegittimante o che in qualche modo possa addirittura essere escludente o repressiva rispetto alla libertà di pensiero.
Alle istituzioni, alle associazioni, alla cittadinanza alle persone LGBTQIA+ tutte, si ribadisce che il Napoli Pride 2026 continuerà a lavorare, con la dedizione e la trasparenza di sempre. Il trentesimo anniversario del primo Pride del Sud Italia, un Pride transfemminista, antifascista, antirazzista, laico, pacifico, nonviolento, antimilitarista, intersezionale e aperto alla città, merita un dibattito all’altezza della sua storia.
La libertà non si corregge; si pratica!
Comitato Napoli Pride
Il Direttivo Antinoo Arcigay Napoli
Il Direttivo ALFI Le Maree
Il Direttivo Associazione Trans Napoli
Il Direttivo Pride Vesuvio
Coordinamento Campania Rainbow
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