Mario Colamarino sarebbe un “fascista rosso” secondo Francesca Pascale, perché non invitata ad alcun talk della Pride Croisette, festival ricchissimo quest’anno, tre settimane di eventi, talk, dibattiti, cultura e intrattenimento che anticiperanno il Roma Pride. E che vedrà invece tutti i leader del Campo Largo ospiti dei talk politici.
Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce della manifestazione, ha puntualizzato che Pascale non è stata esclusa dal Pride, cioè dalla parata, a cui tutti liberamente possono partecipare. E che semplicemente non è stata invitata al festival: «Non ha senso invitare esponenti di movimenti che non abbracciano i valori del Pride».
La fondatrice dei Gay Conservatori Liberali ha risposto che ci andrà lo stesso: «il Pride non appartiene a qualcuno, ma è di tutti» ha detto Pascale, che ha definito Colamarino, per l’appunto, un «fascista rosso», accusando la manifestazione di essersi trasformata in «un luogo di inclusione che esclude».
La polemica è esplosa nei giorni scorsi sulle pagine di Affaritaliani e Libero, ma ridurla a un duello tra Pascale e il Mario Mieli sarebbe un errore. Esiste infatti certamente una fetta di comunità LGBTIAQ+ che non sempre si vede rappresentata dalla sinistra. Qualcuno pone il tema da un punto di vista più moderato.
È il caso di Certi Diritti, associazione radicale fondata nel 2008 che il 23 maggio si riunisce in congresso a Torino. Il vicepresidente Enzo Cucco sintetizza la posizione con una formula netta: «Né con questa destra né con questa sinistra». E sulla nascita dei Gay Conservatori Liberali di Pascale dice: «Smettiamola di pensare che tutte le persone LGBTI siano appartenenti ai partiti di sinistra: non lo sono oggi e non lo sono mai state in passato». Pur con riserve sull’operazione («ci dispiacerebbe che fosse solo avvicinamento ai partiti di destra per scopi elettorali») Cucco riconosce che mancava «un contenitore che desse voce a persone omosessuali» fuori dall’orbita progressista.
Colamarino, intervistato da Gay.it, ha ribadito la natura esplicitamente politica del Roma Pride: argine culturale al governo Meloni, richieste precise al campo largo, manifesto che include Palestina (dopo che l’anno scorso le critiche da sinistra intimavano “No Pride in Genocide“) e diritti delle donne. Una piattaforma, non una parata. È una scelta legittima e storicamente fondata. Figlia di un percorso democratico assembleare svolto dal Roma Pride che ha portato ad assumere una postura più critica soprattutto verso Israele e la questione palestinese. Ma proprio al Pride di Tel-Aviv del prossimo 12 giugno, i Gay Conservatori Liberali di Pascale porteranno la propria vicinanza politica, come annunciato da Morris Battistini, numero 2 del movimento gay di destra.
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La sensazione tuttavia è che le radicalizzazioni procedano a spron battuto. Da un lato la corsa a destra dei Gay Conservatori. Dall’altro il Mario Mieli che non ospiterà gli stessi durante il proprio festival Pride Croisette. Un effetto collaterale che Cucco descrive con precisione: «C’è un effetto a specchio tra destra e sinistra: più diventa estremista l’una, più diventa estremista l’altra».
Colamarino però non ci sta a passare per “fascista rosso”, dopo che negli scorsi anni il Roma Pride è stato bersaglio soprattutto di critiche da sinistra. Scrive il presidente del Mieli sui social:
Il titolo di Libero e’ sbagliato e fuorviante e non c’è nessun diktat. Durante la conferenza stampa del Roma Pride, sollecitato da una giornalista che chiedeva se tra gli ospiti della Pride Croisette ci sarebbe stata anche quest’anno la Pascale, ho risposto di no. Non per ragioni personali, ma perché rispetto allo scorso anno sono mutate le condizioni politiche: ha fondato un movimento di “gay conservatori e liberali” che, di fatto, si colloca dentro un perimetro politico di destra e che ha posizioni incompatibili con molte delle nostre istanze nel documento politico di quest’anno. Possono chiamarmi “fascista rosso” quanto vogliono, ma resta il fatto che sembrano essere il megafono della destra di governo che ogni giorno ci insulta, ci discrimina e prova a cancellare le nostre esistenze e i nostri diritti.
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