Sabato 20 giugno 2026 Napoli ospiterà la seconda edizione dell’Arrevutamm Pride, il Pride autorganizzato e autofinanziato che si definisce “queer, transfemminista, antisionista, antifascista, anticapitalista e decoloniale”. Una manifestazione che si presenta apertamente come alternativa ai Pride istituzionali e commerciali, con un’impostazione politica radicale e costruita interamente “dal basso, dalla comunità e per la comunità”.

L’appuntamento è fissato per sabato 20 giugno 2026: il concentramento è previsto alle 16:30 in piazza Garibaldi, mentre la partenza del corteo è annunciata per le 17:00 in direzione piazza del Gesù. Gli organizzatori fanno sapere che verranno diffuse a breve ulteriori informazioni sul percorso, sulle pratiche di cura e sull’accessibilità del corteo.

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Cos’è Arrevutamm Pride

Arrevutamm Pride nasce a Napoli come spazio di mobilitazione LGBTQIA+ autonomo e indipendente. Già nella presentazione dell’edizione 2026, il collettivo chiarisce la propria identità politica e il proprio posizionamento, definendo la giornata come:

“La più grande giornata di lotta per l’avanzamento delle condizioni materiali della comunità LGBTQIA+ a Napoli”.

Una definizione che sposta il focus dalla sola celebrazione dell’orgoglio alla dimensione sociale e materiale delle vite LGBTQIA+, intrecciando temi legati al lavoro, alla precarietà, alla casa, alla salute, alla marginalizzazione, all’antirazzismo, alla lotta contro il pinkwashing e ai conflitti internazionali.

Nel manifesto politico diffuso in vista dell’edizione 2026, Arrevutamm Pride si presenta infatti come “un progetto politico vivo, fluido, in divenire”: non un documento chiuso, ma una piattaforma aperta, attraversabile e contestabile, pensata come laboratorio permanente.

“Arrevutamm’ è un laboratorio permanente che si anima del fuoco di chi lo attraversa”, si legge nel testo, che rivendica il diritto delle persone marginalizzate a prendere parola e spazio senza dover aderire a un’identità unica o a una linea calata dall’alto.

“Il Pride non nasce per essere accettabile”: il senso politico del manifesto

Arrevutamm Pride 2025, foto IG
Arrevutamm Pride 2025, foto IG

Uno dei passaggi centrali del manifesto riguarda l’idea stessa di Pride. Per il collettivo, il Pride non nasce come evento di rappresentanza ordinata o celebrazione istituzionale, ma come rottura dell’esistente. “Siamo natɜ come disturbo, come mattone e tacchi lanciati, come incendio che prende le strade”, scrive Arrevutamm Pride, richiamando l’origine conflittuale delle mobilitazioni LGBTQIA+ e la loro radice di rivolta.

Nel testo si legge anche:

“Il Pride non nasce per essere accettabile, non nasce per piacere, nasce per incendiare i margini”.

Una posizione che chiarisce la distanza del collettivo dai modelli di inclusione percepiti come parziali o addomesticati. Arrevutamm Pride rifiuta infatti l’idea di un riconoscimento ottenuto “un compromesso alla volta” dentro una società che, secondo il collettivo, continua a produrre precarietà, solitudine, guerre, razzismo e marginalizzazione.

Il Pride viene dunque raccontato come spazio scomodo, indecoroso e radicale: un luogo in cui riportare al centro chi viene espulso dal discorso pubblico, dal decoro, dal lavoro, dalla casa, dalla salute e dalla cittadinanza piena.

“Senza sponsor, senza aziende”: la critica al Pride commerciale

Uno degli elementi centrali della comunicazione dell’Arrevutamm Pride 2026 è il rifiuto delle sponsorizzazioni aziendali, della presenza di brand commerciali e delle passerelle politiche all’interno della manifestazione. Nei testi diffusi online si legge:

“Senza sponsor, senza aziende, padrini o padroni, senza pink-washing e complicità nel genocidio. Niente vetrine e marchette, al centro solo una comunità che lotta per dignità, autodeterminazione e diritti negati”.

Nel manifesto il concetto viene ulteriormente rafforzato. Arrevutamm Pride rifiuta il rainbow-washing e quello che definisce “omocapitalismo delle multinazionali”, sostenendo che le rivendicazioni LGBTQIA+ non debbano essere finanziate da chi, secondo il collettivo, durante il resto dell’anno alimenta sfruttamento, precarietà e marginalizzazione.

Per questa stessa ragione il Pride napoletano rivendica l’assenza di sponsor, partiti e passerelle elettorali, puntando su raccolte fondi, iniziative di autofinanziamento e contributi della comunità. Il messaggio politico viene sintetizzato anche in uno slogan diretto e radicale:

“Non elemosiniamo le briciole: vogliamo tutto”.

Un Pride antisionista, decoloniale e solidale con la Palestina

Arrevutamm Pride 2025, foto IG
Arrevutamm Pride 2025, foto IG

Tra gli assi politici più forti dell’edizione 2026 c’è il posizionamento antisionista e decoloniale. Arrevutamm Pride lega la liberazione queer alla liberazione dei popoli oppressi, rivendicando una prospettiva internazionalista e antimilitarista. Nel manifesto, il collettivo scrive:

“Non può esistere una lotta queer che non sia resistenza per la liberazione di tutti i corpi e tutti i territori”.

Da qui la presa di posizione contro il pinkwashing e il rainbow-washing utilizzati, secondo Arrevutamm Pride, per giustificare politiche di guerra, occupazione e colonialismo. Il collettivo ribadisce inoltre la propria solidarietà alla Palestina e ai popoli in lotta, sintetizzando il proprio posizionamento nello slogan “No Pride in Genocide”.

Questo orientamento era già emerso nelle settimane precedenti, quando Arrevutamm Pride aveva scelto di spostare una delle assemblee settimanali nel cortile di Porta di Massa, all’interno del presidio permanente per la Palestina dell’Università di Napoli. “Sosteniamo il presidio permanente per la Palestina anche con la nostra Assemblea di costruzione dell’Arrevutamm Pride del 20 Giugno 2026”, aveva scritto il collettivo sui social, invitando alla partecipazione e alla solidarietà.

Nel materiale social diffuso dal collettivo compare anche la bandiera palestinese accanto a quelle LGBTQIA+, a conferma dell’intreccio politico tra le diverse lotte rivendicato dagli organizzatori.

Antirazzismo, migrazioni e opposizione ai CPR

Il manifesto dell’Arrevutamm Pride 2026 dedica ampio spazio anche al tema delle migrazioni, dell’antirazzismo e dei CPR. Il collettivo denuncia l’accordo Italia-Albania, il patto europeo sulle migrazioni e la realtà dei Centri di permanenza per il rimpatrio, descritti come luoghi in cui il diritto viene sospeso.

Arrevutamm Pride si oppone inoltre alla costruzione di nuovi CPR in Campania, citando esplicitamente Castel Volturno e gli altri territori della regione.

La lotta LGBTQIA+, secondo il collettivo, deve muoversi in una direzione “anti-militarista e anti-razzista”, accanto alle persone migranti e razzializzate. Anche in questo caso, la piattaforma del Pride napoletano allarga il campo oltre la sola rivendicazione dei diritti civili, intrecciando autodeterminazione queer, giustizia sociale, antirazzismo e opposizione alle politiche securitarie.

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Salute, autodeterminazione e diritti riproduttivi

Un altro nucleo forte del manifesto riguarda il diritto alla salute e all’autodeterminazione dei corpi. Arrevutamm Pride rivendica percorsi di affermazione di genere accessibili, meno patologizzanti e non fondati sulla continua performance di ruoli di genere binari.

Il collettivo denuncia le carenze del sistema sanitario nei confronti delle persone trans, intersex e non conformi, parlando di un “gap di saperi” che lascia molte persone fuori dalle cure, dagli screening, dai consultori e dalle tutele sociosanitarie.

Tra le rivendicazioni compaiono anche l’accesso alla PrEP, agli screening, ai consultori, alla salute riproduttiva, il diritto all’aborto libero, sicuro e accessibile, il contrasto ai gruppi anti-scelta nei consultori e il riconoscimento della genitorialità queer.

Nel manifesto viene inoltre chiesto il superamento delle leggi 164 e 194, considerate obsolete, con nuove norme costruite a partire dalle comunità direttamente coinvolte.

Accessibilità, disabilità e contrasto all’abilismo

Arrevutamm Pride si definisce anche un Pride anti-abilista. Nel manifesto il collettivo rifiuta la retorica infantilizzante sulle persone disabili e neurodivergenti e rivendica l’accessibilità come elemento politico, non come concessione. “L’accessibilità non è un lusso che ci viene concesso”, si legge nel testo.

Tra le richieste figurano progetti di vita indipendente, assistenza personale finanziata pubblicamente, formazione antiabilista nelle scuole e nei luoghi di lavoro e pratiche realmente costruite a partire dall’autodeterminazione delle persone disabili.

Il tema dell’accessibilità torna anche nella comunicazione pratica del corteo: gli organizzatori hanno annunciato che verranno diffuse informazioni specifiche sulle pratiche di cura e accessibilità della manifestazione.

Contro binarismo, terapie di conversione e violenza sulle persone trans

Il manifesto affronta anche il tema dell’autodeterminazione dei generi oltre il binarismo, denunciando le difficoltà quotidiane vissute dalle persone trans e non conformi: dal lavoro all’abbigliamento, dall’uso del nome di elezione agli spazi pubblici.

Arrevutamm Pride si posiziona contro le terapie di conversione, contro l’infantilizzazione delle persone a-spec e contro gli interventi non consensuali sulle persone intersex minorenni.

Ampio spazio viene dedicato anche alla denuncia della violenza contro le persone trans, con particolare attenzione alla transmisoginia, alla precarizzazione, alla feticizzazione, al sex work non autodeterminato, alla solitudine delle persone trans più giovani e alla condizione delle persone trans detenute.

Nel testo vengono ricordate anche le persone trans minorenni a cui viene negato l’accesso ai bloccanti puberali e che vivono contesti di transodio a scuola, in famiglia o nei luoghi di socialità.

Scuola, università e sapere come liberazione

Arrevutamm Pride rivendica anche un’istruzione accessibile, equa e capace di fornire strumenti critici per leggere il presente. Il manifesto si schiera contro una scuola e un’università definite “aziendaliste e performative”, accusate di lasciare indietro le soggettività più marginalizzate.

Tra le richieste ci sono educazione socio-affettiva, programmi aggiornati, carriere alias, bagni neutri effettivi, sportelli di ascolto funzionanti e formazione del personale. Nel testo viene citata anche Cloe Bianco, insegnante trans morta nel 2022, come simbolo della necessità di luoghi di istruzione più sicuri e liberi per le persone LGBTQIA+.

Casa, lavoro, gentrificazione e diritto a restare

Uno degli elementi più territoriali del manifesto riguarda Napoli, il Sud e il diritto a restare. Arrevutamm Pride guarda ai bisogni materiali della comunità queer: casa, lavoro, soldi, pane e cure. Il collettivo rivendica salario minimo, protocolli antiviolenza, leggi anti-mobbing, tutele concrete sul luogo di lavoro e il riconoscimento del sex work come lavoro, opponendosi alla sua criminalizzazione e alla puttanofobia.

Sul piano urbano, Arrevutamm Pride denuncia la gentrificazione di Napoli, la crisi abitativa, gli sgomberi e le politiche abitative costruite su modelli familisti ed eteronormati. Il manifesto rivendica anche una prospettiva “terrona”, legata a un Sud marginalizzato ma capace di produrre lotta, mutualismo e resistenza.

Nel testo vengono citati territori come Bagnoli, Caivano, Scampia e l’Area Flegrea, con una critica agli investimenti nei grandi eventi a scapito di servizi essenziali come consultori, scuole, politiche abitative, trasporti e sanità. In questo quadro rientra anche la difesa degli spazi liberati e autogestiti, descritti come luoghi di rivendicazione, socialità alternativa e servizi popolari dal basso.

Autofinanziamento e raccolta fondi per il Pride

Privo di sponsor e finanziamenti aziendali, Arrevutamm Pride si sostiene esclusivamente attraverso il contributo economico della comunità e attività di autofinanziamento. Per questo motivo il collettivo ha lanciato una raccolta fondi pubblica online, spiegando:

“Non abbiamo sponsor o grandi mezzi, solo la nostra comunità che cresce”.

Nel testo della campagna viene ribadita la natura del progetto:

“Arrevutamm è un Pride totalmente costruito dal basso, autofinanziato e senza sponsor, nasce dalla volontà di collettivi e singol3 di portare in città un’altra visione di Orgoglio, che sia queer, transfemminista, anticapitalista e antisionista”.

Gli organizzatori invitano chi condivide i loro valori ad aiutare economicamente il Pride, a diffondere la raccolta fondi e a contribuire attraverso il passaparola e la partecipazione alle assemblee.

Arrevutamm Pride 2025, la prima edizione e la frattura politica sul Napoli Pride

La precedente edizione di Arrevutamm Pride si è svolta il 28 giugno 2025, portando in piazza a Napoli migliaia di persone attorno a un percorso queer, transfemminista, anticapitalista e pro-Palestina. Nato come alternativa radicale al Napoli Pride, Arrevutamm ha segnato fin da subito una distanza politica netta dai modelli di Pride istituzionali e sponsorizzati, rivendicando un’organizzazione dal basso e una piattaforma centrata su autodeterminazione, giustizia sociale e liberazione dei popoli oppressi.

Pochi giorni dopo, in vista del Napoli Pride del 5 luglio 2025, Arrevutamm Pride è intervenuto anche nel dibattito aperto dalla frattura interna al movimento cittadino sulla Palestina. La rete aveva annunciato la propria presenza al corteo “solo” al fianco di ATN, dopo la scelta dell’Associazione Trans Napoli di attraversare la piazza in silenzio e con bandiere palestinesi.

“Ad oggi, il Napoli Pride non ci rappresenta. Ma le nostre sorelle sì!”, aveva scritto Arrevutamm, ribadendo che “la liberazione queer è inseparabile dalla lotta di liberazione dei popoli oppressi”.

Arrevutamm Pride 2026: come restare aggiornatə

L’appuntamento con l’Arrevutamm Pride 2026 è per sabato 20 giugno a Napoli: concentramento alle 16:30 in piazza Garibaldi e partenza del corteo alle 17:00 verso piazza del Gesù. Gli organizzatori comunicheranno a breve ulteriori dettagli su percorso, pratiche di cura e accessibilità. Per restare aggiornatə, il riferimento resta il canale Instagram ufficiale di Arrevutamm Pride (IG).

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