Milano, giugno 2026. Il Milano Pride compie venticinque anni e sceglie di farlo senza nostalgia. La conferenza stampa di presentazione della 25ª edizione è stata un atto politico, un inventario di ciò che non c’è ancora, di ciò che si sta smontando, di ciò che va difeso prima ancora di essere conquistato. Toni pacati, pochi strombazzamenti, nonostante un programma ricchissimo, e uno spirito combattivo che tiene il punto sulle urgenze dettate sia dai moti reazionari che stanno affliggendo le democrazie occidentali, sia dalle tragedie geopolitiche. Un motto che sottolinea lo spirito riot che anima quest’anno la piattaforma politica del Milano Pride: “Corpi In Rivolta. In Lotta per i Diritti”
Sul tavolo il DDL Valditara sull’educazione sessuo-affettiva, le guerre e gli stermini, gli sponsor in ritirata, la comunità trans sotto attacco. E l’annuncio di un nuovo ciclo di dibattiti politici dal titolo che rimanda a un progetto a lungo termine: Milano Queer 2050, pensato per portare la comunità alle elezioni del 2027 con una coscienza di causa.
Il Pride, ha raccontato a Gay.it la presidente di CIG Arcigay Milano Alice Redaelli, non è più solo una parata. È diventato, in venticinque anni, qualcosa di più simile a un albero: dal tronco della manifestazione di giugno sono cresciuti rami: le Pride Square, il Pride Month con oltre 220 eventi, la Pride Sport Arena, i presidi sanitari, i dibattiti di quartiere. Un organismo che elabora prima di scendere in strada. «A volte per arrivare a costruire un evento hai già coinvolto realtà che hanno dovuto elaborare certi temi, collaborare con persone che hanno spostato il tuo sguardo», dice Redaelli. «L’impatto non è solo sul pubblico che ascolta: è su tutto il processo che porta lì. Questo è l’effetto generativo del fare cultura.»
Il programma del Milano Pride 2026
Per tutto il mese di giugno Milano ospita il Pride Month: oltre 100 eventi tra dibattiti, talk, concerti, drag show, stand-up comedy, mostre, presentazioni di libri e visite guidate. Il calendario completo è disponibile su milanopride.it/eventi.
Sabato 21 giugno — Pride Sport Arena
- Dove: Triennale Milano
- Tema: Move, Breathe, Belong
- Terza edizione della giornata dedicata allo sport, al benessere e all’inclusione, organizzata da Pride Sport Milano
- Programma alternato tra momenti di allenamento (yoga, attività a corpo libero) e talk in cui le squadre e i gruppi sportivi LGBT+ si raccontano
- Accesso libero; prenotazione gratuita richiesta per le attività sportive
Mercoledì 24 – Venerdì 26 giugno — Pride Square
- Dove: Piazzale Lavater (talk, dibattiti, arte, musica) e Largo Bellintani (salute e prevenzione)
- Conduzione affidata a La Wanda Gastrica, Alessandro Lussiana, La Trape e La Signora Chen
- In Largo Bellintani: presidio di Milano Check Point con test rapidi, anonimi e gratuiti per l’HIV
Gli appuntamenti principali delle Pride Square:
- Mercoledì 24, ore 21.15 — Pride Music Arena (prima edizione): serata dedicata ad artisti emergenti queer e alleati. Sul palco Margherita Principi, BELS, Alo, Morìs, Frau, Andera. Conduce Lina Galore con Sarafine, Stephanie Glitter, Luca Buttiglieri e Ida Di Filippo. Comedy guest: Giuseppe Scoditti. Radio partner: Radio BlaBla Network.
- Giovedì 25, ore 18.10 — Educazione sessuo-affettiva a scuola: il Gruppo Scuola di CIG Arcigay Milano dialoga con l’associazione Asterisco sui temi del consenso, del rispetto e del contrasto al bullismo omofobico.
- Giovedì 25, ore 18.50 — MiX Festival: il festival del cinema LGBTQ e della cultura queer, nato il 25 giugno 1986, celebra i suoi 40 anni con materiali d’archivio e anticipazioni sulla prossima edizione di settembre.
- Giovedì 25, ore 19.30 — Checcoro + Good News Female Gospel Choir: il primo coro LGBT di Milano e l’associazione di donne lesbiche, eterosessuali e bisessuali danno voce all’orgoglio.
- Giovedì 25, ore 20.30 — Lancio di Milano Queer 2050: CIG Arcigay Milano avvia il ciclo di dibattiti pubblici sulla Milano del futuro in vista delle elezioni amministrative del 2027. Prima puntata con Monica Romano, Michele Albiani, Marco Mazzei, Michele Stimola, Giulia Pelucchi, Anita Pirovano, Mattia Abdu.
- Giovedì 25, ore 20.55 — Romina Cecconi: una delle prime persone transgender in Italia a ottenere la riassegnazione di genere racconta la propria vita in un dialogo con la Libreria Antigone. In occasione del lancio del libro autobiografico Io, la Romanina (Le Plurali Editrice).
- Giovedì 25, ore 22.30 — Dialogo intergenerazionale: come cambierà il Pride nel prossimo quarto di secolo? Il Gruppo Silver e il Gruppo Giovani del CIG Arcigay Milano a confronto, con materiali d’archivio del Centro di Documentazione.
- Giovedì 25, ore 22.30 — Scuola e legge Valditara: il Gruppo Scuola torna sul palco per parlare di come la scuola non sia uguale per tutti, tra veto genitoriale e spazi sempre più stretti.
- Venerdì 26, ore 18.40 — In ricordo di Deborah Lambillotte: ACET organizza un talk a 10 anni dalla scomparsa della storica attivista transgender, tra le organizzatrici del primo Milano Pride 2001.
- Venerdì 26, ore 19.45 — Serena Bongiovanni: stand-up comedy esilarante e irriverente.
Domenica 28 giugno — Sempre Liber3
- Dove: Teatro Elfo Puccini
- Serata dedicata all’arte queer in tutte le sue declinazioni: teatro, danza, stand-up comedy
- Ideata e diretta da Michele di Giacomo, in collaborazione con Alchemico Tre
- Gran finale del Pride Month
La parata del 27 giugno
- Concentramento: ore 15.30 in via Vittor Pisani, davanti alla Stazione Centrale
- Partenza: ore 16.00 da piazza Repubblica
- Percorso: via della Liberazione → via Melchiorre Gioia → piazza XXV Aprile → Bastioni di Porta Volta → viale Elvezia → viale Byron → viale Melzi d’Eril → corso Sempione → Arco della Pace
- Arrivo stimato: ore 18.30
- EcoPride: i carri sono invitati ad adottare soluzioni ecologiche; per ogni mezzo inquinante presente, Milano Pride destinerà un contributo a progetti di riforestazione urbana. Il carro più green riceverà il premio Green To Queer.
Evento finale all’Arco della Pace
- Inizio: ore 18.30
- Conduzione: Diego Piemontese, Nina Palmieri e Priscilla
- Sul palco (a titolo gratuito): Ditonellapiaga, Arisa, Anna Tatangelo, Joel Luego, Orietta Berti + Il Rosso, Paola Turci, Aiello, Rob, Romina Falconi, Senhit, Italy Bares, Santamarea
- Fine: ore 01.00
- L’evento sarà visibile anche dall’area adiacente al Parco Sempione tramite monitor video
- Streaming live con sottotitoli sul canale YouTube di Milano Pride (in collaborazione con Fastweb)
- Area riservata accessibile alle persone con disabilità e interpretariato LIS
La collaborazione con la Giunta Sala

Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano per la giunta del sindaco Sala, ha introdotto la felice collaborazione tra comunità e istituzioni cittadine, con tre questioni di diversa natura. La prima: il bando per il Rainbow Center, primo centro LGBTQIA+ della città è aperto, e l’attività dovrebbe partire nella primavera del 2027. «Accanto a Casa dei Diritti, accanto a Casa Arcobaleno, avremo anche un luogo che sia un punto di riferimento culturale, di aggregazione, anche di servizi per la comunità LGBT della città», ha detto Bertolè (sul Rainbow Center intervistato da Gay.it qui). La seconda, più sobria: il contesto politico nazionale e internazionale che «non è dei migliori, e questo è un eufemismo». La terza, la più urgente: il DDL Valditara sull’educazione sessuo-affettiva, approvato dal Parlamento italiano il 4 giugno, che secondo l’assessore milanese è «una scelta oscurantista» che «sottopone l’educazione all’autorizzazione della famiglia», cioè, nella lettura di Bertolè, alla logica patriarcale che il Pride è chiamato a contrastare.
«Il tema oggi non è solo dare stimoli per essere più rapidi nel riconoscere i diritti», ha detto Bertolè. «In questa fase rischiamo addirittura la reversione: rischiamo di fare passi indietro rispetto ai risultati già raggiunti.»
Redaelli: gli sponsor, le regole della parata, Milano Queer 2050
Alice Redaelli ha confermato quello che molte organizzazioni LGBTQIA+ europee stanno vivendo: una contrazione dei finanziamenti privati. «C’è una restrizione partita in particolare dagli Stati Uniti con Trump. In Italia i fondi privati verso iniziative come la nostra sono già infinitamente minori rispetto alle omologhe europee o globali». La previsione è tuttavia di tenuta: «Penso che anche quest’anno ci attesteremo sulla stessa cifra degli anni precedenti, sono abbastanza serena» Il merito, secondo Redaelli, va in parte alle figure diversity istituite nelle aziende partner: persone che dall’interno stanno lottando per proteggere i budget stanziati.
Sul tema della partecipazione formale alla parata, e sulle polemiche che in altri Pride italiani hanno riguardato la presenza di gruppi di orientamento conservatore, Redaelli è stata netta senza alzare la voce: «La partecipazione come singoli è libera, essendo una manifestazione pubblica. È diverso quando si tratta della partecipazione formale di un gruppo che non chiarisce, o contrasta, i valori della manifestazione. Nel nostro caso non è successo, non abbiamo avuto richieste che abbiamo dovuto negare.»
Ha poi annunciato Milano Queer 2050: una serie di dibattiti politici aperti a rappresentanti di tutto l’arco politico, pensata per accompagnare la comunità verso le elezioni comunali del 2027 con strumenti di analisi che vadano oltre i soli diritti civili. «Lavoro, casa, tutto il resto. Riteniamo che questo sia il nostro ruolo in questa fase.»
Corpi in rivolta
Il cuore politico della conferenza è arrivato con Gianluca Trezzi, portavoce del Coordinamento Arcobaleno, il tavolo che riunisce le associazioni LGBT di Milano e che firma il documento politico del Pride. Il motto scelto per il 2026 è appunto «Corpi in rivolta, in lotta per i diritti». Perché «i corpi non sono mai neutri», ha spiegato Trezzi. «Sono il primo spazio in cui si esercita la coscienza e la propria dignità, ma sono anche lo spazio che viene regolato, giudicato, limitato quando una società vuole uniformarli.»
Il documento politico di quest’anno traccia una linea diretta tra le discriminazioni quotidiane e le violenze su scala geopolitica. La matrice è la stessa:
«Il rifiuto di riconoscere l’altro come portatore di dignità lo ritroviamo nella pulizia etnica in Cisgiordania, nel genocidio a Gaza, nelle guerre in generale, come quella in Ucraina. Ciò che ci ferisce nel privato non è mai un percorso solo personale: si inserisce in sistemi oppressivi più ampi che dobbiamo saper riconoscere e contrastare.»
Trezzi ha riservato un passaggio specifico alla comunità trans, definita «al centro di un’offensiva politica e culturale che non ha precedenti». Il riferimento non è solo agli Stati Uniti di Trump, ma all’Europa:
«Prima in Polonia, poi in Ungheria si parte limitando le persone trans, poi le famiglie omogenitoriali, poi le minoranze etniche e religiose, poi le donne nei loro diritti di autodeterminazione. La discriminazione delle persone transgender è solo il primo passo di un progetto più ampio che mira a limitare l’autodeterminazione di tutti. Promuovere la liberazione delle persone LGBTQIA+ significa difendere la democrazia.»
Sul DDL Valditara il tono si è fatto più tagliente. Trezzi ha posto l’accento su un dettaglio finora trascurato dai media che hanno raccontato la legge che depotenzia l’educazione sessuo-affettiva in Italian. Dove lo Stato rinuncia alla propria funzione educativa, ha detto Trezzi, e lo fa a costo letteralmente zero:
«I percorsi di educazione sessuo-affettiva, se mai si faranno, dovranno essere realizzati a budget zero. Lo Stato sta dicendo che per educare i propri cittadini del futuro su una sfera così importante investe zero. I femminicidi, i dati di cronaca, ci dicono che ci sarebbe un enorme bisogno di formazione. Eppure si fa un passo indietro.»
Le rivendicazioni concrete
Elisa Ruscio, in rappresentanza di ACET, Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere che nell’ambito del Pride organizza, tra le altre cose, il panel TRANS AT WORK previsto oggi alla Casa dei Diritti, ha elencato le rivendicazioni concrete del documento politico: il superamento del D.Lgs. 216/2003, estendendo la tutela contro la discriminazione sul lavoro anche all’identità di genere, oggi non prevista; il matrimonio egualitario; la possibilità di adozione per le coppie dello stesso sesso; la modernizzazione della legge 164 del 1982 sul riconoscimento giuridico delle persone trans. «La storia del nostro movimento ci insegna che i diritti non vengono mai spontaneamente dall’alto. Il progresso nei diritti civili è avvenuto quando qualcuno si è alzato in piedi e ha detto no».
Il Pride come albero di elaborazione politica
Sabato 27 giugno la parata partirà da piazza Repubblica alle 16 e raggiungerà l’Arco della Pace intorno alle 18:30. L’evento finale sarà gratuito e aperto alla città, con interventi delle associazioni, attivisti internazionali, saluti istituzionali e musica. Una festa certamente, ma in una cornice politica dentro cui quella festa acquista senso. Venticinque anni dopo il primo Pride milanese, il movimento non si limita a celebrare. Elabora, rivendica, e si prepara a portare la propria comunità alle urne con una coscienza di causa.



