Calcio, al via il Mondiale della Vergogna di Donald Trump e Gianni Infantino

Tifosi respinti, arbitri cacciati, calciatori trattati come criminali, visti negati, stadi mezzi vuoti. Non sono i mondiali di Russia 2018 nè quelli del 2022 in Qatar, ma dei diritti calpestati dal presidente USA con la complicità della FIFA.

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Partiranno questa sera, con la sfida tra Messico e Sudafrica alle ore 21 su Rai1, i Mondiali di Calcio di Stati Uniti, Canada e Messico, tra infinite polemiche e richieste di boicottaggio in arrivo da mezzo mondo.

Donald Trump e Gianni Infantino, presidente FIFA, sono infatti riusciti a trasformare la manifestazione sportiva più seguita del Pianeta nel campionato dei diritti negati, dei visti stralciati, dei tifosi respinti, degli arbitri rispediti a casa perché africani, delle associazioni LGBTQIA+ rimaste volutamente a casa onde evitare arresti sommari causa ordini restrittivi omobitransfobici del tycoon.

Calciatori perquisiti e interrogati

Alla vigilia del mondiale hanno creato sconcerto le immagini in arrivo dagli USA, con il CBP (Customs and Border Protection) che ha ispezionato a fondo con tanto di metal detector il nostro Fabio Cannavaro e la squadra dell’Uzbekistan, dall’ex difensore italiano allenata, con i cani antidroga ad annusare i bagagli degli sconcertati calciatori.

Non è andata meglio ai giocatori del Senegal, vicecampioni d’Africa in carica, che appena arrivati all’aeroporto sono stati perquisiti sulla pista d’atterraggio, dopo essere stati fatti sedere su una sedia, a braccia aperte. In un Paese in cui è possibile comprare un fucile al supermercato ci sono giocatori di calibro mondiale ispezionati da agenti statunitensi come se fossero dei narcotrafficanti.

L’arbitro somalo Omar Artan cacciato e rispedito a casa

C’è poi l’indicibile storia di Omar Artan, quest’anno eletto miglior arbitro africano e chiamato dalla FIFA ad arbitrare i mondiali, a cui gli USA hanno negato l’ingresso, senza darne una spiegazione ufficiale. Sbarcato a Miami l’arbitro è stato interrogato per undici ore, messo in una cella e rimandato a casa. “Sono davvero molto deluso. Sono semplicemente un arbitro che sta cercando di realizzare il sogno più grande della sua vita: partecipare ai Mondiali. Avevo i documenti giusti e tutto il resto, ma credo che abbiano un problema con il mio Paese“, ha rivelato Artan al New York Times. Per provare a risolvere la sua situazione era intervenuto il Ministero della Gioventù e dello Sport della Somalia, ma “nonostante intensi sforzi diplomatici e negoziati con le autorità competenti del governo degli Stati Uniti e della Fifa, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione immediata, non è stato possibile ottenere un risultato positivo“. Rumor alla mano, alla base dell’espulsione di Omar Artan ci potrebbe essere stato un clamoroso scambio di persona, con l’arbitro respinto per un caso di omonimia con un leader di un gruppo militare somalo.

La Somalia figura tra i Paesi soggetti alle restrizioni di viaggio introdotte dall’amministrazione Trump, che a fine 2025 disse pubblicamente: “La Somalia, che a malapena si può definire uno stato, non ha niente. Si limitano a uccidersi a vicenda. Non c’è alcuna struttura sociale“. Il presidente aggiunse che gli immigrati somali dovrebbero “tornare da dove sono venuti” e che gli Stati Uniti “prenderanno la strada sbagliata se continueranno ad accogliere spazzatura nel nostro paese“.

Al rientro in patria Artan è stato accolto come un eroe nazionale da migliaia di connazionali all’interno di uno stadio gremito.

L’insostenibile doppiopesismo della FIFA di Gianni Infantino e il silenzio arbitrale

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Gianni Infantino, presidente FIFA. Foto IG

La Fifa di Infantino, incredibile ma vero, se n’è lavata le mani, perché a suo dire “in linea con le precedenti edizioni dei Mondiali FIFA è il governo ospitante a determinare in ultima analisi chi riceve il visto e chi viene ammesso nel proprio paese. La Fifa non è coinvolta nei processi di immigrazione del Paese ospitante, comprese le decisioni sui visti“.

Ma c’è qualcosa che non torna, nell’insopportabile risposta del massimo governo calcistico internazionale.

Quando Trump si insediò come Presidente, nel 2017, uno dei suoi primi decreti esecutivi fu quello di vietare l’ingresso ai cittadini stranieri da 7 Paesi a maggioranza musulmana. Somalia inclusa. All’epoca  Infantino suggerì che una simile decisione avrebbe potuto invalidare il diritto di un paese a ospitare la massima competizione calcistica intercontinentale. “È ovvio che, quando si parla di competizioni FIFA, qualsiasi squadra, compresi i tifosi e i dirigenti, che si qualifica per i Mondiali, deve avere accesso al paese, altrimenti non ci saranno Mondiali”, precisò Infantino.  Non a caso nel 2023 la FIFA revocò all’Indonesia il diritto di ospitare i Mondiali Under 20 dopo che il governatore di Bali, Wayan Koster, si rifiutò di permettere alla squadra israeliana di soggiornare sull’isola.  E allora perché agli USA di Trump viene liberamente concesso questo scempio?

Silente anche Pierluigi Collina, da quasi 10 anni presidente della Commissione Arbitrale della FIFA, così come gli altri arbitri chiamati ad arbitrare le partite dei mondiali. Avrebbero potuto minacciare il boicottaggio della manifestazione, se solo avessero voluto, negando la loro partecipazione in massa  per schierarsi al fianco del collega Omar Artan, rispedito a casa senza motivazioni specifiche.  Sarebbe stata una protesta epocale, in grado di bloccare del tutto il Mondiale, ma hanno preferito tacere.

Stop ai tifosi iraniani

Calcio, al via il Mondiale della Vergogna di Donald Trump e Gianni Infantino - Mondiale calcio Iran - Gay.it

A due giorni dal mondiale la Federazione calcistica iraniana ha invece dichiarato che la FIFA ha revocato l’assegnazione dei biglietti a prezzo calmierato destinati ai propri tifosi. A fine 2025 la FIFA aveva annunciato che alle federazioni di ciascuno dei 48 Paesi partecipanti avrebbe assicurato l’8 per cento dei tagliandi per ogni partita ad una sessantina di dollari a ticket. Nonostante non pochi tifosi iraniani si fossero già organizzati per raggiungere gli Stati Uniti, la Fifa ha revocato quell’8% previsto per l’Iran, in guerra con gli USA paese ospitante.

Ma a centinaia di tifosi in arrivo da Paesi considerati “sgraditi” è stato negato il visto, seppur provvisti di regolare biglietto d’ingresso allo stadio pagato a peso d’oro. Persino i tifosi scozzesi si sono visti revocare i permessi di viaggio, con lo stato ESTA passato all’improvviso da “approvato” a “non autorizzato”. Il rischio ‘flop’ negli stadi, tra le altre cose, è altissimo, perché i prezzi alle stelle, l’ICE tra gli spalti che terrorizza gli eventuali immigrati e le restrizioni trumpiane hanno portato tantissimi tifosi a disertare i mondiali 2026, con oltre 200.000 biglietti al momento invenduti.

Iraq e Iran, calciatori fermati, alloggi e visti negati

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Aymen Hussein, attaccante Iraq. Foto IG

Aymen Hussein, stella dell’Iraq e attaccante dell’Al Karma, è stato trattenuto per 7 ore alla dogana dell’aeroporto O’Hare di Chicago. Hussein, attaccante da 93 presenze e 34 gol con la maglia dell’Iraq, era arrivato con il resto della squadra ed è stato messo sotto torchio dagli agenti dell’immigrazione, che gli hanno confiscato lo smartphone per diverse ore.

Alla nazionale iraniana non è stato incredibilmente consentito di alloggiare negli USA, pur dovendo giocare le prime 3 partite del torneo proprio negli Stati Uniti, causa visto negato. L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver negato il visto a 15 membri “fondamentali” del suo staff tecnico. Per gli iraniani si sono aperte le porte del Messico, con lunghi viaggi da dover sopportare tra una partita e l’altra. La squadra e lo staff avevano trascorso quasi tre settimane ad Antalya, in attesa dei visti per viaggiare in Messico, Canada e Stati Uniti. I giocatori dovranno ora entrare e uscire dal territorio statunitense lo stesso giorno delle partite. Un’autentica follia.

Il boicottaggio della comunità LGBTQIA+

Calcio, al via il Mondiale della Vergogna di Donald Trump e Gianni Infantino - Three Lions Pride - Gay.it

Tutto questo senza dimenticare la comunità LGBTQIA+, che da mesi denuncia i rischi di un mondiale fuori controllo. Il Three Lions Pride, gruppo di tifosi LGBTQ della nazionale inglese, e i tedeschi del Queer Football Fanclubs hanno ufficialmente sconsigliato ai propri membri di volare negli Stati Uniti  causa “serie preoccupazioni” sul trattamento delle minoranze. A sottoscrivere il boicottaggio anche l’Independent Supporters Council North America. Le organizzazioni Football Supporters Europe e Sport & Rights Alliance si sono dichiarate “solidali” con 3LP, mentre la rete antidiscriminazione Fare ha definito “triste e deplorevole” che il gruppo di tifosi LGBTQ più importante al mondo abbia ritenuto talmente difficile la situazione dei diritti LGBTQIA+ negli USA da non poter viaggiare, dichiarando un boicottaggio.

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Il Three Lions Pride ha sottolineato come i suoi membri transgender sarebbero “ad alto rischio di violenza e discriminazione” negli Stati Uniti, aggiungendo: “La nostra famiglia lesbica mascolina sarebbe presa di mira dalle leggi anti-trans sui bagni, e la nostra famiglia queer in generale sarebbe bersaglio di abusi“. Anche Jill Ellis, responsabile FIFA, ha recentemente rimarcato l’aumento delle proposte di legge anti-LGBTQ negli Stati Uniti, ammettendo la problematica in vista dell’evento sportivo più seguito al mondo. Il portavoce del Queer Football Fanclubs, Sven Kistner, ha dichiarato a OutSports che il suo gruppo “comprende pienamente e sostiene la decisione del 3LP” di rinunciare al torneo. “Anche noi nutriamo serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza non solo delle persone LGBTQ che viaggiano negli Stati Uniti, ma di tutti i viaggiatori che si recheranno ai Mondiali del 2026. Le condizioni sempre più precarie delle minoranze negli Stati Uniti sotto questa amministrazione non ci lasciano praticamente altra conclusione che sconsigliare ai nostri membri di viaggiare“. Nella rete QFF sono presenti gruppi provenienti da Svizzera e Paesi Bassi. Ben 7 delle nove partite della fase a gironi che vedranno impegnate le nazionali tedesca, svizzera e olandese si disputeranno in città statunitensi.

Le sconcertate reazioni al mondiale della vergogna

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Saranno 16 le città ospitanti del Mondiale, di cui 11 negli Stati Uniti. In una di queste, Seattle, si giocherà l’ormai celebre Pride Match tra Iran ed Egitto che i due Paesi hanno provato in tutti i modi a boicottare. Per Donald Trump, che aveva previsto un “successo come nessun Paese ha mai visto nella storia dei mondiali“, si tratta di una catastrofe annunciata, con gli hotel vuoti e le strutture di Canada e Messico che attirano molti più tifosi rispetto a quelle degli USA, carissime e difficili da raggiungere per un’infinità di tifoserie sempre più discriminate alla luce del sole.

Ad uscirne ancora peggio è l’amico Gianni Infantino, che mesi or sono si è inventato di sana pianta un premio FIFA per la pace da consegnare al guerrafondaio Trump e non a caso dipinto come un pupazzo dalla prima pagina dell’Equipe del 10 giugno 2026. E pensare che lo stesso Infantino aveva definito questo mondiale come il “più inclusivo della storia, milioni di persone verranno a vederlo negli USA“. Mai parole furono più fuori contesto, avventate e offensive.

Ruud Gullit, ex leggenda del Milan e dell’Olanda, ne ha chiesto ufficialmente le dimissioni, perché “una Coppa del Mondo dovrebbe unire le persone, invece questo torneo sta diventando simbolo di divisione, dispute politiche, restrizioni di viaggio e fallimenti amministrativi”.

Il sindaco di New York Mamdani ha definito questo mondiale in salsa trumpiana “un abominio“.

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Gianni Infantino e Donald Trump, foto IG

“È abbastanza chiaro che i timori di una politica ideologica e discriminatoria sui visti da parte del governo statunitense si stanno concretizzando”, ha affermato alla BBC Piara Powar, direttrice esecutiva dell’organizzazione antidiscriminazione Fare. “Non abbiamo mai visto una farsa come quella di un arbitro ufficiale della FIFA a cui viene negato l’ingresso mentre arriva per i preparativi finali”. “Non abbiamo mai visto così tanti allenatori, membri dello staff tecnico, tifosi e persino alti dirigenti delle federazioni affiliate alla FIFA sottoposti a un tale livello di controlli ed esclusioni”. “La situazione è talmente caotica che viene da chiedersi chi stia gestendo i Mondiali. È la FIFA o il governo degli Stati Uniti con le sue politiche migratorie a sfondo razziale?”

Ogni poche ore una nuova denuncia, un’altra storia di tifosi a cui è stato negato l’accesso, giocatori a cui è stato negato l’accesso, dirigenti a cui è stato negato l’accesso, giornalisti a cui è stato negato l’accesso, ora persino gli arbitri”. “Questo è il Mondiale del caos“, ha scritto sui social l’ex attaccante dell’Arsenal e dell’Inghilterra Ian Wright.

Il  Dott. Nasser Mohamed, che nel 2022 fece notizia perché primo qatariano a dichiararsi apertamente gay, oggi vive a San Francisco e via Attitude ha fatto dei parallelismi tra il Qatar, dove si svolsero i contestaitssimi mondiali del 2022, e gli USA di Trump: “La disumanizzazione. Inizia con l’identificare qualcosa di diverso in una persona e usarlo per trattarla come se fosse meno umana. Da lì, tutto il resto ne consegue: perdita di diritti, persecuzione, esclusione”.

La street artist Laika ha infine realizzato due opere a Zurigo, sede della FIFA, per contestare il mondiale di Trump e Infantino. La prima vede il presidente USA  e il presidente FIFA tenere in mano una “death cup” a forma di teschio. La seconda, intitolata “Fifa Crime Cup 2026”, raffigura un tifoso messicano con la faccia al muro e le mani alzate, perquisito e arrestato da due agenti dell’ICE.

 

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Questa è la Coppa del Mondo di Trump: la Coppa del Mondo delle bombe che hanno ucciso migliaia di persone, delle deportazioni dell’ICE, della discriminazione razziale, dei divieti dei visti, dei controlli alle frontiere mirati solo a determinate delegazioni sportive e del crollo della democrazia. È anche la Coppa del Mondo della complicità nel genocidio di Gaza, dei bombardamenti in Libano e in Iran, del colpo di stato in Venezuela e delle minacce contro Cuba”, ha scritto Laika sui social.  “È la Coppa del Mondo di un presidente FIFA completamente asservita. Gianni Infantino ha calpestato ancora una volta i valori fondanti del calcio e la neutralità politica dell’organizzazione che guida. Ricordiamo che ha permesso a Israele di partecipare alle qualificazioni durante un genocidio e ha conferito a Trump il “fittizio” Premio FIFA per la Pace. E poi… quanti messicani e sudamericani che vivono negli Stati Uniti sceglieranno di non sostenere pubblicamente le proprie nazionali indossando le maglie e sventolando le bandiere, per paura di retate e deportazioni? La mia indignazione si estende anche al governo messicano, che sta usando i Mondiali di calcio per fare “sportwashing”, nascondendo la crisi umanitaria delle sparizioni forzate (130.000 desaparecidos). I Mondiali del 2026 saranno anche i più costosi della storia: un Mondiale di esclusione sociale, a beneficio di una ristretta élite. I prezzi dei biglietti sono un insulto alla povertà globale”.

Gianni Infantino in trincea nel suo multiverso di potere

Sembrava onestamente impossibile sfondare il fondo di un barile già raschiato con i mondiali di calcio in Russia e Qatar, in termini di diritti negati, eppure Gianni Infantino è riuscito nella titanica impresa di sgonfiare l’evento sportivo più visto al mondo piegandosi del tutto ai voleri dittatoriali di Donald Trump, tramutando la FIFA in un gigantesco passacarte ad uso e consumo del presidente USA.

Solo ieri, nel pieno di una polemica che non conosce confini, Infantino ha pubblicato un video social felice e sorridente, aggiungendo: “Il vero successo della FIFA World Cup 2026 sarà misurato dalla felicità che porterà alle persone in tutto il mondo. Se i tifosi si saranno divertiti negli stadi, nelle città ospitanti e con le persone care in tutto il mondo, allora il calcio avrà fatto ciò che fa meglio: unirà le persone attraverso la gioia e l’emozione condivisa“. Parole surreali.

Nel corso della conferenza stampa della vigilia, in Messico, Infantino ha rilanciato, elogiando Donald Trump: “Senza il suo impegno e coinvolgimento sarebbe stato impossibile organizzare un Mondiale negli Stati Uniti. L’ho conosciuto durante il suo primo mandato e in questo secondo lavoriamo a stretto contatto”.  “Non mi pento di questi Mondiali. Se volete criticare il sottoscritto fatelo pure. Ma, per favore, promuovete il fatto che il calcio unisce il mondo“. “È un peccato quello che è successo all’arbitro Omar Artan. Ma, ripeto, non possiamo controllare tutto. Ci proviamo, ne discuteremo, parleremo, vedremo. A volte è bene calmarsi, rilassarsi, lavorare su tutto, cercare di risolvere ogni problema. A volte, mettersi subito a urlare e strepitare ha l’effetto contrario a quello di trovare una soluzione. Ma dobbiamo rispettare il fatto che non siamo i re del mondo e non possiamo scavalcare governi e forze di polizia. Siamo un’organizzazione sportiva“.

Ma al peggio non c’è mai fine, perché nel 2034 i mondiali di calcio si terranno addirittura in Arabia Saudita, Paese dove l’omosessualità viene punita con la reclusione, punizioni corporali giudiziarie eseguite in pubblico fino a giungere, nei casi più gravi, alla pena di morte.

Qualcuno faccia rinsavire la FIFA e colui che la dirige dal 2016, perché accecati dal Dio denaro stanno assassinando lo sport più seguito e popolare al mondo.

© Riproduzione riservata.

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