Manca sempre meno ai Mondiali di Calcio 2026 che si terranno negli Stati Uniti d’America, in Canada e in Messico dall’11 giugno al 19 luglio, con l’Italia assente per la 3a edizione consecutiva e un celebrativo film Adidas di 5 minuti che ricorda agli appassionati di calcio di tutto il mondo che ogni campo, dai giardinetti di casa ai palcoscenici più importanti, può creare una leggenda.

Backyard Legends, il film FIFA con calciatori, popstar e divi di Hollywood

Backyard Legends il titolo del progetto, con Timothèe Chalamet che dà forma ad un “dream team” composto dal fenomeno del Barcellona Lamine Yamal, la calciatrice USA Trinity Rodman e dalla stella del Real Madrid Jude Bellingham per provare a battere una squadra di imbattibili, una “crew del posto” imbattuta dal 1996 e in grado di sconfiggere nei primi anni ‘2000 persino David Beckham, Alex Del Piero e Zinedine Zidane, per l’occasione ringiovaniti con l’intelligenza artificiale e chiamati a battersi con tre ragazzini di quartiere. Senza regole, senza arbitri, chi per primo arriva a tre goal vince. Da decenni Clive, Ruthie e Isaak superano chiunque osi provarci, resistendo a generazioni di avversari. Nel film compaiono anche Lionel Messi e Bad Bunny, oltre a Ousmane Dembélé, Raphinha, Pedri, Florian Wirtz e Santiago Gimenez.

Sognavo di giocare con questi ragazzi – sapete, da bambino giocavo al Pier 40, immaginando le punizioni di Beckham, i gol di Del Piero e le volée di Zidane – e cercando di replicarle. Amo questo sport, quindi è incredibile poterlo fare con Adidas, immortalato insieme ai migliori di sempre. Sono un tradizionalista, non conosco il calcio, conosco il football, e non vedo l’ora che arrivino i Mondiali di quest’estate“, ha dichiarato Timothée Chalamet, fresco di nomination agli Oscar con Marty Supreme.

Florian Alt, Vicepresidente Global Brand Communications di Adidas, ha dichiarato: “Tutti ricordano quella sensazione: giocare per il puro piacere di farlo, senza pressioni, senza aspettative. Con Backyard Legends celebriamo quella libertà. È un promemoria del fatto che la fiducia in se stessi e la voglia di divertirsi sono la vera mentalità vincente. Mentre i nostri atleti e le nostre federazioni si preparano per il palcoscenico sportivo più importante di quest’estate, sappiamo che la pressione fa parte dello sport, ce lo dicono direttamente. Pur incoraggiando la competitività, la nostra ambizione è quella di ispirare tutti, di disinnescare quella pressione attraverso il gioco libero e la convinzione di potercela fare. Questo è importante sia per i professionisti che per i dilettanti, in ogni sport e in ogni parte del mondo. Il gioco non è definito dal palcoscenico, dal pubblico o dalle telecamere. È definito da chi gioca libero, dove ognuno può creare una leggenda.”

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Con una colonna sonora nostalgica, lo stile street anni ’90, la tecnologia analogica e le acconciature iconiche di quell’epoca, il film fonde CGI ed effetti visivi per dare vita a una semplice verità: il cortile di casa è il luogo dove la pressione scompare e nascono i miti. Perché che si tratti di un campo da calcio in gabbia, di un parcheggio, di un pezzo d’erba o del palcoscenico dei Mondiali, il gioco appartiene a chi gioca senza restrizioni.

Mondiali 2026, l’allarme dei tifosi LGBTQIA+

Un messaggio importante, di pura inclusione, alla vigilia di un mondiale di calcio che la Fifa di Gianni Infantino ha disegnato sui lineamenti di Donald Trump, con tanto di “Nobel Prize” ad hoc ideato unicamente per compiacere il presidente statunitense, tra il bombardamento ad un Paese e le minacce ad un altro.

E in attesa di sapere se Iran ed Egitto scenderanno in campo per il tanto atteso e a rischio boicottaggio Pride Match di Seattle del 26 giugno, cresce il boicottaggio dei tifosi LGBTQIA+ causa “serie preoccupazioni” sul trattamento delle minoranze. Sia il Three Lions Pride, gruppo di tifosi LGBTQ della nazionale inglese di calcio, che i tedeschi del Queer Football Fanclubs hanno ufficialmente sconsigliato ai propri membri di volare negli Stati Uniti, con le milizie dell’ICE tra le strade e la sempre più crescente transfobia che potrebbe andare a colpire i tifosi e le tifose trans del vecchio continente dopo tutti gli ordini restrittivi approvati dal tycoon nell’ultimo anno e mezzo.

Troppe incontrollabili variabili per quella che dovrebbe essere una festa sportiva, negli ultimi anni trasformata dalla Fifa in un sempre più divisivo palcoscenico. Dai mondiali russi di Putin del 2018 a quelli del 2022 in Qatar, in attesa di volare tutti in Arabia Saudita nel 2034. Perché ai petrodollari la Fédération Internationale de Football Association non vuole proprio rinunciare, accettando serenamente di organizzare l’evento sportivo più seguito al mondo in luoghi dove le persone LGBTQIA+ sono considerate criminali da incarcerare e condannare a morte.

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