Il Niger criminalizza le persone LGBTI: 20 anni di carcere

Le legge anti-LGBTI dilagano in tutta l'Africa Occidentale.

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Nell'agosto del 2022, rifugiati LGBT in cerca di asilo hanno protestato davanti all'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Rifugiati a Niamey, in Niger. (Foto per gentile concessione di Observateurs)
Nell'agosto del 2022, rifugiati LGBT in cerca di asilo hanno protestato davanti all'Ufficio dell'Alto Commissariato per i Rifugiati a Niamey, in Niger. (Foto per gentile concessione di Observateurs)
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Il Niger ha promulgato un nuovo codice penale che criminalizza per la prima volta esplicitamente l’omosessualità, con pene fino a 20 anni di carcere. La notizia è riportata sul Journal officiel de la République du Niger (Gazzetta ufficiale del Niger non disponibile online), consultato dall’AFP oggi 11 giugno 2026. È una svolta formale, ma non improvvisa: nel marzo 2025 la giunta militare aveva già inserito nella Carta di Rifondazione il divieto delle “pratiche LGBTQIA+ o qualsiasi altro comportamento innaturale“. Ora quella norma ha trovato base giuridica nel codice penale, con sanzioni esplicite.

Il nuovo codice penale del Niger punisce ora con la reclusione da cinque a dieci anni e una multa fino a 100 milioni di franchi CFA (circa 150.000 euro) chiunque compia o tenti di compiere atti omosessuali o più in generale pratiche LGBTQIA+, inclusi rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. Le pene si inaspriscono significativamente per altre fattispecie: chi contrae un matrimonio con una persona dello stesso sesso rischia da 10 a 20 anni di carcere, la stessa pena prevista per chi gestisce, finanzia o partecipa a club, organizzazioni o associazioni rivolte a persone omosessuali o LGBTQIA+.

Il Niger conta circa 27 milioni di abitanti (stima 2025), con una popolazione tra le più giovani al mondo: metà ha meno di 15 anni. Il paese è governato da una giunta militare dal 26 luglio 2023, quando il generale Abdourahamane Tiani, ex capo della guardia presidenziale, ha deposto il presidente eletto Mohamed Bazoum con un colpo di stato. Nel marzo 2025, Tiani si è autoproclamato presidente della Repubblica e capo delle forze armate, con mandato quinquennale, dopo l’adozione della Carta di Rifondazione che aveva già anticipato la repressione anti LGBTI+. Il Niger fa parte dell’Alleanza degli Stati del Sahel insieme a Mali e Burkina Faso, paesi che hanno entrambi già criminalizzato le persone LGBTI+, e che sono anch’essi governati da giunte militari. Il Niger ha rotto con la Francia e con l’ECOWAS (Economic Community of West African States), avvicinandosi a Russia e Cina. Il 94% della popolazione è musulmana. È uno dei paesi più poveri al mondo.

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Il Sahel come laboratorio repressivo

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Il Niger non è un caso isolato in Africa. Come Gay.it documenta da anni, l’Africa occidentale è diventata uno dei fronti più critici per i diritti delle persone LGBTIQ+, con una stretta che si è accelerata nella regione del Sahel dove le giunte militari si sono succedute al potere. Il Mali ha criminalizzato l’omosessualità nel dicembre 2024 con il nuovo codice penale, punendo anche la “promozione”. Il Burkina Faso ha seguito nel settembre 2025, con pene da due a cinque anni e l’espulsione per gli stranieri condannati. Il Niger era l’ultimo della triade a formalizzare le sanzioni penali.

Ghana e Senegal: la pressione si allarga

La tendenza non si ferma al Sahel. Il 29 maggio 2026 il Parlamento del Ghana ha approvato lo Human Sexual Rights and Family Values Bill, che prevede fino a dieci anni di carcere per chi “promuove” l’omosessualità“. L’approvazione è avvenuta pochi giorni prima della 4ª Conferenza Interparlamentare Africana sui Valori Familiari e la Sovranità, tenutasi ad Accra dal 3 al 6 giugno: un evento con documentati legami con organizzazioni dell’estrema destra religiosa statunitense, che nelle edizioni precedenti aveva promosso la legge anti-omosessualità dell’Uganda come modello esportabile. In Senegal, l’11 marzo 2026 il presidente Faye ha firmato una legge che raddoppia a dieci anni la pena massima per atti omosessuali e criminalizza la promozione dei diritti LGBTIQ+. Dietro entrambe le leggi, un’inchiesta di Reuters ha documentato il ruolo del gruppo statunitense MassResistance.

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