Si sono riuniti a Nairobi sotto la bandiera dei “valori della famiglia”, ma l’agenda era chiara fin dal principio: smantellare i diritti delle donne, reprimere la libertà sessuale, cancellare ogni forma di riconoscimento per le persone LGBT+. La “Conferenza panafricana sui valori della famiglia”, tenutasi il 12 maggio in Kenya, è solo l’ultimo tassello di una strategia transnazionale in piena espansione, che fa dell’Africa un laboratorio per l’offensiva ultraconservatrice globale, guidata dalle forze di estrema destra che stanno mettendo a dura prova le democrazie liberali occidentali.

Dietro l’apparente spontaneità dell’iniziativa, ci sono sigle note della destra religiosa americana: Family Watch International, Christian Council International, Center for Family and Human Rights e Family Policy Institute. Gruppi che da oltre un decennio finanziano con milioni di dollari campagne anti-LGBT+ e anti-aborto in tutto il continente africano, cercando di plasmare la legislazione locale a immagine e somiglianza del fondamentalismo cristiano statunitense. A Nairobi, per la prima volta, il fronte si è apertamente ampliato con nomi della destra europea radicale: la francese Ludovine de La Rochère (Union Familia), il polacco Jerzy Kwasniewski (Ordo Iuris), e l’eurodeputata spagnola Margarita de la Pisa Carrion, del partito di estrema destra Vox ampiamente supportato da Giorgia Meloni.

Non si tratta di episodi isolati. Solo nel 2025 sono previste almeno sei conferenze simili in Uganda, Sierra Leone, Ruanda e Ghana. E in ogni contesto, i pattern si ripetono: leader religiosi e politici locali vengono coinvolti per rilanciare leggi più dure, bloccare le aperture legislative, e diffondere la falsa narrazione secondo cui i diritti LGBT+ sarebbero un’imposizione straniera, quando in realtà è proprio l’Occidente ultraconservatore a esportare fondi, strategie e retoriche di odio.

In Kenya, dove l’omosessualità è ancora criminalizzata, la presenza di politici come Peter Kaluma — fautore di una nuova proposta di legge contro “gli atteggiamenti LGBT+ — segna un chiaro tentativo di strumentalizzazione. Secondo l’avvocata Tabitha Saoyo, che lavora per Amnesty International, “queste conferenze sono un cavallo di Troia per riscrivere la nostra costituzione secondo una lettura teocratica e autoritaria”. A darle ragione sono i precedenti: nel 2023, una conferenza simile in Uganda diede forza a una delle leggi più violente al mondo contro le persone LGBTIAQ+, che prevede l’ergastolo e, in alcuni casi, persino la pena di morte.

Ma chi orchestra, finanzia e connette questi eventi su scala globale?

Sud Africa Pride 2024
Sud Africa Pride 2024

A guidare l’offensiva c’è un intreccio sempre più stretto tra i grandi think tank dell’estrema destra occidentale: tra essi, la Heritage Foundation, promotrice del piano “Project 2025” per il secondo mandato autoritario di Donald Trump; l’Heartland Institute, noto per la sua propaganda anti-climatica e per le relazioni con i grandi gruppi fossili; il Mathias Corvinus Collegium, macchina ideologica al servizio di Viktor Orbán in Ungheria. Organizzazioni che formano un’infrastruttura culturale e politica pensata per plasmare le élite, occupare spazi istituzionali e diffondere modelli autoritari in ogni angolo del mondo.

In questo quadro, l’Africa diventa il terreno privilegiato per tre motivi: la fragilità degli assetti democratici, la forte influenza delle chiese evangeliche e pentecostali, e il bisogno di investimenti esteri che gruppi reazionari sfruttano per condizionare l’agenda politica. A Nairobi, i loghi delle organizzazioni statunitensi campeggiavano senza più timidezze. “Una volta si muovevano nell’ombra”, racconta l’attivista Ivy Werimba, di GALCK+ a France24News. “Ora si sentono legittimati, rafforzati da una rete globale che ha un piano preciso”.

Un piano che, nel frattempo, avanza anche nei paesi occidentali: dalla deriva degli USA di Trump, in Kentucky sono state recentemente reintrodotte le “terapie riparative” per persone LGBT+, all’Europa di Orbàn, Meloni e dello Slovacco Fico, si rinsaldano i collegamenti tra partiti sovranisti e gli epicentri di influenza dell’estrema destra globale. A marzo 2025, proprio la Heritage Foundation ha organizzato un vertice a porte chiuse con esponenti della destra europea per discutere l’abolizione della Commissione UE e della Corte di Giustizia. Un attacco che prepara la fase finale per abbattere definitivamente le istituzioni delle liberal-democrazie.

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La comunità LGBTIAQ+ — tanto in Africa quanto in Europa e negli Stati Uniti — è diventata il bersaglio perfetto: un capro espiatorio su cui costruire consenso, distrarre l’opinione pubblica dai problemi strutturali (disuguaglianza, crisi ambientale, disoccupazione, migrazioni), e legittimare politiche sempre più autoritarie.

L’influenza coloniale

Azande - foto di Gayety.com
Gli Azande e il pene come totem: virilità e amore omosessuale nell’Africa centrale pre-coloniale – foto di Gayety.com

Studi storici hanno ormai dimostrato che fu l’impero britannico, e in generale le potenze coloniali europee, a introdurre codici penali che criminalizzano l’omosessualità, cancellando secoli di culture locali più fluide e inclusive. Il suprematismo bianco, oggi al governo negli USA di Trump, del sudafricano Musk e del teorico Steve Bannon, aveva del resto operato un’operazione di annientamento già nell’America dei nativi, il cui genere non binario fu spazzato via dalla colonizzazione cristiana dei primi europei. A rafforzare la repressione è stato anche in Africa l’arrivo del cristianesimo coloniale, che ha imposto l’eteronormatività e il genere saldamente binario come modello unico di moralità. Oggi, gruppi evangelici occidentali proseguono l’opera, esportando ideologie omotransfobiche nel continente.

La novità per l’Africa centrale e occidentale è che ad essi si aggiunge oggi una retorica di stampo islamico altrettanto feroce verso le persone LGBTIAQ+, fortemente favorita da Russia e Cina, e apertamente supportata dall’Iran sciita. A farne le spese sono decine di migliaia di persone costrette a fuggire e a chiedere asilo, spesso respinte per mancanza di “prove”, perseguitate e finanche uccise nel proprio paese. Sul fronte dell’accoglienza, va sottolineato che l’Italia riconosce la sola criminalizzazione come motivo sufficiente per la protezione, nonostante i tentativi della destra di Meloni.

La deriva omobitransfobica in Africa raccontata su Gay.it

Alcune recenti notizie pubblicate dal nostro giornale danno un quadro del clima continentale in molti paesi d’Africa:

africa lgbt
Foto CNN – AFP Contributor/AFP/AFP/Getty Images

In Costa d’Avorio, un tempo frontiera LGBTQ friendly, si registra un’escalation di omobitransfobia senza precedenti anche grazie ai social network. Il Ghana è ormai vicino all’approvazione di una legge anti-LGBTI. In Mali si torna alla criminalizzazione dell’omosessualità e delle identità di genere non cis. L’Uganda ha già approvato due anni fa una feroce legge di repressione istituzionale verso la comunità LGBTIQ+. Persecuzioni e arresti si registrano in Zimbawe, la Nigeria vive un clima di stigma sociale che induce anche ad atti criminali verso le persone non cis e non etero, in Burkina Faso i militari di Traorè, dopo il colpo di stato, hanno reintrodotto la criminalizzazione dell’omosessualità, in Senegal la legge anti-LGBTI è stata resa ancora più punitiva e anche nel caos del Congo – sconquassato da una guerra civile – si fa largo una proposta di legge analoga.

Intendiamo difendere la nostra Costituzione, le nostre leggi e le nostre politiche pubbliche”, ha dichiarato con fermezza la kenyota Elsy Sainna, direttrice per l’Africa del Center for Reproductive Rights. Una nuova crociata, una nuova resistenza.

Il World Pride 2028 in Sud Africa a Cape Town

Sud Africa - Città del Capo ospiterà il WorldPride 2028
Sud Africa – Città del Capo ospiterà il WorldPride 2028

Intanto nel 2028 Città del Capo ospiterà il primo World Pride mai organizzato in Africa: in Sud Africa recentemente è balzato alle cronache l’omicidio del primo imam apertamente gay che sognava un islam più inclusivo, mentre da mesi nel Paese si registra un’escalation di omicidi di persone LGBTIAQ+.

Guida ai paesi del mondo che criminalizzano l’omosessualità e dove essere LGBTI è illegale

 

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