Il Parlamento del Ghana ha approvato venerdì 29 maggio 2026 il Human Sexual Rights and Family Values Bill, 2025 — la legge anti-LGBTIQ+ che da cinque anni percorre l’iter legislativo del paese. Il testo attende ora la firma del presidente John Dramani Mahama per entrare in vigore.
Una legge cinque anni in gestazione
La storia del provvedimento è lunga. Introdotto per la prima volta nel 2021, il disegno di legge era già stato approvato dal Parlamento il 28 febbraio 2024, ma non aveva ricevuto l’assenso presidenziale a causa di ricorsi giudiziari pendenti. Con la fine della legislatura, era decaduto. Il nuovo presidente Mahama, insediatosi nel gennaio 2025 e favorevole alla norma, ha aperto la strada alla reintroduzione: il testo è tornato in aula nel luglio 2025 e approvato ieri 29 maggio 2026 in una sessione definita da osservatori per i diritti umani «insolitamente rapida».
La versione approvata include alcune modifiche rispetto all’originale: avvocati che assistono persone LGBTIQ+, giornalisti che svolgono attività di cronaca e professionisti sanitari che erogano cure a persone queer sono esplicitamente esentati da sanzioni. L’opposizione si è opposto con forza alle modifiche, senza però riuscire a bloccare il voto.
Cosa prevede la legge
Il testo criminalizza gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso con pene fino a tre anni di carcere, un’estensione di norme coloniali già vigenti. Ma il perimetro è ben più ampio: promozione, finanziamento e sostegno ad attività LGBTIQ+ sono puniti con pene dai tre ai cinque anni. Chi si autoidentifica pubblicamente come persona queer rischia fino a tre anni di reclusione. Formare o finanziare associazioni LGBTIQ+ diventa reato. Alcune interpretazioni della legge prevedono fino a dieci anni per i casi più gravi di «promozione». Advocacy, visibilità, organizzazione civile: tutto illegale. Di seguito lo schema:
- Atti sessuali tra persone dello stesso sesso: fino a 3 anni di carcere (estensione di norme coloniali già vigenti)
- Autoidentificazione pubblica come persona queer: fino a 3 anni di reclusione
- Promozione, finanziamento e sostegno ad attività LGBTIQ+: da 3 a 5 anni di carcere
- Costituzione o finanziamento di associazioni LGBTIQ+: reato penale
- Casi aggravati di «promozione»: fino a 10 anni secondo alcune interpretazioni del testo
La Ghana Commission on Human Rights and Administrative Justice aveva avvertito il Parlamento che il disegno di legge violava diritti fondamentali dei cittadini. Organizzazioni come Human Rights Watch avevano denunciato i rischi per l’uguaglianza, la privacy, la libertà di espressione e l’accesso alla salute.
Il tempismo: la conferenza dell’Internazionale conservatrice ad Accra
L’approvazione non è casuale nel calendario. Dal 3 al 6 giugno 2026 Accra ospiterà la 4ª Conferenza Interparlamentare Africana sui Valori Familiari e la Sovranità, al Parliament House della capitale. Il tema ufficiale è «Consolidare il consenso parlamentare: avanzare la Carta Africana sui valori familiari e la sovranità».
Secondo Human Rights Watch, la conferenza ha documentati legami con gruppi dell’estrema destra religiosa statunitense. Le edizioni precedenti avevano promosso la legge anti-omosessualità dell’Uganda come modello per gli altri parlamenti africani. La terza edizione, tenutasi in Uganda nel maggio 2025, era stata aperta dal presidente Yoweri Museveni e dalla moglie Janet Kataaha Museveni, ed era intervenuto Henk Jan van Schothorst di Christian Council International, organizzazione olandese di lobby ultraconservatrice, che aveva definito l’Africa «l’ultimo baluardo nella battaglia per i valori familiari».
Per la tappa ghanese è atteso anche il presidente Mahama come ospite d’onore. Il sito ufficiale della conferenza è ospitato direttamente dal dominio del Parlamento del Ghana. Attiviste e attivisti locali hanno esercitato pressioni tali da costringere gli organizzatori a cambiare la sede per due volte nelle ultime settimane.
Il gruppo Rightify Ghana ha denunciato esplicitamente la correlazione: la legge è stata approvata nei giorni immediatamente precedenti la conferenza, con un tempismo che i difensori dei diritti umani definiscono «strategicamente calcolato».
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L’Africa subsahariana stringe il cerchio
Il Ghana non è un caso isolato. In Africa, 31 paesi su 54 criminalizzano già gli atti omosessuali. Negli ultimi anni la tendenza si è accentuata in modo sistematico.
Nel 2023 è stato l’Uganda ad approvare una delle leggi anti-LGBTIQ+ più feroce al mondo, con la pena di morte prevista per alcune fattispecie. A fine 2025 il Burkina Faso ha emesso la sua prima condanna per omosessualità. In Senegal, dove il Parlamento ha approvato e il presidente Faye ha firmato nel marzo 2026 una legge che porta le pene fino a dieci anni e criminalizza anche «l’apologia» dell’omosessualità, le prime condanne in base alla nuova normativa sono già arrivate. In Mauritania il reato è già punibile con la pena di morte.
Dietro molte di queste offensive legislative si muovono reti organizzate della destra religiosa, in parte di matrice nordamericana ed europea. La conferenza di Accra ne è l’espressione più visibile: un appuntamento continentale che costruisce consenso parlamentare attorno a una carta comune dei «valori familiari», con l’obiettivo dichiarato di resistere a quella che definisce «pressione ideologica esterna».
Ora la parola passa a Mahama. Se firmerà, il Ghana diventerà il paese più popoloso dell’Africa occidentale ad aver introdotto una legislazione organica di criminalizzazione dell’identità LGBTIAQ+.
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