Bologna, insulti omofobi sul bus: “Di che razza sei?”. Difende l’amico e le rompono il naso

“Ci sentiamo in pericolo tutti i giorni”: Romeo racconta l’aggressione omofoba sul bus a Bologna. Luigia colpita al volto per difenderlo. Il racconto.

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Bologna, aggredita per aver difeso l'amico dagli insulti omofobi
Bologna, aggredita per aver difeso l'amico dagli insulti omofobi
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Una donna di circa trent’anni è stata aggredita su un autobus a Bologna dopo essere intervenuta per difendere un amico da una serie di frasi e insulti omofobi. È accaduto in zona Saragozza, nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 giugno, dove i due giovani sono stati presi di mira da un gruppo di ragazzini. A raccontare l’episodio è stata èTV, che ha raccolto la testimonianza diretta delle due persone coinvolte.

L’aggressione sul bus notturno a Bologna

Secondo quanto riferito all’emittente, Romeo stava rientrando a casa insieme all’amica Luigia dopo il turno di lavoro in un bar, quando un gruppo di circa dieci giovanissimi avrebbe iniziato a rivolgergli frasi e insulti omofobi. La situazione è degenerata quando Luigia è intervenuta per difenderlo: uno dei ragazzi l’ha colpita con un pugno in pieno volto, provocandole la frattura del naso.

Secondo il loro racconto, il gruppo sarebbe salito sul bus con un atteggiamento già provocatorio. “Hanno iniziato chiedendomi: ‘Che razza sei, che razza sei?’ Io ho fatto il finto tonto e ho risposto: ‘Sono italiano, perché?’ Ma avevo capito benissimo dove volevano arrivare”, ha spiegato Romeo.

Le provocazioni si sarebbero poi concentrate sul suo aspetto: capelli lunghi, smalto e barba. “Forse pensavano fossi una ragazza trans perché mi dicevano: ‘Se hai il capello lungo e lo smalto, perché hai la barba?’”, ha aggiunto.

Da lì sarebbero arrivati gli insulti omofobi e sessisti: ‘fr… di m… a me, pu… a lei. Romeo li definisce “le classiche cose proprio da farsi grossi”, raccontando di essere stato apostrofato con offese rivolte alla sua identità e alla sua espressione di genere, mentre Luigia sarebbe stata insultata con epiteti sessisti.

Luigia interviene per difendere l’amico: “Mi è arrivato il cazzotto”

Luigia, aggredita per difendere l'amico
Luigia, aggredita per difendere l’amico

Quando Luigia ha provato a interrompere l’aggressione verbale, la situazione è precipitata. “Gli ho solo detto: ‘Vedi che chiamo tua mamma così ti sculaccia’, perché erano obiettivamente dei ragazzini”, ha raccontato a èTV.

La frase, secondo la sua testimonianza, sarebbe stata usata come pretesto da uno dei giovani per colpirla: “Lui non aspettava altro che una sorta di provocazione e da lì mi è arrivato il cazzotto”.

Il pugno le ha fratturato il naso, con una prognosi di venti giorni e le ha fatto perdere molto sangue. Nonostante la violenza subita, Luigia ha voluto spostare l’attenzione dal singolo gesto fisico al clima che lo ha reso possibile.

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“Ma non voglio che l’attenzione vada solo sul pugno, perché il problema in realtà sta alla base”, ha dichiarato. “Al fatto che con questa arroganza, con questa prepotenza certe persone continuano a pensare di poter fare quello che vogliono con la vita degli altri, con la personalità degli altri. Quello è il vero problema, non è tanto il cazzotto in faccia”.

Romeo: “Non è normale non poter tornare a casa da lavoro in tranquillità”

Romeo, vittima degli insulti omofobi su un bus a Bologna
Romeo, vittima degli insulti omofobi su un bus a Bologna

Nelle parole di Romeo, l’aggressione è il sintomo di una paura che molte persone LGBTQIA+ continuano a vivere ogni giorno, anche in una città considerata aperta e progressista come Bologna.

“Erano saliti chiaramente con l’intento di fare del casino, e se non fossimo stati noi sarebbe stato qualcun altro per un’altra ragione”, ha raccontato.

Poi la riflessione più amara: “Questa roba non va bene, perché non è normale che delle persone non possano tornare a casa da lavoro in tranquillità, è veramente orribile e noi ci sentiamo in pericolo tutti i giorni”.

Indagini in corso per identificare il gruppo

Uno degli aspetti più pesanti del racconto riguarda anche il comportamento delle altre persone presenti sul bus. Secondo Luigia e Romeo, quasi nessuno sarebbe intervenuto in loro aiuto mentre l’aggressione era in corso.

I due hanno raccontato a èTV che solo una ragazza, che viaggiava da sola, avrebbe provato a fare qualcosa. Un ragazzo, invece, avrebbe lasciato i propri documenti per testimoniare in caso di necessità.

Per il resto, silenzio. “Gli uomini adulti presenti stavano al telefono e hanno completamente ignorato la situazione”, hanno denunciato.

Dopo il pugno e l’intervento dei carabinieri, sono partite le indagini per risalire all’identità dei giovani coinvolti. Romeo ha descritto il gruppo come composto da una decina di ragazzini, tutti vestiti in modo simile, con abiti scuri, canotta, pantaloncini corti e lo stesso taglio di capelli.

Al momento, secondo quanto riportato da èTV, i carabinieri stanno cercando di identificare il gruppetto responsabile dell’aggressione. Resta il racconto di due persone che stavano semplicemente tornando a casa dopo il lavoro e che, per l’espressione di genere e l’identità percepita di una di loro, si sono ritrovate bersaglio di insulti, minacce e violenza.

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