Come scritto giorni fa, il Roma Pride di sabato 20 giugno ha dovuto e saputo resistere a spray urticanti e volute provocazioni, costruite ad arte da chi sui social alimenta odio e disinformazione nei confronti della comunità LGBTQIA+. Oltre a Mario Adinolfi, scortato via dalla polizia, tra i carri e il popolo del Pride si è fatto largo tale Matteo William Ungaro, influencer pisano di 26 anni, vannacciano che sui propri due profili social da oltre 50.000 follower complessivi sostiene di fare ‘satira’ e di ‘condannare ogni forma di discriminazione‘, commercializzando t-shirt e cappellini con sopra scritto “White Lives Matter”. Per poi caricare reel di sconcertante violenza verbale. Tra i suoi follower, e i vari mi piace Instagram, spiccano i Gay Conservatori e Francesca Pascale.
Quando l’omobitransfobia prende forma sui social ed esonda nel mondo reale
Insieme a tal Arina Santini, che ha a sua volta altri 35.000 follower Instagram, Ungaro ha presenziato al Roma Pride con un cappello rainbow in testa, evidentemente per tacere agli occhi altrui il proprio reale interesse. Ovvero denigrare, attaccare, aizzare, realizzare video per far emergere il peggio della sfera social, scimmiottando quell’ex generale che dalla pubblicazione di un orrendo libro ha costruito un impero politico ed economico.
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Da piazza della Repubblica i due influencer si sono domandati: “Non vedo nessuna contromanifestazione della destra, com’è che noi non riusciamo a fare neanche una passeggiata in giro per Firenze senza che i cortei antifascisti invadano la città, e qui ogni anno fate sta carnevalata e nessuno vi dice niente? Ci avete onesramente rotto il cazz*, siete tanto democratici, tanto per il diritto di parola e di manifestare e poi quando manifestiamo noi venite sempre a rompere il cazz*. Dove cazz* è la manifestazione fascista?”.
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In un altro video Ungaro si fa riprendere davanti ad un carro su cui troneggiava la scritta “vogliamo il matrimonio egualitario“. Ma a suo dire “le unioni civili sono uguali se non meglio. Avete esattamente gli stessi diritti, anzi avete il vantaggio del non avere l’obbligo di fedeltà e lo scioglimento è più veloce. Resta il tema dei figli ma ricordiamoci che i figli non sono un diritto per nessuno, sono i bambini che hanno diritti. Diritto a una madre e ad un padre“.
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In un 3° reel Ungaro è silente, con alle sue spalle centinaia di manifestanti del Roma Pride e questa scritta in sovraimpressione: “No comment. Quasi mi dispiace. Persone abbandonate dal sistema. Indottrinate dal male“.
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In un 4° video Ungaro sostiene che “il Pride sia il modo peggiore per celebrare il diritto di amare chi si vuole. Praticamente c’erano uomini completamente nudi che giravano accanto ai bambini. Poi c’era il trenino con i bambini e le bandiere trans, praticamnte il trenino dei bambini trans. Vi state tirando la zappa sui piedi da soli, state smerd*ndo 50 anni di battaglie di gay che sono morti e hanno lottato per permettere a voi di fare quello che potete fare, mandando in merda completa e in gogna pubblica movimenti per diritti giustissimi di persone normali che amano semplicemente una persona dell’altro sesso. Siete ridicoli e onestamente vi state smerd*ndo da soli“.
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In un 5° video pubblicato dalla piazza Ungaro riprende il trenino delle Famiglie Arcobaleno, con i suoi minori all’interno, i suoi genitori e il vergognoso like di Francesca Pascale, parlando di un “cazz* di trenino dei bambini trans”, per poi pubblicare altri due video contro la CGIL e ancora una volta contro le persone transgender.
In totale, 7 reel dal Roma Pride nel giro di 24 ore complessivamente visti oltre 700.000 volte. Successivamente Ungaro, ossessionato dalla comunità LGBTQIA+ perché evidentemente l’odio genera contatti, ha pubblicato altri 3 video in cui ha spiegato perché a suo dire agli omosessuali non mancherebbero diritti fondamentali, sostenendo il suo rifiuto al matrimonio egualitario, ai figli e ad una legge contro l’omobitransfobia.
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In un altro video pubblicato una settimana fa Ungaro etichetta come ‘pedofili‘ i papà gay con figli: “Fate le vostre manifestazioni del caz*o ma non mettete i caz*o di bambini, e ora direte ‘è solo una rappresentazione perché noi vorremmo avere una famiglia’. No perché siete dei pedofili“.
Il 9 giugno, altro folle video: “Fate il Pride dei bambini, lezioni di erotismo. Fate schifo, siete tutti dei pedofili di mer*a, siete degli schifosi pedofili del caz*o che nascondete le vostre malattie mentali dietro questa stronz*ta LGBT. Fate schifo, siete delle merd* vi devono incarcerare tutti. Non vi dovete avvicinare ai bambini”.
Filmati di inaudita violenza verbale, che sia Instagram che Facebook (dove ha altri 10.000 follower) incredibilmente autorizzano senza alcun tipo di censura, consentendo a personaggi come Matteo Ungaro di macinare like, acquisire visibilità, fare soldi attraverso le visualizzazioni, alimentando un’ostilità che proprio durante il Roma Pride è per la prima volta esplosa con ripetuti attacchi con spray urticante a carri e manifestanti.
Colpiti, il caso ha voluto, gli amici e le amiche trans di Gender X e le famiglie arcobaleno, con i suoi bimbi a bordo del trenino fucsia.
“Il clima politico che stiamo vivendo in questi anni non fa che alimentare la cultura dell’odio e della discriminazione“, ha denunciato Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno. “Non si può escludere che alcune delle aggressioni siano riconducibili a un clima di ostilità alimentato dall’omolesbobitransfobia che continua a colpire le persone LGBTQIA+ nel nostro Paese“, ha rilanciato il Comitato Roma Pride. Di vero attacco squadrista ha parlato Gender X, a noi di Gay.it, denunciando un’azione mirata contro il proprio carro che ha colpito anche una bimba di appena 10 anni.
Grida in un silenzio tagliato a fette da inqualificabili personaggi che buttano benzina sul fuoco della discriminazione, con l’insostenibile avallo di quei colossi della Silicon Valley che dovrebbero vigilare, monitorando diffamanti reel che trasudano odio e alimentano una violenza che quotidianamente fuoriesce dal web per colpire persone reali, minori compresi, nella sconcertante indifferenza di una destra di governo che tace al cospetto di bambini attaccati con lo spray urticante in una pacifica manifestazione di piazza.
