Kety Andreoni, madre di Mirko Moriconi e vittima di femminicidio: chi era la donna uccisa a Camaiore

Non solo madre di Mirko Moriconi: una lavoratrice, un porto sicuro per il figlio e una vittima di femminicidio nel duplice omicidio di Camaiore.

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Kety Andreoni, chi era: mamma di Mirko e vittima di femminicidio
Kety Andreoni, chi era: mamma di Mirko e vittima di femminicidio
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Il suo nome, nelle prime ore dopo il duplice omicidio, è rimasto spesso sullo sfondo. Eppure Kety Andreoni non era solo “la madre di Mirko”. Era una donna, una lavoratrice, una presenza conosciuta tra Camaiore e la provincia di Pisa, una madre descritta come legatissima al figlio e, soprattutto, una vittima di femminicidio.

A scriverlo chiaramente è stata anche La 27esima Ora del Corriere della Sera, definendo l’assassinio di Mirko Moriconi e Kety Andreoni “un delitto patriarcale, un omicidio omotransfobico e un femminicidio insieme”. Una doppia chiave di lettura necessaria per non ridurre tutto a una generica “tragedia familiare”: Kety è stata uccisa dal marito, dentro una casa attraversata da conflitti, minacce, litigi e tensioni familiari esplose in una violenza estrema contro di lei e contro il figlio che aveva sempre difeso.

Mirko Moriconi e la madre Kety Andreoni
Mirko Moriconi e la madre Kety Andreoni

Kety Andreoni, chi era la madre di Mirko Moriconi

Kety Andreoni aveva 52 anni e viveva a Pieve di Camaiore, sulle colline della Versilia, insieme al marito Piero Moriconi e al figlio Mirko Moriconi, 24 anni.

Era originaria della provincia di Pisa e proveniva da una famiglia conosciuta tra Pontasserchio, nel comune di San Giuliano Terme, e Vecchiano. La notizia della sua morte ha provocato dolore non solo a Camaiore, ma anche nelle comunità pisane dove la famiglia Andreoni era nota.

A Camaiore lavorava come operatrice socio-sanitaria in una residenza per anziani vicino casa, la casa di riposo Santa Caterina. Chi la conosceva sul lavoro l’ha ricordata come una donna instancabile, capace di mettere cura, impegno e dedizione nell’assistenza agli anziani.

Una delle suore della struttura, arrivata dopo il delitto anche per recuperare Maya, il cane della famiglia, ha raccontato a La Repubblica: Siamo molto orgogliosi di Kety. Lavorava con noi da tanti anni. Era instancabile: ha messo sempre impegno e tanta cura per aiutare gli anziani, voleva aiutarli. Ed era orgogliosa del figlio, come ogni madre. Siamo riconoscenti per quello che ha fatto.

Il legame con Mirko: “La mia migliore amica, la mia forza”

Il rapporto tra Kety Andreoni e Mirko Moriconi emerge con forza dai social del ragazzo. Mirko, che nella sua vita artistica e online usava il nome Michelangelo Andreoni, aveva scelto proprio il cognome della madre. Un dettaglio che racconta molto del loro legame e, almeno simbolicamente, della distanza dal padre.

Nei post pubblicati negli anni, Mirko parlava di Kety come della sua “complice di vita”, della sua “migliore amica”, della sua “forza”. In un messaggio le scriveva: “Mamma, ti voglio bene”. In un altro parlava della “meraviglia di essere simili”.

Kety compariva spesso accanto a lui nelle foto e nei video. Lo incoraggiava quando cantava, lo applaudiva, commentava le sue interpretazioni, gli lasciava cuori e parole di affetto sui social. Mirko le aveva dedicato anche una canzone, intitolata semplicemente Mamma, uno degli ultimi segni pubblici del loro rapporto.

Secondo le ricostruzioni, il legame tra madre e figlio si era rafforzato soprattutto dopo il coming out di Mirko. Il ragazzo aveva raccontato pubblicamente di non sentirsi accettato dal padre, arrivando a scrivere, il 12 ottobre 2022: “È brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay”.

In quel dolore, Kety sarebbe stata il suo rifugio. Chi li conosceva li descrive come inseparabili: passeggiavano insieme nelle strade di campagna intorno alla casa, si confidavano, si sostenevano. Per Mirko, la madre era il luogo sicuro in cui tornare quando il clima familiare diventava insostenibile.

Una madre che lo aveva accettato e difeso

Kety e il rapporto con il figlio Mirko
Kety e il rapporto con il figlio Mirko

Dalle testimonianze raccolte dalla stampa, Kety Andreoni aveva accolto Mirko per quello che era. Quando il figlio aveva trovato il coraggio di parlare della propria omosessualità, la madre lo avrebbe sostenuto, mentre il padre non avrebbe mai accettato quella parte della sua vita.

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Secondo Massimiliano Bastianelli, uno degli amici più cari di Mirko, Kety era “una donna davvero eccezionale”, il “porto sicuro” del figlio. Era lei, racconta, a capirlo, a spingerlo a cercare amicizie, a trovare nella musica e nel canto uno spazio di libertà.

Mirko, secondo l’amico, sognava di andare via da quella casa e costruirsi una vita altrove insieme alla madre. Ma le possibilità economiche erano poche: lei lavorava nell’assistenza agli anziani, lui cercava lavoretti come lavapiatti, cameriere, cuoco, alternando il lavoro alla passione per la musica.

In casa, però, i litigi erano frequenti. I vicini hanno raccontato di urla, discussioni anche di notte, botte ai mobili, preoccupazioni tali da portare qualcuno a chiamare i soccorsi nei giorni precedenti al delitto. Kety, sempre secondo la ricostruzione di Repubblica, avrebbe più volte minacciato il marito di andarsene e lasciarlo da solo con il figlio. E proprio la sua scelta di prendere le difese di Mirko sarebbe stata uno dei punti di frizione con Piero Moriconi.

Le tensioni in casa e la versione di Piero Moriconi

La Nazione l’ha descritta come una donna “alta, eccentrica nel vestire quando esce, solare ed esuberante”, sempre più distante dal marito. Nel verbale d’interrogatorio riportato dal Corriere della Sera, Piero Moriconi ha sostenuto che la moglie fosse “nevrotica” e che lo picchiasse; una ricostruzione che resta la versione dell’uomo arrestato per il duplice omicidio. Sempre secondo il Corriere, Moriconi non avrebbe mai accettato l’omosessualità del figlio e, davanti alla pm, avrebbe detto: “Io ero ansioso perché mio figlio era gay”.

Il femminicidio di Kety Andreoni

Kety Andreoni è stata uccisa mercoledì 24 giugno 2026, nel cortile della casa di famiglia a Pieve di Camaiore. A sparare, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è stato il marito Piero Moriconi, 63 anni, muratore e carpentiere, con un fucile da caccia regolarmente detenuto.

Con lei è stato ucciso anche il figlio Mirko. Due colpi, uno contro il ragazzo e uno contro la madre. I corpi sono stati trovati a terra, nel giardino. Dopo gli spari, Moriconi avrebbe atteso l’arrivo dei carabinieri, in alcune ricostruzioni seduto su un muretto, in altre sul tetto della casa. Ai vicini e agli investigatori avrebbe detto frasi terribili, tra cui: “Mi sono liberato di loro” e “L’ho fatto perché andava fatto”.

Davanti alla pm Elena Leone, Moriconi avrebbe parlato di una lite per soldi, sostenendo che il figlio fosse ingestibile, violento, con problemi di alcol e droga. Ha accusato anche la moglie, sostenendo che lo minacciasse di lasciarlo solo con il figlio.

Sono parole che appartengono alla versione dell’uomo arrestato per il duplice omicidio. Una versione che gli amici di Mirko respingono con forza, parlando invece di un padre autoritario, minaccioso, incapace di accettare il figlio e di una madre che cercava di proteggerlo.

Proprio per questo, Kety non può essere ridotta a una presenza laterale. È stata uccisa dal marito in un contesto domestico segnato da tensioni, conflitti e rapporti di forza, mentre più testimonianze la descrivono come una madre che stava dalla parte del figlio e cercava di proteggerlo.

Raccontare Kety Andreoni significa anche restituirle un nome, una storia e una voce. Era una lavoratrice e una madre profondamente legata al figlio, che sui social l’aveva trasformata nel centro affettivo della propria vita. Ed era una donna la cui morte va chiamata con il suo nome: femminicidio.

Kety è stata la vittima di una violenza maschile che non può essere derubricata a raptus, lite familiare o tragedia privata. Una perdita che ha colpito Camaiore e anche le comunità pisane legate alla sua famiglia d’origine e che, insieme al figlio Mirko, sarà ricordata in diverse manifestazioni Pride e fiaccolate in tutta Italia.

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