Lorenzo Pezzotti è una figura molto nota nella scena LGBTQIA+ milanese, da anni volto e mente creativa del Botox Matinée, format di intrattenimento notturno queer che ha costruito nel tempo una reputazione consolidata nella movida meneghina. Dentro e fuori dal portone di via Plezzo 16, Pezzotti ha contribuito a costruire uno spazio frequentato da cantanti, figure della moda, volti noti della tv e di quella Milano che ama fare tardi senza troppi testimoni.
La sua carriera di performer e animatore ha attraversato decenni e continenti: da Ibiza a New York, passando per Berlino e Londra, fino a diventare il riferimento fisso delle notti queer milanesi. Un personaggio che conosce il microfono, le folle, e il peso delle parole in un contesto pubblico. O almeno, avrebbe dovuto.
Lorenzo Pezzotti: cosa è successo al Milano Pride 2026
Il 27 giugno 2026, durante la parata del Milano Pride che ha riunito circa 350mila persone nelle strade della città, Lorenzo Pezzotti era sul carro insieme alla cantante Elodie e alla sua compagna Franceska Nuredini.
Con il microfono in mano, ha deciso di rivolgere un attacco a Matteo Salvini: ha dichiarato che il ministro avrebbe avuto rapporti sessuali con alcune sue amiche trans nei bagni chimici durante una festa della birra a Ponte di Legno, citando anche Umberto Bossi come testimone di quella serata. Ha aggiunto di aspettare una smentita.
Usare le donne trans come arma: il nodo che Lorenzo Pezzotti ha eluso
Quello che Lorenzo Pezzotti ha messo in scena dal carro del Pride non era un atto politico, ma un meccanismo vecchissimo: usare le donne trans come strumento di vergogna.
Indicare un rapporto sessuale con una persona trans come qualcosa di cui un avversario dovrebbe “rendersi conto”, come un marchio da brandire contro di lui, significa trattare quelle donne come oggetti, non come persone.
E, soprattutto, significa riproporre, nel mezzo di una manifestazione per i diritti, lo stesso schema che la comunità combatte ogni giorno.
Non importa che il bersaglio fosse Salvini e che le intenzioni fossero “goliardiche”. Il risultato è uno solo: le donne trans sono state nominate come feticcio, come simbolo di scandalo, come arma contundente. E questa è transfobia. Anche quando viene da un alleato, alticcio (dalle sue stesse dichiarazioni) sopra un carro arcobaleno.
Il corpo delle donne trans non è un argomento da utilizzare in maniera becera.
Le scuse: a Salvini sì, alla comunità trans no
Dopo che la sua frase ha fatto il giro del web, Salvini ha risposto annunciando battaglia legale, e il giorno dopo Pezzotti ha fatto marcia indietro, incolpando caldo, stanchezza e bevande alcoliche.
Nelle sue storie Instagram ha dichiarato:
“Chiedo scusa a tutti. Non so se il sole o la stanchezza, ho detto una marea di cose senza senso. Chiedo scusa a Salvini. Questa doveva essere una festa, una manifestazione di libertà e di gioia. Non ho dato un ottimo esempio”.
Chiede scusa a Salvini, ma non alle donne trans e alla comunità che ha ridotto a oggetto sessuale davanti a 350mila persone.
Pezzotti si è scusato SOLO con chi poteva portarlo in tribunale.
La voce di Roberta Parigiani: le scuse alla persona sbagliata
Sulla vicenda è intervenuta Roberta Parigiani, che sui social ha sintetizzato con chiarezza il punto che molti hanno sollevato: non è in discussione il diritto di attaccare Salvini sul piano politico, ma il modo in cui Pezzotti lo ha fatto, scegliendo come strumento le donne trans.
Parigiani ha scritto:
“La scenetta squallida la abbiamo vista tuttə: il performer di uno dei carri del Pride di Milano ad un certo punto decide di indirizzare un attacco politico a Salvini. Nulla di nuovo o di strano. Peccato che per farlo, anziché andare sul merito politico, usa e si fa scudo delle persone trans: attacca Salvini non per la politica, ma perché faceva i p****ni alle trans”.
E poi, sulle scuse:
“Mica con le persone trans, utilizzate come marchio di infamia. Mica con le donne trans, nominate solo come oggetto sessuale per screditare l’avversario”.
Parigiani ha messo il dito esattamente dove fa male. Le scuse di Pezzotti, nella loro forma attuale, restano un atto di autodifesa legale, non un gesto di responsabilità verso la comunità.
Tra i commenti sotto il post di Roberta Parigiani, ne segnalo alcuni che meritano attenzione:
“Oltre a fare il gioco di chi apparentemente vorresti colpire, ti riveli semplicemente figlio di questo tempo, il tempo dell’IO anziché del NOI, che serpeggia anche dentro l’attivismo e gli attivismi, nessuno escluso. Solidarietà alle persone trans, bersaglio più o meno conscio di questo squallore”.
“Questa persona non fa parte della mia comunità. utilizzare i corpi delle sorelle trans, oggettificandole, non è il nostro modo di fare lotta, anzi, non dovrebbe essere il modo di nessuno! aspettiamo le scuse dovute alle nostre sorelle trans”.
Il contesto non assolve, e il Pride non è zona franca
Nella miriade di reazioni social, anche l’influencer Salvatore Cacciatore ha sottolineato che le scuse andavano fatte all’intera comunità, alle donne trans indicate di nuovo come oggetto del desiderio e del feticcio di uomini repressi, e che le ripercussioni sull’intera comunità sono state significative.
Pezzotti ha costruito la sua carriera dentro spazi queer, ha condiviso palchi con persone trans, ha beneficiato di una scena che quelle stesse persone hanno contribuito a costruire. Questo non gli dà immunità, anzi gli dà una maggiore responsabilità.
Chi ha un microfono in mano davanti a 350mila persone, in uno spazio politico come il Pride, non può permettersi di ridurre l’identità trans a un insulto da scagliare contro il nemico.
Il Pride non è una zona franca dove tutto è permesso in nome dell’opposizione politica. È, o dovrebbe essere, uno spazio in cui ogni parte della comunità viene trattata con dignità.
Le scuse a Salvini potranno anche servire a chiudere una vicenda giudiziaria. Le scuse alla comunità trans, quelle che ancora non sono arrivate, servirebbero a qualcosa di più importante: ricordare perché il Pride esiste.
Pezzotti si scusa dopo le frasi al Pride; Salvini minaccia denuncia. Roberta Parigiani: anche noi attendiamo scuse. Cosa è successo davvero? https://t.co/waR8f9edOx
— Gay.it (@gayit) June 29, 2026

