Il fumettista, tatuatore e attivista Federico Pace ha denunciato di essere stato aggredito nella serata di martedì 30 giugno al Pigneto, quartiere di Roma. Secondo quanto raccontato dallo stesso artista nelle sue Stories Instagram e rilanciato anche dal partito politico Possibile, tre persone lo avrebbero prima insultato con frasi omofobe e poi colpito fisicamente, fino a provocargli la frattura del naso.

L’aggressione al Pigneto e il racconto di Federico Pace

Dalle Stories di Federico Pace
Dalle Stories di Federico Pace

A rendere pubblico l’episodio è stato lo stesso Federico Pace, che ha deciso di raccontare quanto accaduto attraverso i propri canali social. In una Story condivisa dopo l’aggressione, il fumettista ha scritto: “Dato quello che è successo ieri sera, e data la mia voglia di esporre quegli str*nzi, rendi pubblica questa storia: tre bastardi mi hanno accerchiato, chiamandomi fr*cio, a Pigneto (Roma) mi hanno fratturato il naso e lasciato agonizzante IN UNA POZZANGHERA”.

Quella descritta da Pace è stata un’aggressione con una chiara componente omofoba. Il ragazzo ha raccontato di essere stato circondato, insultato e poi colpito, fino a riportare la frattura del naso. Secondo il post diffuso da Possibile, dopo l’aggressione sarebbe stato soccorso da due ragazze di passaggio.

Nelle Stories successive, l’artista ha mostrato anche gli abiti che indossava quella sera, aggiungendo: “Questi sono i vestiti che indossavo ieri. Quel fango perché gli aggressori mi hanno lasciato a marcire in una pozzanghera. E il sangue sulla maglia. Non ho parole”. In un’altra immagine, accompagnata dalla scritta “The result”, mostra le conseguenze dell’aggressione sul viso.

“Se pensano di avermi rovinato il festival, si sbagliano”

Nonostante la violenza subita, Federico Pace ha voluto chiarire che l’aggressione non fermerà la sua presenza pubblica né gli eventi già programmati. In una successiva Story condivisa su Instagram, l’artista ha scritto: “Se queste persone pensano di avermi rovinato il festival, si sbagliano di grosso. Io domani sarò qui a PARLARE anche delle violenze che la mia comunità subisce ogni giorno. Ci aspetto, facciamoci sentire”.

Accanto al testo, Pace ha rilanciato l’appuntamento previsto per giovedì 2 luglio in via Pesaro, a Roma, nell’ambito di “Matite fuori dai cardini”. L’incontro ha visto il fumettista dialogare con Collettiva Trans Dissidente e Giorgia Sallusti.

Il post di Possibile: “L’odio seminato da una certa componente politica ha messo radici”

Il post di Possibile su Instagram
Il post di Possibile su Instagram

Sulla vicenda è intervenuto anche il partito politico Possibile, che ha rilanciato l’aggressione e l’ha inserita in un quadro più ampio di violenze e intimidazioni ai danni della comunità LGBTQIA+. Nel post si legge: “La sera di martedì 30 giugno, al Pigneto (Roma), il fumettista e attivista Federico Pace è stato aggredito prima verbalmente e poi fisicamente da tre omofobi. L’artista è stato lasciato agonizzante in una pozzanghera con il setto nasale rotto e soccorso poi da due ragazze di passaggio”.

Il partito collega poi l’episodio al clima politico e culturale degli ultimi mesi: “Arriviamo da un mese, quello del Pride, in cui abbiamo letto di continue aggressioni di stampo omobilesbotransfobico, a partire da quanto accaduto a Reggio Emilia a Campo di Marte sino al terribile duplice omicidio a Camaiore, tutte notizie che stanno lentamente scomparendo senza nemmeno averci realmente fatto fermare e dire: ‘Cosa stiamo facendo?’”.

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Nel passaggio più politico del post, Possibile aggiunge: “Non possiamo più far finta che l’odio seminato da una certa componente politica non abbia messo radici nella nostra società, dobbiamo combattere per sradicarlo. Siamo e saremo sempre accanto allə compagnə della comunità LGBTQIA+, nel lottare, nel rivendicare diritti e nel chiedere una società giusta. I diritti trans sono diritti umani e questo va ribadito sempre più forte”.

Chi è Federico Pace: fumettista, tatuatore e attivista trans

Federico Pace, foto IG
Federico Pace, foto IG

Federico Pace è un fumettista, tatuatore e attivista trans. In una precedente intervista a Leggo.it del maggio 2025, realizzata in occasione della Giornata internazionale contro l’omobitransfobia, aveva raccontato il proprio percorso personale e di transizione. “Non sapevo esattamente chi ero, ma già all’asilo ero consapevole di quello che non ero: una bambina”, aveva dichiarato.

Calabrese, trasferito a Roma da molti anni, Pace aveva spiegato di aver compreso progressivamente la propria identità anche in un contesto in cui mancavano informazioni e riferimenti. “Vengo da un paese di duemila anime, c’era zero informazione in giro”, aveva raccontato, ricordando di aver cercato risposte anche online.

Nella stessa intervista, Federico Pace aveva parlato del coming out fatto a 15 anni e del ruolo della sua famiglia: “I miei genitori non erano tanto spaventati dall’idea, quanto spaesati. Non avevano un termine di paragone, un confronto. Facevano dei casini, poi però io volevo un binder e loro me ne compravano tre. Non mi hanno mai ostacolato”.

A 23 anni ha iniziato il percorso di affermazione di genere, tra terapia ormonale, operazioni e rettifica dei documenti. Proprio sulla burocrazia aveva usato parole molto nette: “Non avere i documenti rettificati era come camminare col freno a mano alzato: non puoi fare niente”. Una condizione che, come raccontato da molte persone trans, incide sulla vita quotidiana, dai viaggi alla palestra, fino a ogni situazione in cui viene richiesto un documento.

“Insieme siamo meno soli”: il lavoro di Federico Pace sulla visibilità trans

L’esperienza personale di Federico Pace è diventata anche racconto artistico e politico. Con la graphic novel “Fioritura lenta”, edita da ComicOut, l’autore ha scelto di portare al centro le vite dei ragazzi trans e il bisogno di riconoscimento, supporto e rappresentazione.

“Voglio puntare un faro sui ragazzi transgender, che sono una realtà ancora poco vista, poco calcolata”, aveva spiegato. Pace aveva raccontato anche il desiderio di costruire una rete di sostegno tra persone trans, soprattutto tra chi affronta interventi, burocrazia e solitudine.

Una visibilità che, alla luce dell’aggressione denunciata al Pigneto, assume un significato ancora più netto. La decisione di presentarsi comunque agli eventi programmati e di parlare pubblicamente delle violenze subite dalla comunità trans e queer trasforma la denuncia personale in un atto politico importante.

 

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