L’AIDS non è ancora stato debellato, ma grazie ai progressi della medicina, le persone con hiv possono oggi vivere una vita normale. All’ospedale Murri di Fermo ci sono circa 400 pazienti in cura, come spiega Francesca Siquini, dirigente del reparto di malattie infettive, al Resto del Carlino. I farmaci attuali riescono a bloccare la replicazione del virus HIV (c’è stata persino una sentenza a riguardo), arrestando così la progressione della malattia e prevenendo i danni nel corpo. Questo ha portato a un miglioramento significativo dell’aspettativa di vita, che è ormai quasi pari a quella delle persone non infette. Una cosa fondamentale, va ricordato, è assumere bene la terapia (leggi qui).
A tal proposito, l’assunzione dei farmaci è sempre più semplice e meno impattante nella vita delle persone. Una delle innovazioni più recenti è la long-acting therapy (terapia a lunga durata d’azione), spiega la dottoressa Siquini, che prevede la somministrazione di farmaci per via iniettiva ogni due mesi. Questo metodo riduce la necessità di prendere pillole quotidiane, migliorando l’aderenza al trattamento e la qualità della vita dei pazienti. La terapia a lunga durata è già consolidata in molti paesi e rappresenta un passo avanti notevole nella gestione della malattia.
È importante sottolineare che le persone che seguono correttamente la terapia, e hanno il virus non rilevabile nel sangue, per almeno sei mesi non trasmettono l’infezione, neanche attraverso rapporti sessuali non protetti. È il principio U = U.
Cosa significa U=U (Undetectable=Untransmittable)
Undetectable = Untransmittable significa letteralmente Non rilevabile=Non trasmissibile. Quindi, se una persona è Hiv positiva ed assume correttamente farmaci antiretrovirali efficaci, il virus non è rilevabile nel sangue, poiché è contenuto e bloccato dalla terapia. In pratica, è come se non ci fosse. Per questo, la persona non è in grado di trasmettere il virus, sebbene il virus sia nel suo corpo.
La diagnosi: l’importanza di proteggersi e di fare il test
La vera sfida resta tuttavia la diagnosi precoce: molte persone non sanno di essere infette perché non fanno i test. Non sono infatti rassicuranti i dati relativi al 2023, nuove diagnosi, troppo tardive, e ancora troppi morti di AIDS. Sono infatti proprio le diagnosi tardive le maggiori fonti di nuove infezioni, spesso causate da rapporti sessuali non protetti, sia eterosessuali sia omosessuali.
