Al concerto di Olivia Rodrigo si sta meglio (e noi c’eravamo)

La popstar ha fatto tappa a Bologna con il suo GUTS Tour: ve lo racconta unə fan trentenne.

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@oliviarodrigo
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Lə fan di Olivia Rodrigo lə riconosci al volo: la scorsa Domenica, 9 Giugno, presso l’Unipol Arena di Bologna – unica tappa italiana del suo GUTS World Tour – seguivo una fila chilometrica circondata da giovanissime ragazze con treccine, brillantini sul viso, ali di farfalla, crop-top, mini skirt accompagnate da stivaletti, calze a rete, fasce e coroncine da prom queen. Tutte vestite come fossero uscite da un teen movie del 1995: non è Casalecchio di Reno, ma Clueless versione gen Z. Nella ‘girlhood’ si mescolano anche coetanei, uomini gay che non vanno più a scuola da un pezzo, e genitori che non capiscono l’emozione delle figlie, ma scelgono di accompagnarle in religioso silenzio.

Quando Olivia Rodrigo – 21 anni appena compiuti e 13 nomination ai Grammy (3 vinte) – entra sul palco, realizzo due cose:

1) prima di dire che “l’impianto del suono è buono”, dovreste testarlo sotto le grida di oltre tremila adolescenti.

2) ho trent’anni.

 

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L’entusiasmo è condiviso, ma le mie corde vocali cedono prima e le orecchie mi fischiano. Non vi sto dicendo che sono vecchia, solo che una parte di me vorrebbe sentirla cantare ma sento solo la voce delle ragazze intorno a me. A quel punto hai due scelte: contare le lancette della morte o partecipare anche tu, e per fortuna io ho scelto la seconda. Se sei cresciutə a pane e Disney Channel, Olivia Rodrigo ti restituisce la stessa energia Y2K ma con un twist: nell’eterna odissea delle popstar che vuole le ‘ragazze della porta accanto’ convertirsi in ‘bad girl’, lei è già entrambe. È adorabile, dolce, e determinata a farti passare la migliore serata della tua vita. È come un film di John Hughes se a raccontarlo non ci fosse uomo trentaquattrenne, ma una delle sue protagoniste. Solo che Olivia Rodrigo è più Courtney Love che Molly Ringwald: mentre vola sopra una luna gigante, dentro un cielo stellato che sembra uscito da Bear nella Casa Blu, ci sta cantando Logical, canzone su un master manipulator molto più grande di lei che le fa gaslighting e non riesce nemmeno a venire (‘can’t take a joke, can’t get you off!’). In obsessed si spalma sul palco con la faccia spiritata e calze sdrucite. In all american b*tch si prende gioco dei cliché della brava ragazza americana e invita chiunque a sbraitare insieme a lei fino a sputare le budella. Mesi fa alla tappa di St.Louis in Missouri – stato dove il ricorso all’interruzione di gravidanza è attualmente vietato – distribuì a tutto il pubblico presente due scatole gratuite del contraccettivo d’emergenza, Julie (che negli Stati Uniti costa almeno cinquanta dollari), condom, e biglietti con QR code per ricevere informazioni sulle modalità d’aborto disponibili nel proprio Stato, e sapere a chi rivolgersi per assistenza medica o psicologica.

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Se esiste qualcosa come l’energia femminile, potete trovarla qui: sul palco, dallə componenti della band al corpo di ballo, non c’è nemmeno l’ombra di un maschio cisgender. Intorno a me le ragazze si abbracciano con gli occhi lucidi, inscenano balletti insieme sotto i flash dello smartphone, impazziscono appena indossa un top con scritto ‘CIAO BELLA!‘. C’è chi viene dall’oltreoceano, chi ha preso un treno dalla Sicilia, chi guarda da casa su FaceTime grazie al telefono dell’amica. La musica di Olivia Rodrigo ha il sapore caotico e vulnerabile dei primi vent’anni, ma le ‘altre ragazze’ non sono mai il nemico: anche quando ti sembrano più sexy e intelligenti di te, il commento più crudele Olivia lo riserva sempre a sé stessa. Non è sorellanza, quanto consapevolezza che sparare merda sulle altre donne non riparerà le tue insicurezze. Il suo non è solo un bel concerto, ma soprattutto un bel fenomeno: tutte queste ragazzine non sono qui riunite per guardare la boy band che le fa battere il cuore o l’ennesimo rapper italiano con i testi misogini, ma una ragazza come loro che sembra capirle davvero. Fossi al posto loro, urlerei ancora più forte.

© Riproduzione riservata.

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