“Al New York Times la transfobia è imposta dall’alto”: l’accusa di Billie Jean Sweeney

Transfobia normalizzata dai vertici. Narrazioni ostili alle cure affermative. L'accusa di una ex editor del NYT: "Ignoravano deliberatamente tutti i report scientifici".

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Billie Jean Sweeney, ex editor del New York Times, donna trans: l'accusa di transfobia scagliata contro il più influente quotidiano liberal al mondo è arrivata in un'intervista pubblicata su Trans.News.Network.
Billie Jean Sweeney, ex editor del New York Times, donna trans: l'accusa di transfobia scagliata contro il più influente quotidiano liberal al mondo è arrivata in un'intervista pubblicata su Trans.News.Network.
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Un’ex editor del New York Times rompe il silenzio e accusa apertamente il quotidiano più influente al mondo di aver promosso, dall’interno, una svolta editoriale ostile alle persone transgender. A parlare è Billie Jean Sweeney, giornalista con oltre vent’anni di carriera e undici passati al NYT, oggi in pensione, che in una lunga intervvista a Trans News Network ricostruisce quello che definisce un vero e proprio cambio di linea “deciso dall’alto”.

L’intervista costituisce uno stimolo ad osservare con senso critico una certa area liberale solitamente progressista sui diritti civili, molto influente nei media occidentali, che sovente negli ultimi anni ha avvallato la crescente transfobia che ha ispirato provvedimenti esecutivi repressivi in USA, Gran Bretagna e Italia, paesi liberal-democratici nei quali, come noto, i governi hanno attuato politiche ostili alle cure mediche per l’affermazione di genere di giovani persone trans.

Secondo Sweeney, la svolta sarebbe iniziata nel 2022 con l’insediamento del nuovo vertice editoriale, guidato dall’editore A.G. Sulzberger, dall’executive editor Joe Kahn e dalla managing editor Carolyn Ryan. Da quel momento, sostiene, il giornale avrebbe avviato una copertura “sistematica e coordinata” sui temi trans, in particolare su sanità e adolescenza, orientata a mettere in discussione le cure affermative e a legittimare narrazioni conservatrici e fuorvianti.

Il potere di A.G. Sulzberger, Joe Kahn e Carolyn Ryan si consolida tra il 2018 e il 2022. Sulzberger, diventato publisher nel 2018, accentra progressivamente il controllo editoriale. Nel 2022 nomina Joe Kahn executive editor e rafforza il ruolo di Carolyn Ryan come managing editor. Da allora il terzetto di manager editoriali decide linea politica, priorità tematiche e gestione delle redazioni. I tre avrebbero anche ridotto l’autonomia dei desk (per capirci: delle redazioni tematiche ndr) e avrebbero concentrato le scelte più sensibili ai vertici, come sottolineato dal magazine queer americano Them, solitamente molto vicino al NYT.

Billie Jean Sweneey racconta di direttive impartite direttamente dal top management, del progressivo isolamento delle voci critiche interne e dell’assenza strutturale di giornalisti trans nella redazione news. I tentativi di opposizione, lettere all’editore, riunioni interne, prese di posizione pubbliche di centinaia di collaboratori, sarebbero stati neutralizzati o ignorati. Emblematico, secondo Sweeney, il caso della copertura dello studio inglese che getta ombre sui farmaci bloccanti (il famoso Cass Review del 2024 ndr), affidata alla scrivania scientifica e presentata come prova di una presunta “retromarcia europea” sulle cure per minori trans, ignorando però studi e report contrari pubblicati in Francia, Germania, Austria e Svizzera. Anche in Italia di recente la comunità scientifica ha preso le distanze dal Ddl Roccella che vorrebbe schedare le singole persone trans che accedono alle cure.

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Alcuni passaggi dell’intervista:

  • “Quello che è accaduto è stato un cambiamento deciso dall’alto. Le direttive di attaccare apertamente le persone trans arrivavano direttamente dai vertici dell’organizzazione”
  • “Con la nuova direzione, il giornale ha iniziato a promuovere in modo sistematico disinformazione e a legittimare pregiudizi contro le persone trans”
  • “Ignoravano deliberatamente tutti i report scientifici che contraddicevano la narrazione del Cass Review. Era una scelta editoriale, non una distrazione”
  • “Pensavano che non ci sarebbe stato alcun costo per questa linea editoriale. E avevano ragione: nessun costo per loro, solo per le persone trans, soprattutto per i giovani”

L’intervista descrive anche un clima interno sempre più chiuso al dissenso, con nuove regole che avrebbero di fatto impedito il confronto critico persino nei canali interni, e una gestione editoriale che, secondo quanto riferito da Sweeney, avrebbe contribuito a “normalizzare” l’ostilità anti-trans nel dibattito pubblico.

Per l’ex editor, il danno principale non riguarda solo le persone trans, ma il ruolo stesso del giornalismo:

“Quando è il New York Times a diffondere certe narrazioni, la disinformazione diventa mainstream”.

Them, nel rilanciare le accuse di Sweneey, spiega:

“Il Times ha ricevuto due lettere aperte nel febbraio 2023, in cui centinaia di firmatari, tra cui oltre 200 collaboratori del Times, ne hanno condannato la copertura anti-trans. Giorni dopo, la pubblicazione ha risposto pubblicando una difesa dell’autrice di Harry Potter e una nota transfobica J.K. Rowling”

L’intervista, rilanciata da LGBTQ Nation, è stata pubblicata su Trans.News.Network. Come Gay.it non siamo in grado di confermare l’accusa che Sweeney lancia contro il New York Times. E per dovere di memoria è doveroso riportare, contestualmente alla segnalazione contenuta in questa pagina, un recente articolo del New York Times, che qui su Gay.it avevamo rilanciato, nel quale si apprezza la testimonianza di un giornalista che ha trascorso un anno a rispondere alle chiamate di giovani persone trans e delle loro famiglie: “Per un anno ho ascoltato i bambini trans che rischiano il suicidio e vi racconto tutto”.

© Riproduzione riservata.

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