A volte basterebbe chiedere scusa, ma nell’Italia di oggi, e soprattutto nel mondo della politica, è molto più facile indossare gli abiti della vittima. Ne sa qualcosa Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle ieri finito nella bufera per aver gratuitamente attaccato il Pride, proprio nel 50esimo anniversario della prima parata e a 51 anni dai moti di Stonewall.

Travolto dalle polemiche politiche e duramente contestato dal movimento LGBT, Di Battista ha oggi così replicato, con un lungo post in cui ha snocciolato tutte le proprie ‘controverse’ prese di posizioni, puntualmente criticate.

“Se osi criticare determinate volgari esibizioni durante i Gay Pride perché le ritieni controproducenti al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero il conseguimento di sacrosanti diritti, ti danno dell’omofobo”, ha scritto Di Battista, per poi proseguire con un lunghissimo e stucchevole elenco, tra Afghanistan e IMU, Gheddafi e palestinesi, Montanelli e autostrade, fino alla chiusura polemica, da povero incompreso.

Se ragioni con la tua testa senza sottometterti al pensiero unico sei un pericolo pubblico e orde di neo-perbenisti sono pronti a picchiarti con manganelli mediatici intrisi di conformismo. Nell’era del “politicamente corretto” più che una determinata presa di posizione è grave che qualcuno ancora osi prendere posizione. Chi prende posizione e lo fa in modo netto è un nemico dell’establishment che ci vorrebbe tutti succubi del pensiero dominante, quello concepito nei CDA di qualche banca privata o nelle redazioni di giornali sempre meno letti. Chi non abbassa la testa sa a cosa va incontro: ad una sistematica vivisezione di ogni ragionamento, di ogni discorso, di ogni articolo con l’obiettivo di trovare l’errore o la frase da strumentalizzare per farti apparire quel che non sei. Se non state attenti i media vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori diceva Malcolm X. Io, grazie a Dio, non mi sono stancato di prendere posizione. Sono consapevole che farlo ti crea tanti nemici e che adeguarsi al politicamente corretto ti faccia vivere più tranquillamente. Ma preferisco guardarmi allo specchio ed esser suddito dell’unica dittatura che accetto, quella della mia coscienza.

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E invece a volte, caro Di Battista, sarebbe consigliabile utilizzare quello specchio per guardarsi e serenamente ammettere che sì, “ho detto una stronzata”. Senza scomodare Malcolm X, possibilmente.

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