Alicia Vikander è una delle attrici più versatili e sorprendenti della sua generazione. Premio Oscar nel 2016 per la sua interpretazione in The Danish Girl, film che raccontava la storia dell’artista danese Lili Elbe, pioniera nella transizione di genere, l’attrice svedese torna oggi a riflettere sul valore e sui limiti di quell’esperienza cinematografica. In una recente intervista concessa a Vogue, Vikander ha parlato non solo del suo debutto teatrale londinese, ma anche dell’impatto e delle controversie legate a quel film che la consacrò a livello internazionale.
Un tema centrale che emerge dalle sue parole riguarda proprio la rappresentazione delle persone transgender al cinema, e come, a distanza di dieci anni dall’uscita della pellicola, lo scenario sia profondamente cambiato.

In questo articolo
- 1 Alicia Vikander e The Danish Girl, il film che le ha cambiato la carriera
- 2 L’attrice: “Sembra già datato, ed è un bene”
- 3 L’eredità della pellicola
- 4 Il contesto personale di Alicia Vikander
- 5 Rappresentazione trans al cinema: cosa è cambiato dopo The Danish Girl
- 6 Alicia Vikander oggi: tra palcoscenico e impegno
Alicia Vikander e The Danish Girl, il film che le ha cambiato la carriera
Nel 2015, Alicia Vikander interpretò Gerda Wegener, pittrice e moglie di Lili Elbe (interpretata da Eddie Redmayne). Il film, diretto da Tom Hooper, si ispirava liberamente al romanzo di David Ebershoff e raccontava il percorso di Lili, prima persona al mondo a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale e a essere identificata come donna transessuale.
Il ruolo valse a Vikander l’Oscar come miglior attrice non protagonista, mentre Eddie Redmayne ottenne una nomination come miglior attore protagonista. Ma, se da un lato il film ottenne riconoscimenti e incassi, dall’altro scatenò polemiche che oggi risultano ancora più evidenti: la scelta di affidare il ruolo di una donna trans a un attore cisgender fu oggetto di forti critiche da parte della comunità LGBTQIA+ e di molti attivisti.
L’attrice: “Sembra già datato, ed è un bene”
Ripensando oggi a quel momento, Vikander non si tira indietro nel riconoscere i limiti di quel progetto: “Sono la prima a dire che The Danish Girl sembra già estremamente datato, il che penso sia una buona cosa”, ha dichiarato nel corso dell’intervista.
Un’affermazione che non sminuisce l’esperienza vissuta, ma che mette in luce quanto in poco tempo sia cambiata la sensibilità culturale e politica attorno alla rappresentazione delle identità trans. Oggi, film e serie TV cercano sempre di più di coinvolgere attori e attrici transgender nei ruoli che parlano delle loro esperienze, superando una logica di appropriazione che fino a pochi anni fa sembrava ancora “normale”.
Secondo Vikander, però, il valore del film fu quello di aprire uno spazio di dialogo:
“All’epoca è stato un punto di svolta, perché ha reso il tema delle vite transgender almeno discusso. Spero che in un certo senso mi abbia aperto gli occhi e abbia aperto la strada all’arte per coprire questi temi”.
L’eredità della pellicola

Credit: Focus Features
Il dibattito su The Danish Girl è emblematico del percorso che Hollywood (e non solo) sta compiendo verso una rappresentazione più autentica delle persone LGBTQIA+. Se nel 2015 quel film appariva come una produzione coraggiosa e progressista, oggi le critiche evidenziano i suoi limiti: il rischio di rafforzare stereotipi e di escludere attori trans dalle grandi produzioni.
Eppure, nonostante queste criticità, l’opera ha avuto il merito di portare per la prima volta a un pubblico mainstream la storia di Lili Elbe, una figura pionieristica spesso dimenticata. Alicia Vikander, con la sua interpretazione intensa e delicata, contribuì a umanizzare non solo il personaggio di Gerda, ma anche la relazione profonda che legava le due protagoniste.
E se oggi quel film appare “datato”, come dice Vikander, è perché la società ha fatto passi avanti. Ed è proprio questo il segnale che, forse, The Danish Girl ha davvero contribuito ad aprire una strada, preparando il terreno a una narrazione più autentica e inclusiva delle vite trans e queer.
Il contesto personale di Alicia Vikander
Non è un dettaglio marginale che la stessa Vikander abbia un legame familiare con questi temi. Suo padre, psichiatra in Svezia, fornisce consulenza proprio nell’ambito della chirurgia di riassegnazione di genere. Un elemento che rende le sue riflessioni ancora più significative, perché intrecciano vita privata e professione.
L’attrice ammette anche che la vittoria dell’Oscar, arrivata a soli 27 anni, fu difficile da metabolizzare: “È andato tutto così veloce. Non ho avuto tempo per riflettere su ciò che stava accadendo. È stato un momento che probabilmente mi ci sono voluti anni per capire”.
Oggi, con più consapevolezza, Vikander riconosce che The Danish Girl non fu un traguardo definitivo, ma l’inizio di un percorso.
Rappresentazione trans al cinema: cosa è cambiato dopo The Danish Girl
Dal 2015 a oggi, la rappresentazione delle persone trans sullo schermo ha fatto passi avanti importanti. Serie come Pose e Transparent hanno contribuito a dare spazio e voce a interpreti trans, ridefinendo lo standard di autenticità. Film come A Fantastic Woman di Sebastián Lelio, che ha visto protagonista l’attrice trans Daniela Vega, hanno dimostrato come sia possibile raccontare storie universali attraverso interpreti che vivono realmente quelle esperienze.
Le parole di Vikander, dunque, non vanno lette come una condanna al film, ma come una presa di coscienza di un’industria cinematografica e televisiva in evoluzione, capace di rivedere criticamente il passato per costruire un futuro più inclusivo.
Alicia Vikander oggi: tra palcoscenico e impegno
Oltre a riflettere sul suo passato, Alicia Vikander si prepara a nuove sfide artistiche. Il suo debutto teatrale a Londra con La donna del mare di Ibsen rappresenta per lei un ritorno alle origini, influenzato anche dalla figura della madre, attrice teatrale scomparsa nel 2022.
Un percorso che intreccia sempre vita personale e professionale: dalla maternità condivisa con Michael Fassbender, alla scelta di progetti che esplorano linguaggi diversi, fino all’attenzione per temi sociali e culturali che restano centrali nel dibattito contemporaneo.
